28 Agosto Ago 2018 1900 28 agosto 2018

Chi è il Michele Riondino, padrino del Festival di Venezia 2018

Dopo Alessandro Borghi, tocca ancora a un uomo: attore de Il Giovane Favoloso e Acciaio, impegnato come attivista nella sua Taranto, non crede nelle quote rosa.

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Padrino Festival Venezia 2018 Michele Riondino

Anche quest'anno c'è un uomo a indossare i panni di padrino del Festival del Cinema di Venezia al via il 29 agosto. Dopo Alessandro Borghi, è la volta dell'attore Michele Riondino (qui la nostra intervista nel 2017), che alla Biennale ha detto di sentirsi un po' come a casa. «Ci sono arrivato prima come spettatore, in tenera età, da studente di teatro, proprio per ammirare il cinema i grandi attori e registi», ha detto all'Ansa alla vigilia del primo giorno di Festival, «poi molte volte come attore, e ora come padrino, o madrino, come volete, per la serata di apertura e chiusura, un'esperienza unica. Io sono cresciuto grazie alla Mostra e ai suoi film». Una nuova sfida, la sua, che si affianca a quella che sta per affrontare a teatro, nei panni del demone Woland nell'allestimento di Il maestro e Margherita di Bulgakov, con cui sarà in tournée e sul set, per Un'avventura, musical diretto da Marco Danieli, con Laura Chiatti e le canzoni di Lucio Battisti e Mogol come colonna sonora.

IL CINEMA E L'ATTIVISMO

Classe 1979, di Taranto, dopo aver studiato all'Accademia di Arte Drammatica di Roma ha esordito nella fiction Distretto di polizia. Poi il grande salto: lavorato con registi del calibro di Marco Bellocchio, i fratelli Taviani, Mario Martone, Matteo Rovere e Daniele Vicari. Tra i tanti suoi film al Lido di Venezia ci sono Dieci inverni, Noi Credevamo, Il Giovane favoloso, Bella addormentata, Acciaio, La ragazza del mondo. Recitazione a parte, Riondino è impegnato a Taranto, la sua città, nel 'Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti': dal 2012 è il direttore artistico del concerto del Primo maggio di Taranto insieme a Roy Paci e Diodato.

IL RUOLO DI PADRINO

Del suo ruolo come padrino ha detto: «Lo porto avanti con orgoglio, sento di poter rappresentare la Mostra in maniera seria, cercherò di non deludere. Nel testo che ho scritto celebrerò il mio mestiere e quello che rappresenta per me, come artista e come uomo. Ma parlerò anche del grande potere del cinema, del suo saper andare oltre i pregiudizi, della sua capacità di aiutare a comprendere senza giudicare». Tra i film in concorso che lo incuriosiscono di più ci sono Il primo uomo di Chazelle, il remake di Suspiria diretto da Luca Guadagnino, e Roma di Cuaron.

LA QUESTIONE DELLE QUOTE ROSA

E sulla polemica cresciuta nelle ultime settimane per le poche registe donne nella selezione ha detto di trovare «svilente parlare di quote rosa»: Il problema c'è ma va affrontato in maniera più seria e generale. Bisogna chiedersi perché sono ancora così poche le donne non solo registe ma anche negli altri mestieri del set».

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