Femminismo

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27 Luglio Lug 2018 0827 27 luglio 2018

Le 10 serie tivù femministe da recuperare su Netflix

Orange is the new Black ha aperto la strada. Sempre più show raccontano il mondo delle donne. Da She's Gotta Have it a Godless, ecco quelli che vi consigliamo. 

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Serie Tv Netflix Femminismo

Dopo un 2017 dominato da serie tivù femministe e da tante, importanti, storie di donne, ormai Orange is The New Black non è più una sorpresa, né un caso isolato. Alla sua sesta stagione, la serie cult di Netflix creata da Jenji Kohan torna il 27 luglio con le detenute più pazze e amate della televisione, che in tutti questi anni – seppur tra alti e bassi – ci hanno divertito ed emozionato. Se pensiamo allo stato della serialità nel 2013, e nello specifico alla rappresentazione femminile, il debutto di Oitnb fu davvero una (bella) sorpresa. Messa da parte Piper Chapman, in poco tempo lo show – femminista e politico come pochi – è diventato sempre più corale: ha dato maggiore spazio all'universo femminile, specialmente alle minoranze (lesbiche, trans, nere, latine), e ha affrontato temi di stretta attualità, difficili e scomodi (razzismo, salute mentale, droga, sesso, abuso). Ora, in piena peak tv (e cioè la sovrabbondanza di prodotti televisivi), la serialità è diventata il trionfo dell'uguaglianza, e il merito è anche di Oitnb e di Netflix, che sin dall'inizio si è impegnata a produrre e distribuire prodotti rivoluzionari e per nulla tradizionali. Scopriamo allora quali sono le migliori serie femministe disponibili sulla piattaforma di streaming più famosa al mondo.

SHE'S GOTTA HAVE IT

Creata da Spike Lee per Netflix, la serie tivù She's Gotta Have it – remake dell'omonimo film del 1986 – è un autentico manifesto femminista. La protagonista è Nola Darling (DeWanda Wise), una donna afroamericana creativa, intelligente, orgogliosa e libera, che rifiuta ogni etichetta possibile. Nola frequenta tre uomini e una donna e non ci sta ad essere chiamata «puttana nera» ma anzi rivendica la libertà di scelta ed emancipazione. Con la stessa sfrontatezza e sincerità con la quale affronta la vita e i suoi pretendenti, la protagonista guarda dritto in macchina, si rivolge direttamente al pubblico, con l'intento di smontare cliché e pregiudizi. She's Gotta Have It è brillante, irriverente e politicamente schierata contro il razzismo e il sessismo, la cultura della stupro e l'oggettivazione della donna.

CRAZY EX-GIRLFRIEND

Se si parla di lotta ai luoghi comuni, è impossibile non pensare a Rebecca Bunch e alle sue improbabili e divertentissime canzoni. Crazy Ex-Girlfriend – serie targata The CW ma disponibile su Netflix con le prime due stagioni – è una commedia musicale che tenta di scardinare e decostruire il genere ma anche tutti gli stereotipi più abusati sulle donne e non solo. Facendo sia ridere sia riflettere. La protagonista Rebecca (interpretata da Rebecca Bloom, anche ideatrice dello show) è un'avvocata brillante ma infelice, incasinata e broken a causa di un passato traumatico e irrisolto. Per questo mente, inganna, ordisce piani sempre più folli e inverosimili, nel tentativo di compensare mancanze e negare la realtà. Durante il suo difficoltoso percorso di crescita e le sue mirabolanti avventure, si affrontano temi come la solitudine, le malattie mentali, gli irraggiungibili standard di bellezza, la misoginia, la libertà sessuale e molto altro. Sempre con un'ironia tagliente, sagace, intelligente ma anche velata da una certa malinconia, che rende Crazy Ex-Girlfriend una serie femminista a dir poco geniale.

GLOW

Che siate amanti o no del wrestling, degli Anni 80, di lustrini e glitter, dopo aver fatto la conoscenza delle Gorgeous Ladies of Wrestling non potrete fare a meno di questo show. Ispirato a una storia vera e prodotto dalla creatrice di Oitnb, Glow ha il grande merito di mettere in scena una rappresentazione femminile realistica e assolutamente impeccabile. Le donne sono protagoniste indiscusse della storia, con i loro difetti, errori, desideri e slanci emotivi. Sono forti, energiche, determinate ma anche imperfette e insicure. Sono come noi e insieme danno vita a una comunità complessa e sfaccettata. A un occhio superficiale, Glow può sembrare solo una comedy scanzonata e ironica ma a ben vedere la serie nasconde un'anima sovversiva potente. La seconda stagione è arrivata su Netflix il 29 giugno e, incredibilmente, è ancora meglio della prima.

ORPHAN BLACK

In tempi non sospetti, quando cioè era ancora lontano il predominio delle protagoniste femminili nelle serie, Orphan Black (2013-2017) proponeva un cast di donne eterogeneo, sorprendentemente impersonato dalla stessa attrice: Tatiana Maslany. Mica facile interpretare oltre 10 cloni di donne diverse, con una personalità e identità ben distinte; eppure Maslany è sempre riuscita a scomparire dietro i vari personaggi grazie ai look differenti e a una caratterizzazione davvero mirabile. Lo show canadese (su Netflix si trova la serie completa) è un thriller fantascientifico complesso e avvincente, che mescola dramma e commedia, e che esplora temi come il libero arbitrio, la maternità, la tecnologia e la clonazione, con tutte le sue implicazioni etiche e morali. Vero fil rouge di Orphan Black è però la sorellanza: la protagonista Sarah Manning e le sue sestra (sorelle) rompono tutti gli stereotipi di genere e lottano fianco a fianco in nome della sopravvivenza, della libertà e dell'autodeterminazione rispetto al proprio corpo. Perché oltre che essere esperimenti biologici, sono soprattutto donne che rivendicano i loro diritti.

GRACE AND FRANKIE

A proposito di solidarietà femminile, le protagoniste di Grace and Frankie hanno davvero tanto da insegnarci. Non solo la serie di Netflix è una delle migliori comedy in circolazione ma è anche un grande esempio di amicizia femminile. Le due donne – interpretate da Jane Fonda e Lily Tomlin – non potrebbero essere più diverse: la prima è sofisticata, snob e accanita bevitrice di Martini; la seconda è un'artista hippie, stravagante e fin troppo maldestra. E se all'inizio le due si odiano e non si sopportano, dopo esser state lasciate dai rispettivi mariti (che annunciano di essere gay e innamorati l'uno dell'altro) finiranno per supportarsi a vicenda e diventare grandi amiche. Considerata l'età avanzata di entrambe le protagoniste, Grace and Frankie compie una piccola rivoluzione: sdogana sex toys, parla di masturbazione e sessualità di donne 80enni e raffigura il ritratto di una femminilità attempata inedita, anticonvenzionale e paradossalmente moderna. Il tutto con un umorismo tagliente, arguto e fresco.

GODLESS

Presentato come un western femminista, non poteva mancare all'appello della nostra rassegna Godless. La serie di Netflix ideata da Scott Frank e Steven Soderbergh è ambientata a La Belle, una cittadina quasi interamente popolata da vedove e ragazze che dopo la tragica morte dei padri, mariti e fratelli li hanno sostituiti nel lavoro e nell'amministrazione della città. Godless segna così un importante passo in avanti nella rappresentazione femminile all'interno del genere western, solitamente maschiocentrico. Lo show dà ampio spazio a diversi personaggi femminili grintosi, emancipati e ben costruiti – alcune indossano i pantaloni, usano fucili, pistole e sono dichiaratamente lesbiche – anche se, va detto, il protagonista e l'antagonista sono uomini (rispettivamente Jack O'Connell e Jeff Daniels). Il risultato è una storia classica ma anche contemporanea, che rivisita il western e conduce il racconto verso uno scontro epico, durante il quale le donne non stanno certo a guardare.

JESSICA JONES

Se Godless non rovescia completamente il genere western, Jessica Jones non è altrettanto cauto con il genere supereroistico. La serie creata da Melissa Rosenberg per Netflix ha un cast a prevalenza femminile, guidato da personaggi che sovvertono stereotipi e ribaltano ruoli di genere. Niente più damigelle in pericolo da salvare, carine e sexy, ma donne cazzute, fuori dal comune, determinate e allo stesso tempo fragili e vulnerabili, ritratte con grande realismo. Su tutte, spicca ovviamente Jessica (Krysten Ritter), sempre arrabbiata, sboccata, dipendente dall'alcol e asociale, che porta sulle spalle il peso di un passato doloroso e traumatico fatto di abusi e sopraffazioni. Jessica Jones è una serie che parla di molestie e violenza psicologica e che dà grande rilievo alla solidarietà femminile e all'amicizia. Le donne infatti non vengono soccorse dagli uomini ma, al contrario, si salvano da sole o aiutandosi l'una con l'altra. Per dovere di cronaca, bisogna dire che la seconda stagione – uscita lo scorso 8 marzo – non è all'altezza della prima, ma offre comunque riflessioni importanti sulle conseguenze di certi traumi e sulla rabbia femminile.

ALIAS GRACE

Dopo il grande successo di The Handmaid's Tale, era quasi inevitabile che venisse adattato per il piccolo schermo un altro romanzo della scrittrice Margaret Atwood. La miniserie Alias Grace (di Cbc ma distribuita in Italia da Netflix) è un thriller psicologico ambientato nel passato (seconda metà dell'800) che indaga convenzioni, costumi e in particolar modo la difficile condizione della donna. Il patriarcato, con tutte le sue storture e ingiustizie, è ancora una volta messo sotto accusa, in quanto sistema corrotto che legittima soprusi e violenze. E che relega le donne a due ruoli: vergini e prostitute. Alias Grace – scritta da Sarah Polley e diretta da Mary Harron – non è solo un eccellente spaccato storico e culturale ma anche un ritratto mirabile di una donna, Grace Marks, affascinante, complessa, sensibile e acuta, accusata di duplice omicidio e vittima di abusi indicibili che l'hanno, molto probabilmente, danneggiata irrimediabilmente.

UNBREAKABLE KIMMY SCHMIDT

Come Jessica e Grace, anche Kimmy Schmidt (Ellie Kemper) ha un passato traumatico, difficile da elaborare e da superare. La protagonista è stata rapita da una setta religiosa e tenuta segregata in un bunker per oltre 15 anni, e all'età di 29, finalmente libera, decide di riprendere in mano la sua vita e trasferirsi nella cinica e caotica New York. Le premesse sono tutt'altro che allegre, dunque, ma l'ottimismo di Kimmy è il fulcro di questa sitcom surreale e divertentissima che tra una battuta e l'altra commenta – e spesso critica – la società americana. Con tutte le sue discriminazioni e contraddizioni. L'indistruttibile Kimmy è un concentrato di energia e determinazione e grazie alla sua sconfinata ingenuità riesce a ispirare chi la circonda, battendosi contro le piccole e grandi ingiustizie della vita. Nel corso delle stagioni la vediamo crescere e imparare ma anche aiutare gli altri personaggi, assurdi e strampalati: Titus (Tituss Burgess), il coinquilino gay; Jacqueline (Jane Krakowski), l'ereditiera snob; e Lillian (Carol Kane), la squinternata padrona di casa. La serie di Netflix, creata da Tina Fey e Robert Carlock, rappresenta il riscatto e la resilienza delle donne, e tra le tante ci ha insegnato una cosa: «Female are strong as hell».

CHIAMATEMI ANNA

E chiudiamo infine la top ten con una delle serie più dolci degli ultimi anni. Chiamatemi AnnaAnne With an è il titolo originale – è la trasposizione seriale del classico Anna dai capelli rossi, rivisitata in chiave moderna e femminista. Anne Shirly (interpretata da Amybeth McNulty) è una bambina orfana, che ha vissuto un'infanzia traumatica: è stata picchiata, bullizzata e costantemente derisa a causa delle lentiggini e dei suoi capelli rossi. Nonostante ciò, è piena di vita e di speranza, con una grande fantasia che spesso usa per evadere dalla realtà. Anne è anche molto intelligente, orgogliosa e testarda e più di una volta mette in discussione i pregiudizi e le convenzioni dell'epoca (siamo sul finire dell'800) e di una società che preclude alle donne ogni possibilità di scelta, costringendole tra le quattro mura domestiche. L'amore, l'amicizia, la bellezza, l'emancipazione femminile sono solo alcuni dei temi che la serie creata da Moira Walley-Beckett affronta. Lo scorso 6 luglio su Netflix è approdata anche la seconda stagione, ancora più inclusiva e attenta alle minoranze.

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