9 Luglio Lug 2018 1125 09 luglio 2018

A Miss America è scoppiata la rivolta dopo lo stop al concorso in bikini

Sembrava un passo avanti, ma la decisione presa a giugno ha creato un caso: quasi metà del cda si è dimesso. E anche le ex miss sono divise.

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Miss America 2018 Bikini

A inizio giugno era finita su tutti i giornali la notizia della decisione, sull'onda del movimento #Metoo, di eliminare la competizione in costume da bagno per Miss America, sostituendola con un'ampia intervista sul palco per valutare la personalità e non più la bellezza delle partecipanti. Con un obiettivo: rendere le ragazze in gara più vestite e più parlanti, nonostante i concorsi di bellezza restino manifestazioni figlie di una imponente mentalità patriarcale.
Ma la decisione di non far sfilare le partecipanti in bikini ha scatenato niente meno di una rivolta: quasi metà del board di Miss America ha lasciato o è stata costretta a dimettersi, mentre 22 dirigenti statali del concorso stanno cercando di cacciare la nuova presidente, Gretchen Carlson, anche lei ex reginetta del concorso, artefice del nuovo corso. Ex anchor di Fox News, Carlson ha contribuito a lanciare la campagna #MeToo contro le molestie sessuali due anni fa, quando fece causa all'allora presidente della tv Roger Ailes per avances non volute, incassando 20 milioni e le scuse della 21st Century Fox.

FAR SENTIRE LE VOCI DELLE DONNE

Poi si era battuta per far dimettere da Miss America il chief executive Sam Haskell e gran parte dei membri del board dopo la diffusione di alcune email in cui lo stesso Haskell faceva commenti pesanti su di lei ed altre ex reginette. Diventata presidente di un board rinnovato al femminile, a giungo 2018 Carlson aveva annunciato la cancellazione delle gare in costume e in abito da sera per fare sentire le voci delle donne durante «una rivoluzione culturale nel nostro Paese». Ma alcuni ex membri dell'organizzazione e alcuni responsabili della competizione nei vari stati sostengono di aver subito le pressioni della Carlson e di altri dirigenti, secondo cui l'abolizione della passerella in costume sarebbe stato un pre-requisito per la trasmissione del concorso sulla tv Abc.

UN CONCORSO NATO CENTO ANNI FA

L'organizzazione ha negato di aver posto un aut aut, ricordando che la decisione sulla svolta era stata presa unanimemente a marzo e che l'accordo con Abc - cruciale per le precarie condizioni finanziarie del concorso - era già stato finalizzato due mesi prima. Tuttavia ha anche precisato che «c'erano estesi negoziati con una società di produzione e partner creativi in cui l'eliminazione del costume era indicato come un pre-requisito per collaborare». Abc comunque si è tirata fuori dalle polemiche precisando che aveva già l'accordo per trasmettere la prossima edizione e che non ha «nulla a che fare» con la svolta sul costume. La decisione ha diviso anche il gruppo generalmente affiatato delle ex Miss America: 29 hanno diffuso un comunicato a sostegno della Carlson e del suo team, mentre una dozzina non ha aderito, come Ericka Dunlap: «Questo grande dissenso significa chiaramente che dobbiamo fare alcuni importanti cambiamenti o non avremo Miss America». E pensare che il concorso nacque nel 1921 come competizione in costume, in un periodo in cui esibire il proprio corpo era considerato un fatto moderno, da donne libere.

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