29 Giugno Giu 2018 1100 29 giugno 2018

Femminismo e serie tv: il potere è delle donne

Negli ultimi anni sono sempre più ricche di personaggi femminili inediti e non stereotipati. Da Big Little Lies a The Handmaid's Tale fino a Dietland e al ritorno di Glow, il 29 giugno. E #MeToo ha fatto la sua parte.

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Glow 2

Il 29 giugno torna Glow, la serie tv di Netflix che riporta sul ring le meravigliose signore del wrestling. Eccentriche, esagerate e piene di lustrini, le protagoniste dello show prodotto da Jenji Kohan (la stessa di Orange is the New Black) si sono fatte largo insieme alle tante donne che hanno dominato la serialità del 2017: da Alias Grace a The Marvelous Mrs. Maisel, da She's Gotta Have it a I Love Dick, fino a The Handmaid's Tale e Big Little Lies. Aggiudicandosi numerose nomination e premi tra Emmy e Golden Globe e raccontando – finalmente – un punto di vista femminile sul mondo.
Anche il 2018, finora, non è stato da meno: oltre ai grandi ritorni di The Handmaid's Tale e Westworld, la serialità continua a mettere in scena una pluralità femminile con nuove storie e nuovi personaggi: ne sono un esempio Killing Eve, Picnic at Hanging Rock, Dietland e Pose. Non bisogna dimenticare poi la frattura del movimento #MeToo, che inizia ad avere sempre più un ruolo cardine all'interno di molti show televisivi.

Le protagoniste di Big LIttle Lies, premiata con quattro statuette ai Golden Globe 2018.

CONTRO GLI STEREOTIPI

Negli ultimi anni, complice un maggiore spazio delle donne sia alla regia che alla scrittura, le serie tv hanno presentato personaggi femminili inediti, donne comuni e straordinarie, diverse ma per certi versi simili, che nelle loro contraddizioni, idiosincrasie e peculiarità è difficile se non impossibile etichettare e inserire in ruoli tradizionali e prestabili. Ciò che conta infatti è raccontare donne autentiche, reali, lontane dai più prevedibili e abusati cliché. Pensiamo alle protagoniste di Big Little Lies (Sky Atlantic), amiche e nemiche, così complesse e brillanti che è impossibile non amare, pur con i loro difetti e sbagli. Oppure a Insecure (Sky Atlantic), serie tv di e con Issa Rae, che utilizza un humour intelligente, fresco e talvolta provocatorio, per narrare la vita di due donne afroamericane in maniera non convenzionale; con una critica non troppo velata alla rappresentazione stereotipata delle persone di colore. La serie Killing Eve, creata da Phoebe Waller-Bridge, già autrice della splendida Fleabag – ancora inedita in Italia – mette in scena, invece, un innovativo ribaltamento dei ruoli canonici, tutto giocato sul rapporto a due tra una detective e una killer; in un drama-thriller-noir, al pari delle sue protagoniste, di difficile catalogazione. La lotta agli stereotipi potrebbe essere il fil rouge che collega e ricompone la rappresentazione femminile, così universale e variegata, della serialità contemporanea.

Le attrici di Dietland.

LA LOTTA DEGLI OPPRESSI

Buona parte dei temi affrontati nelle serie tv sono cari all'attuale movimento femminista intersezionale: dalla violenza domestica al body-shaming; dalle lotte per i diritti civili, al razzismo e omofobia, a quella dei ruoli tradizionali e luoghi comuni che ingabbiano parimenti donne e uomini. Come ci insegna anche la geniale comedy Crazy Ex-Girlfriend (Netflix) con canzoni quali Let’s Generalize About Men e Fit Hot Guys Have Problems Too.

Per quanto riguarda Dietland, era solo questione di tempo che il bestseller di Sarai Walker diventasse uno show: al pari del libro, la serie (disponibile su Amazon Prime) muove una forte critica agli impossibili standard di bellezza, al patriarcato e alla «rape culture». Ben diversa è invece Picnic at Hanging Rock (Sky Atlantic), miniserie australiana tratta dall'omonimo libro di Joan Lindsay, che mette in scena un cast tutto al femminile (guidato da Natalie Dormer) e un mondo mistico, allucinato, tra ferree convenzioni sociali, pulsioni represse e punizioni corporali.

Parlando di Pose invece (in onda su FX in America e ancora inedita in Italia), la serie nata dal genio creativo di Ryan Murphy ha coinvolto il più alto numero di attori transgender per tratteggiare con grande sensibilità la ball culture Anni '80 (il mondo underground LGBTQI). Tra le protagoniste, spiccano in particolar modo Blanca e Angel, due donne transgender, costrette a lottare contro un universo maschilista e omofobo gretto e oppressivo.

Una scena de The Handmaid's Tale.

PRIMA E DOPO IL #METOO

Come dicevamo, anche il movimento #MeToo, esploso a ottobre 2017, ha lasciato un segno. Sono tante le serie tv che in maniera più o meno esplicita hanno voluto schierarsi con le donne, contro le molestie e violenze sessuali, gli abusi di potere e la mascolinità tossica. Serie come 13 Reasons Why (Netflix) e Unbreakable Kimmy Schmidt (Netflix), che avevano già affrontato e anticipato parte di questi temi, nei nuovi episodi hanno deciso di tornarci per approfondirli maggiormente e mandare un messaggio chiaro di denuncia sociale.

Attraverso una narrazione cruda, realistica e sempre più originale, la serialità unisce così impegno e intrattenimento, realtà e finzione, tanto da ispirare marce e generare grandi dibattiti su temi difficili. Ne è un esempio The Handmaid's Tale (Tim Vision): la serie è divenuta il manifesto della nuova ondata femminista e grande fonte ispirazionale per numerose manifestazioni per la difesa dei diritti delle donne, in particolar modo sul tema dell'aborto. E mentre Big Little Lies ha affrontato un tema scomodo come l'abuso e la violenza domestica in maniera mirabile, 13 Reasons Why è diventata un fenomeno mondiale, parlando con coraggio di suicidio, bullismo e stupro, rivolgendosi direttamente al suo pubblico principale: i giovani.

LA RIVOLUZIONE CONTINUA

La serialità contemporanea è riuscita dunque a travalicare i propri confini, direttamente influenzata dalla società, da un lato, e capace di influenzare la società stessa, dall'altro. E non sembra essere disposta a cambiare passo. Oltre a Glow, nelle prossime settimane ci sarà il ritorno di Orange is the New Black (dal 27 luglio su Netflix) e il debutto di Sharp Object (dall'8 luglio su HBO e da noi prossimamente su Sky Atlantic). La serie è tratta dal romanzo di Gillian Flynn (autrice di Gone Girl), diretta da Jean Marc Vallee (Big Little Lies) e interpretata da Amy Adams e Patricia Clarkson, e sulla carta si preannuncia già come una delle migliori dell'anno. Non solo. Ryan Murphy ha dichiarato che potrebbe realizzare una serie antologica ispirata proprio al #MeToo dal titolo Consent: ovvero, «il consenso». Infine, c'è l'attesissima L'amica geniale, la serie di Rai-HBO – ancora priva di data di uscita – tratta dal bestseller di Elena Ferrante che, come poche, ha saputo anticipare molti elementi della nuova ondata femminista.

Di sicuro, anche grazie alle silence breakers, le serie tv continuano a dare ampio spazio alla rappresentazione femminile. I titoli «È una rivoluzione» e «Le potenti donne della tv» lanciati dai magazine americani The Hollywood Reporter e The Wrap, che solo poche settimane fa hanno dedicato le loro copertine alle tanti attrici protagoniste della tv, lo confermano: la rivoluzione delle donne continua.

Una scena dalla seconda stagione di Glow.

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