5 Giugno Giu 2018 1938 05 giugno 2018

Niente più bikini a Miss America: ma i concorsi di bellezza restano antistorici

Basta costumi: le ragazze saranno vestite e sempre più «parlanti». Peccato che il passaggio all'abito non cambierà nulla: gli eventi come questo restano residui di una mentalità patriarcale.

  • ...
Miss America Costume

La notizia è una di quelle che permetterà ai contenitori televisivi del pomeriggio di parlare per ore. Si discuterà se sia giusto o no, quali siano le motivazioni, se questo compromette o meno la libertà delle donne. Obbligo di quote di genere? Parità salariale? Rimozione degli ostacoli nell’accesso alla carriera delle lavoratrici? No, tranquilli. La notizia è che dal 2019 non si vedranno più bikini a Miss Stati America: in piena epoca #Metoo il concorso di bellezza ha deciso di non giudicare più le sue concorrenti in base all'aspetto fisico. E anche se state sorridendo, vi voglio ricordare che il giro di affari di questi concorsi è ancora notevolissimo. Dunque, tornando alla notizia, dopo decenni di sfilate in passerella e contemplare cosce e altro (più altro, direi...), agli uomini statunitensi verrà tolta questa gioia. Difficile tornare seri sulla questione, invece provo a farlo.

Quest’anno ho assistito a Miss Universo Italia e nonostante le concorrenti sembrassero davvero partecipi ed emozionate (e non ho motivo di pensare che non lo fossero) io mi sono chiesta quale ambizione, quale necessità, quale sensazione di piacere ti porti a esibirti solo per come sei fisicamente. Mi sono chiesta quale gratificazione può esserci nel sapere che ti stanno vivisezionando in ogni centimetro del tuo corpo, come se il tuo cervello non contasse assolutamente nulla. La risposta me la sono data, sapendo bene che mentivo a me stessa: ognuna di quelle ragazze ha piacere (e diritto) di usare la propria bellezza come strumento di un traguardo. E poi non è vero che le scelgono solo per il corpo: le fanno anche parlare! Cosa c’è di male, cosa c’è di sbagliato? «Tutto», mi ripete l’odiosa voce femminista che abita in me. A venirmi in soccorso c’è Gretchen Carlson, l'ex Miss America ora a capo dell'organizzazione che ha ufficialmente comunicato una decisione storica, effettiva già dal prossimo settembre: basta costumi, basta sguardi invasivi, basta esposizioni di corpi seminudi: tutte vestite e sempre più «parlanti». Tutto sommato è una rivoluzione anche questa e finalmente può riabilitare il valore delle elezioni delle reginette, no? No. La vocina è implacabile. Mi suggerisce, perfida, che è solo un maldestro tentativo di modernizzazione di un carrozzone senza senso. Ancora più incomprensibile nell’epoca dell’empowerment femminile e del #Metoo. Come darle torto...

Quale contesto può ancora sopravvivere, se l’elemento di valore principale per vincere è mera appetibilità estetica (rigorosamente eteronormata, peraltro)?

È vero: ora le miss rispondono alle domande, parlano lingue straniere, sono quasi tutte studentesse brillanti, sanno perfettamente che raramente la bellezza, da sola, ti dà da vivere. Ma restano, a mio parere, antiche e un po’ fuori dal tempo, un vessillo anacronistico di un certo modo di volerci al mondo.

So di essere severa, ma proprio non riesco a pensarla diversamente: gli eventi delle Miss sono antistorici, non offrono ispirazione e simboli degni di essere apprezzati e preservati. Sono e restano un residuo ingombrante di quella mentalità che le donne combattono ormai di secoli, una mentalità patriarcale che ci vuole belle, sessualmente appetibili e abbastanza zitte. Il passaggio dal bikini all’abito non cambierà assolutamente nulla e benedetta sia Anna Maria Tarantola (ex presidente RAI) che ha tolto il concorso dal servizio pubblico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso