11 Marzo Mar 2018 1952 11 marzo 2018

Chi sono i leosiners, i fan di Franca Leosini di Storie Maledette

Sono tanti, ma soprattutto sono molto diversi fra loro. Il seguito della conduttrice napoletana, che torna in prima serata domenica 11 marzo, è fortissimo. Vediamo fra chi e perché.

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Leosiners Franca Leosini Storie Maledette 2018

Gli abbonati di Netflix hanno avuto Mindhunter, chi paga il canone Rai ha Franca Leosini. La regina della cronaca nera italiana, che pure rimane lontana anni luce dalla tv del dolore e della morbosità voyeuristica alla Barbara D'Urso, torna in prima serata su Rai Tre per una nuova stagione del suo storico programma, Storie Maledette. Dopo quasi un anno di assenza dal piccolo schermo (lei stessa ha spiegato di impiegarci mesi a preparare un singolo caso) e qualche sporadica apparizione come ospite (la più recente quella a Sanremo), la Signora Franca, come la chiamano i leosiner più affezionati, porta davanti alle telecamere le protagoniste del delitto di Avetrana, Cosima Misseri e Sabrina Misseri. Le due donne condannate per l'omicidio di Sarah Scazzi sono le prime a finire sotto la lente indagatrice di Leosini, sempre determinata a capire e mai a giudicare. Assente, invece, l'altro nome coinvolto nella vicenda, quello di Michele Misseri. Dopo oltre 20 anni dall'inizio del programma e molti altri dall'inizio della sua carriera, Franca Leosini è ormai uno dei grandi pilastri della televisione italiana 'vecchia scuola' e, come Piero Angela, sta vivendo una nuova stagione di successo grazie a social network, meme e gif, che rendono le sue frasi iconiche e virali come pochi altri contenuti. Ma perché piace ancora così tanto e, soprattutto, a chi?

SIAMO TUTTI LEOSINER

Un fandom efficace ed efficiente non può esistere se non ha un nome altrettanto accattivante. In questo caso, il cognome da sposata di Franca, nata Lando, gioca un ruolo fondamentale: 'leosiner', come si fanno chiamare i suoi proseliti, è immediato e incredibilmente social. Una bandiera di appartenenza di cui ci si fregia con orgoglio, e sotto cui in realtà si raccolgono persone diversissime. È difficile creare un'identikit del leosiner medio, forse Franca stessa dovrebbe dedicarci una puntata, perché, dando un'occhiata sulle pagine Facebook e Twitter che la riguardano si capisce che davanti a Storie Maledette si radunano donne e uomini di tutte le età ed estrazioni sociali. Dai suoi coetanei (fun fact: il suo anno di nascita è a tutt'oggi incerto, si oscilla fra il 1949 e il 1934), ai più giovani, come ha ricordato lei stessa in un'intervista rilasciata a Davide Maggio: «I leosiners sono dei ragazzini e questa è una cosa straordinaria perchè il mio non è un varietà, la mia è una trasmissione impegnativa». Tutti hanno in comune l'amore incodizionato per lo stile posato ed elegante della conduttrice napoletana.

GLI AMANTI DELLA MESSA IN PIEGA

Leggendo gli apprezzamenti e i complimenti rivolti a Leosini, una buona parte riguardano la sua eleganza, nei modi, ma soprattutto nel vestire, lo stile sempre impeccabile e sobrio, i suoi tailleur hanno fatto scuola dagli Anni '80, e la sua chioma sempre perfetta. Molti leosiner, quindi, vedono Franca anche come icona alla moda, anzi, senza tempo. Come ha dichiarato lei stessa in un'intervista a Elle, il suo trucco e le sue acconciature non sono mai scese a patti con tendenze passeggere: «Niente fondotinta, solo un velo di cipria e sempre il fard che è “la salute in scatoletta”. Rimmel e eye-liner: ho continuato a metterlo anche quando era fuori moda».

GLI AMANTI DEL «LEOSINESE»

Un altro nutrito gruppo di leosiner, invece, non manca mai di notare come il linguaggio il modo di raccontare della Signora Franca siano unici nel panorama televisivo italiana. E, in effetti, hanno ragione. Leosini non solo si serve di metafore ricercate e quasi liriche (ha definito i capelli di Sarah Scazzi «biondi come spighe di grano» e la ragazza «esile come un gambo di sedano»), ma studia con precisione anche il modo in cui porre, ai suoi intervistati, le domande. La sua cadenza e la sua intonazione sono ormai diventate proverbiali. Frasi che in bocca a qualcun altro potrebbero sembrare ridicole, pompose e totalmente scollate dal proprio tempo, dette da lei iniziano diventare veri e propri tormentoni della Rete. Merito, anche, della sua ironia enigmatica e sottile, quasi da Sfinge. Ecco quindi che su Facebook circolano tantissimi meme con i proverbiali «Legare una persona come una salsiccia, cosa ha a che fare con il sesso?», «Su Meredith non c’erano tracce del suo sperma, ma il Dna del dito birichino» e «Il cervello non è una polpetta piazzata al centro della testa». Il leosinese è una lingua tagliente e implecabile, ma sempre elegante e sagace, come la sua ideatrice. E per questo piace.

GLI AMANTI DEI DIRITTI

E ancora, Franca Leosini è apprezzata moltissimo all'interno della comunità gay italiana. Nel 2013 fu eletta icona dell'anno dalla serata romana Muccassasina che le dedicò un vero e proprio tributo. Leosini, che non si è mai tirata indietro davanti a tema ancora considerati 'insidiosi' come unioni civili e matrimoni omosessuali, ha sempre condannato e mancanze della legislazione italiana a riguardo. Sempre a Elle aveva dichiarato, nel 2016: «Siamo in un ritardo storico pauroso, vergognoso. Sono cattolica e molto religiosa e assolutamente favorevole che i diritti delle coppie gay vengano riconosciuti sotto ogni punto di vista. Dare a loro diritti non toglie niente a quelli degli altri»

DALLA PARTE DELLE DONNE

Infine, un occhio di riguardo per la violenza sulle donne. Dopo tanti anni a stretto contatto con casi di cronaca nera, gli esordi televisivi con Augias risalgono agli Anni '80, e con i colpevoli di crimini cruenti, Leosini non può che essere molto sensibile sul tema. Su cui ha, soprattutto in questo periodo di grandi dibattiti sulla parità di genere, le idee molto chiare. «Purtroppo le liti nascono sempre dal rifiuto di una donna di accettare il progetto dell’uomo, bisognerebbe educare l’uomo prima di educare la donna», ha detto a Davide Maggio. E ancora, condanna il tono narrativo usato da certa informazione: «Se c’è un termine che detesto è femminicidio perchè dico che la donna è anzitutto è persona, quindi non è femmina. Non si dice maschicidio».

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