Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

11 Ottobre Ott 2019 1158 11 ottobre 2019

Le cose da sapere sulla risoluzione sulla violenza ostetrica e ginecologica

Palpazioni vaginali senza consenso, esami dolorosi senza anestesia, insulti sessisti. Ora tutto questo è riconosciuto come lesione dei diritti della donna. Ecco come.

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Il Consiglio d'Europa condanna la violenza ostretrica e ginecologica e invita gli Stati membri ad affrontare il problema con la risoluzione (2306/2019), adottata il 3 ottobre 2019 nella sessione autunnale presieduta dal presidente francese Emmanuel Macron. Grazie alla risoluzione, promossa dalla deputata francese Maryvonne Blondin, la violenza ostetrica e ginecologica è ora riconosciuta come violenza contro le donne nel quadro normativo della Convenzione di Istanbul.

DI COSA PARLIAMO

Essere sottoposte a esami invasivi come palpazioni vaginali senza consenso, pressioni sul fondo dell'utero o interventi dolorosi effettuati senza anestesia significa subire violenza. Così come ricevere insulti sessisti da parte dal personale ospedaliero durante le visite. «La violenza ostetrica e ginecologica è una forma di violenza rimasta nascosta per molto tempo», spiega il documento, «ed è tutt’ora spesso ignorata. Nell’ambito privato della consultazione medica o durante il parto le donne sono vittime di pratiche violente o che possono essere percepite come tali - inclusi gli atti inappropriati e non acconsentiti, come le episiotomie e le palpazioni vaginali realizzate senza consenso, pressione sul fondo dell’utero o interventi dolorosi eseguiti senza anestesia. Sono stati riferiti anche comportamenti sessisti durante le visite mediche».

LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA IN ITALIA

Il problema è presente anche in Italia. Già nel 1972, alcune associazioni femminili istituirono e portarono avanti la campagna Basta tacere, che vide la partecipazione di decine di migliaia di donne. La campagna è stata rilanciata nell'aprile del 2016, portando a un'indagine Doxa secondo cui due mamme su 10 dichiaravano di aver subito un maltrattamento fisico o verbale durante il parto. I risultati di questa indagine furono successivamente ridimensionati da un sondaggio Aogoi, Sigo e Agui, secondo cui il 95% delle donne promuoveva i ginecologi e il 90% consigliava a un'amica lo stesso reparto in cui era stata in cura.

I CONTENUTI DELLA RISOLUZIONE

Il problema rimane comunque. In Italia e nel resto d'Europa. Per questo il Consiglio ha voluto adottare una risoluzione che, tenendo in considerazione le condizioni di lavoro difficili e le risorse limitate delle strutture sanitarie che possono incidere sulla cura, promuova un’assistenza alla nascita basata sull’umanità, sul rispetto e sul trattamento dignitoso, nel pieno rispetto dei diritti umani della donna. Per realizzare questo obiettivo, il Consiglio auspica che agli operatori vengano messe a disposizione maggiori risorse dedicate al percorso nascita. Gli Stati Membri e i ministeri della Salute sono invitati inoltre a produrre dati sulla violenza ostetrica e ginecologica, a renderli pubblici e a promuovere l’assistenza rispettosa alla maternità, così come proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il percorso da fare è soprattutto di tipo culturale, secondo il Consiglio d'Europa, che reputa necessario fare formazione a medici e al personale sanitario sui temi legati alla violenza ostetrica, insieme a quelli legati gli aspetti relazionali, al consenso informato, al rispetto delle diversità e al sessismo.

COSA CAMBIA IN PRATICA

Con la risoluzione, gli Stati membri sono invitati a istituire meccanismi che permettano la denuncia di atti di violenza ostetrica e ginecologica, escludendo le procedure di mediazione, prevedendo sanzioni per operatori e valorizzando la figura del difensore civico. Inoltre, la risoluzione considera necessario garantire assistenza idonea alle donne vittime di violenza ostetrica e ginecologica.

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