19 Agosto Ago 2019 1000 19 agosto 2019

Cosa sono le puericultrici, specie in via d'estinzione

Si prendono cura dei bambini fino a 6 anni e aiutano le loro mamme. Esistono dagli Anni 40 ma rischiano di sparire. Prime vittime dei tagli alla sanità.

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Puericultrici Protesta Ministero Salute

Esistono dagli Anni '40 e per tante madri sono una figura sempre più imprescindibile. Eppura quella delle puericultrici pare essere una specie in via d'estinzione, trattata come se fosse a esaurimento, senza una prospettiva futura e ritenuta sempre più sacrificabile e sostituibile sull'altare dei tagli alla sanità.

AIUTANO BAMBINI E MAMME

Che cosa sono le puericultrici? Delle operatrici socio-sanitarie a tutti gli effetti, specializzate nella cura e nell'educazione dei bambini dagli zero ai sei anni, negli ospedali, negli asili nido, persino nelle sezioni femminili di carceri come quello di Rebibbia, a Roma. Seguono bambini sani, non in condizioni di terapia intensiva, e spesso e volentieri le loro mamme. «Le aiutiamo in tutto», racconta Nicoletta, puericultrice e coordinatrice MIGEP per l'area di Brescia, «sosteniamo l'allattamento, insegniamo tutto quello che devono sapere per la cura del bambino, ma siamo anche un supporto psicologico perché soprattutto le primipare sono piene di ansie, paure e angosce». E loro fanno in modo di tranquillizzarle, fornendo supporto pratico e consigli.

20 MILA LAVORANO NEGLI OSPEDALI

«Abbiamo fatto la storia del nido», prosegue Nicoletta, «Siamo attive sia nei reparti maternità sia negli asili nido, persino in quelli istituiti all'interno del carcere di Rebibbia per i figli delle detenute». Sono 20 mila quelle che lavorano negli ospedali italiani, eppure ora rischiano di scomparire, sostituite sempre più di frequente nelle loro funzioni dalle infermiere professionali e dalle ostetriche: «Un tempo andavamo anche in sala parto, prendevamo il bimbo appena nato eseguendo le prime cure. Ora non andiamo più perché ci va o un'infermiera professionale o se ne occupa direttamente l'ostetrica». Il punto è che mentre queste figure si sono professionalmente evolute, con l'istituzione di lauree triennali, la puericultrice è rimasta sostanzialmente ciò che era 70 anni fa. Tutt'oggi, per accedere alla scuola di specializzazione che dura un anno, basta avere la licenza media. Nessuna laurea, nemmeno un diploma di scuola superiore: «Tra le cose che chiediamo al governo c'è anche una riqualificazione e una rivalutazione che passi anche dal nostro percorso di formazione».

FUORI DALLE LISTE DELLA MINISTRA GRILLO

Nessuna legge le ha demansionate e degradate, ma non ci sono più concorsi per puericultrici, e anche nelle liste istituite dalla ministra Giulia Grillo per quelle figure professionali escluse dagli albi, loro non rientrano. «Continuano a esistere le scuole, riconosciute dal ministero della Salute, ma ci stanno mettendo nell'ombra sempre più». La loro chiara specializzazione, in un'epoca di tagli alla sanità, si è rivelata un boomerang: «Non possiamo tappare buchi, non possiamo essere spostate in altri reparti come le infermiere». Così tendono a scomparire, magari dopo aver formato chi ne prenderà il posto: «Nella mia esperienza professionale personale, arrivano al nido delle infermiere che hanno lavorato in una cardiologia e in una chirurgia, non hanno mai avuto a che fare col neonato, siamo noi che le affianchiamo». Anche se la sostituzione non sempre è perfetta: «La nostra è una vocazione, è un mestiere che fai se lo senti. Altrimenti potrà mancarti quel grado di empatia indispensabile per trattare coi neonati e le loro madri».

TRE INCONTRI COL GOVERNO

Chiedono una svolta: «Abbiamo avuto tre incontri, due con il ministero del Lavoro e uno col ministero della Salute, non coi ministri ma con sottosegretari e capi di gabinetto. Si sono dimostrati realmente intenzionati ad aiutarci». Ma ora che il governo sta per cadere, saranno costrette a ricominciare tutto daccapo. «Ai ministeri abbiamo detto di spostarci nel post dimissione. Quindi negli asili nido, nelle case famiglia, nelle carceri. Ce n'è un grande bisogno oggi che le madri vengono rimandate a casa appena 49 ore dopo il parto». Ma soprattutto, quello che chiedono, è che si parli di loro, che si conosca la loro realtà e la loro professionalità, la loro grande utilità sociale. Altrimenti rischieranno di scomparire e allora sì che se ne sentirà la mancanza.

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