19 Agosto Ago 2019 1340 19 agosto 2019

Che cos'è la battered woman syndrome

Ha sintomi specifici e causa traumi prolungati nel tempo. Ma non è ancora riconosciuta e viene confusa con il disturbo da stress post traumatico. L'esperta Elisa Morano ci spiega la sindrome della donna maltrattata.

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Battered Woman Syndrome

Una donna può uccidere e non essere carnefice? Può reagire ad anni di maltrattamenti subiti in maniera violenta e venire assolta? Negli Stati Uniti già succede. Lì la battered woman syndrome è una realtà clinicamente riconosciuta, da noi ancora no. Traducetela pure come sindrome della donna maltrattata, sta di fatto che sul Manuale dei disturbi mentali ancora non è presente. Rientra, piuttosto, sotto l'ampia categoria del disturbo post traumatico da stress, quello reso main stream dai reduci del Vietnam. Ma per Elisa Morano, dottoressa in Psicologia clinica e autrice del saggio La violenza domestica: da vittime a carnefici. I casi delle battered women (Diamond Editrice, 10 euro), si tratta di un grossolano errore. «Si tratta di donne che rivivono nell'attualità il trauma, non l'hanno subito nel passato».

La cover del libro sulla battered woman syndrome di Elisa Morano: "La violenza domestica: da vittime a carnefici. I casi delle battered women".

UN TERMINE CHE ESISTE DAL 1970

Il termine battered woman syndrome è stato coniato per la prima volta da Lenore E. Walker nel 1970. «La sindrome consiste in una serie di sintomi di natura psicologica e comportamentale che derivano dall'esposizione prolungata a situazioni di violenza domestica», spiega la dottoressa Morano. «Nell’Icd-9 era inserita la 'Sindrome dell’adulto maltrattato', attualmente non esiste più ma sono presenti e descritte come disturbo,condizione o problema tali voci: 'Abuso psicologico del/della coniuge o del/della partner sospetto e confermato'. Ma questo ovviamente non basta e non esprime in maniera esaustiva la più vasta e complessa battered women syndrome». Che invece presenta sintomi decisamente specifici: «Si caratterizza per un'esperienza traumatica rivissuta in una varietà di modi compresi ricordi intrusivi e incubi; tensione e alto livello di ansia; evitamento e paralisi delle emozioni; disgregazione delle relazioni interpersonali; distorsione dell’immagine corporea; sessualità disfunzionale».

UNA POSSIBILE SCRIMINANTE IN SEDE PROCESSUALE

Il suo riconoscimento è fondamentale. A livello clinico ma anche sul piano giuridico. Negli Stati Uniti, per esempio, la battered woman syndrome è già entrata nei tribunali: «Viene usata nei casi di legittima difesa, nel sistema penale americano è stata riconosciuta». Questo significa che una donna che ha ucciso l'uomo che ne abusava e la maltrattava può essere assolta sulla base di una perizia clinica. In Italia ancora non è così, «anche se nei sistemi penali inizia a essere proposta. Sono gli avvocati a citarla, ma non essendoci un riconoscimento clinico, il giudice prima di trovare una sentenza se ne guarda bene perché ovviamente deve essere tutto provato a livello scientifico». Al più, un magistrato può ricorrere al disturbo post traumatico da stress, «ma è un errore».

DALLA TESI DI LAUREA AL LIBRO

Tutto è cominciato con una tesi di laurea, «poi sono stata iscritta all'albo d'oro dell'università e contattata da varie casi editrici locali del Lazio e mi hanno proposto la pubblicazione del libro, uscito con la prefazione dell'avvocato Pasquale Peluso». Un'occasione colta al volo per iniziare a parlare di questa sindrome «rimasta sommersa per molti anni, forse anche perché specifica del genere». Poi la ricerca è andata avanti e l'interesse è cresciuto: «Anche io pensavo fosse un PTSD, ma studiando ho iniziato a capire come è possibile che una donna possa venire maltrattata, abusata, ripetutamente, senza una reazione o con una reazione estremamente violenta come l'omicidio». Ora un'altra casa editrice le ha proposto una riedizione, «aggiungeremo un capitolo sulle psicoterapie applicabili».

LA SPERANZA DI UNA CURA

Perché anche se molti sono convinti che l'unica cosa che si possa fare per le battered women sia quella di dare un sostegno psicologico, Elisa Morano è convinta che si possa curare. Una delle psicoterapie specifiche è quella che oggi viene definita bio-feedback e ha a che fare con le neuroscienze. «Si tratta di una tecnica terapeutica che consente a un individuo di imparare a controllare e autoregolare le proprio risposte fisiologiche che sono solitamente al di fuori del controllo volontario o quelle che sono sfuggite ai meccanismi regolatori a causa di una malattia o di un trauma», spiega la dottoressa Morano. Una via di salvezza per uscire dal tunnel delle relazioni tossiche.

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