5 Novembre Nov 2018 1900 05 novembre 2018

Fibroma uterino e isterectomia: quando è davvero necessaria?

È una patologia dolorosa e frequente. Quando è possibile, però, è meglio evitare l'intervento, non solo per preservare la fertilità: ce lo spiega la ginecologa Nappi.

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Fibroma Uterino Isterectomia Conseguenze

Ciclo mestruale doloroso, rapporti sessuali difficili, affaticamento perenne e un forte senso di pesantezza al basso ventre. Colpisce molte donne il fibroma uterino, una patologia diffusa che coinvolge il 15% della popolazione femminile in età fertile. Secondo le statistiche una su tre e si calcola che il 25% di loro abbia fibromi asintomatici. Il rischio di sviluppare questa malattia è correlato all’età (la fascia più interessata è quella tra i 30 e i 45 anni) e, talvolta, alla familiarità. È un tumore benigno delle cellule muscolari lisce dell’utero e, anche se la sua evoluzione in qualcosa di più preoccupante è piuttosto rara (si tratta dello 0,2% dei casi), questa patologia porta con sé carichi emotivi pesanti e molti fantasmi. Come quello dell’isterectomia, l’asportazione dell’utero, una pratica molto comune, soprattutto in passato, ma non sempre necessaria, una volta scoperta la malattia. Negli anni, la medicina si è mossa verso terapie conservative mirate a salvare il simbolo della fertilità e l’organo in grado di regolare l’esistenza femminile (oltre alla sessualità). La professoressa Rossella Nappi, ginecologa e sessuologa presso l’IRCCS Policlinico San Matteo dell’Università degli Studi di Pavia, ha spiegato a LetteraDonna perché, quando è possibile, è preferibile evitare di intervenire chirurgicamente.

L'ISTERECTOMIA, UNA FERITA PROFONDA

Vissuto come un vero e proprio fallimento, quasi personale, l’intervento sancisce per molte pazienti la fine della propria femminilità. Secondo la ginecologa, infatti, l’isterectomia rappresenta ancora oggi una ferita psichica molto profonda. Rossella Nappi spiega che nella maggior parte dei casi se il fibroma non raggiunge grandezze importanti è possibile riuscire a trattare la malattia con dei farmaci, ma bisogna tenere monitorate le situazioni più critiche: «Negli studi medici è necessario fare cultura e non aspettare che i fibromi crescano troppo perché, in quel caso, le terapie ormonali potrebbero non bastare più. È ovvio che quando non ci sono altre opzioni possibili, bisogna intervenire».

LE CONSEGUENZE

L’asportazione dell’utero, che per molti chirurghi rappresenta una soluzione efficace anche contro l’eventuale insorgenza di forme tumorali future, porta però con sé diverse conseguenze, fisiche e psicologiche: «Non è detto che gli esiti siano gli stessi per tutte. Anche se si salvaguardano le ovaie e le si lasciano in sede, per esempio, il risultato dell’operazione varia da una persona all’altra: non siamo tutte uguali dal punto di vista della circolazione, dell’innervazione e dell’irrorazione individuale e non è facile prevedere l’esito di un’isterectomia», conferma la professoressa. Dopo l’intervento, infatti, «ci si dirige, solitamente, verso la menopausa e avviarvisi troppo precocemente (l’età media delle donne italiana è di 51 anni, ndr) ci può portare, addirittura, a un rischio triplo di Alzheimer, doppio di Parkinson, di malattie depressive, quadruplo di osteoporosi e, secondo alcuni calcoli, anche a un aumento della mortalità».

PERCHÉ È MEGLIO CONSERVARE L'UTERO

L’utero, poi, ha ancora un forte richiamo soprattutto dal punto di vista sessuale. L’isterectomia può spaventare entrambi i sessi, per ragioni diverse: «Molti uomini mi chiedono se l’intervento cambierà la natura delle proprie compagne, dove per natura intendono proprio la loro conformazione fisica, la vagina», svela la dottoressa. Che aggiunge un dettaglio importante sull’operazione. La sessuologa spiega che in Italia, quando si effettua l’isterectomia, viene tolto anche il collo dell’utero, sede di riflessi piacevoli per la sessualità. «Bisogna dire però», specifica la ginecologa, «che ci sono donne con una vita sessuale molto soddisfacente anche dopo l’operazione e ci sono varie motivazioni legate a questo, come per esempio la natura degli orgasmi». Conservare il simbolo della propria femminilità è utile anche nelle pazienti che magari hanno già avuto gravidanze o non esprimono il desiderio della maternità: «In ogni caso l’asportazione è per tante donne una sorta di 'mutilazione dell’identità', perché l’utero è un organo importante che caratterizza, prima di ogni altra cosa, la femminilità».

CERCARE DI SALVARE LA FERTILITÀ

Oltre ai farmaci, nelle pazienti in una determinata fascia d’età è possibile pensare a terapie ormonali in grado di «traghettarle» verso la menopausa, soprattutto quando l’avvio è vicino. «Questo è possibile perché i fibromi, con l’arrivo di questo cambiamento, tendono a rimpicciolirsi», specifica la dottoressa. Solo se la malattia ha provocato nella paziente un dolore insopportabile, la scelta chirurgica potrebbe risultare un sollievo: «È fondamentale un counceling accurato, determinante per salvare il proprio corpo e la propria fertilità», conclude la ginecologa.

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