31 Ottobre Ott 2018 1330 31 ottobre 2018

Dai farmaci all'intervento, cure a confronto per l'ovaio policistico

È una patologia grave e difficile da diagnosticare, ma che si può affrontare con un approccio multidisciplinare e terapie personalizzate e sempre meno invasive.

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Ovaio Policistico Cura

Eccessiva peluria, disturbi della pelle e difficoltà nel controllo del peso, ma anche ipertensione, diabete, e difficoltà di concepimento: sono alcune delle conseguenze della Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS o sindrome di Stein-Leventhal), una patologia che può compromettere la qualità della vita e ostacolare il desiderio di sentirsi femminili e diventare madri. Oggi si cerca di curarla in modo sempre più naturale e senza effetti collaterali, a partire da un corretto stile di vita e grazie a integratori nutraceutici non ormonali.

LA PCOS, UNA PATOLOGIA COMPLESSA

La Sindrome dell’Ovaio Policistico è una delle patologie più frequenti nell’età riproduttiva. La dottoressa Adele Teodoro, specialista in ginecologia e ostetricia presso il Centro Medico Monterosa di Milano, spiega che «colpisce il 30% delle donne nel mondo ed è causata principalmente dall’iperandrogenismo» (sovrapproduzione di ormoni maschili), ma anche da fattori ereditari, eccesso di insulina o disfunzioni del sistema immunitario che provocano stato d’infiammazione, squilibri ormonali e malfunzionamento delle ovaie. «Può manifestarsi con acne, irsutismo (peluria eccessiva), irregolarità del ciclo mestruale, scompensi metabolici e addirittura infertilità».

SINTOMI E DIAGNOSI

«La diagnosi può essere difficile: non esistono sintomi specifici che permettano di riconoscere inequivocabilmente la Sindrome dell’Ovaio Policistico». Alcuni disturbi possono essere presenti già in età adolescenziale, ma molte donne scoprono di essere affette dalla patologia solo quando cercano una gravidanza e non riescono ad averla. La dr.ssa Teodoro spiega che «per parlare di PCOS non basta rilevare le dimensioni aumentate delle ovaie o la presenza di cisti o microcisti ovariche, ma oltre all’ecografia pelvica bisogna eseguire un tracciamento del profilo ormonale della paziente per rilevare un eventuale eccesso di ormoni sessuali maschili che spieghi la natura dei sintomi».

PCOS E QUALITÀ DELLA VITA

«La Sindrome dell’Ovaio Policistico può influenzare la qualità della vita della donna, dal punto di vista estetico, riproduttivo e della salute in generale». Oltre ad essere la prima causa endocrina di infertilità femminile, provoca inestetismi fisici, disagio psicologico, alterazioni morfo-funzionali e addirittura lesioni cancerose a carico dell’utero, dovute alla sua eccessiva stimolazione da parte degli estrogeni circolanti. Gli effetti si fanno sentire anche sul piano emotivo a causa del «conflitto tra il desiderio di diventare donna e madre e le difficoltà di realizzarlo».

TRATTAMENTI PERSONALIZZATI

La ginecologa chiarisce che «la programmazione della terapia deve tenere in considerazione l’età e il quadro clinico complessivo della paziente, la sua sintomatologia specifica e gli obiettivi ai quali è orientato il trattamento». Per questo non basta rivolgersi al ginecologo: occorre la valutazione anche da parte di altri specialisti (endocrinologo, diabetologo, dermatologo, nutrizionista), per personalizzare la terapia in base alle esigenze di ogni paziente: «Il caso di un’adolescente che vuole ridurre gli inestetismi legati all’iperandrogenismo e regolarizzare il ciclo mestruale, richiede inevitabilmente un trattamento diverso rispetto a quello di una donna in menopausa o di una paziente che desidera una gravidanza».

Due ovaie a confronto: una policistica, l'altra sana.

FARMACI ORMONALI

Per ridurre gli squilibri ormonali tipici dell'ovaio policistico e attenuarne i sintomi, si utilizzano spesso farmaci che agiscono a livello endocrino, sulla funzione ovarica/ipotalamica.

La pillola anticoncezionale (o altri contraccettivi a base di ormoni estro progestinici) è stata a lungo la soluzione più utilizzata, ma «la sua assunzione può avere effetti collaterali come cefalea, senso di nausea, gonfiore e aumento di peso, aumento del colesterolo nel sangue, incremento del rischio cardiovascolare e dell’insulino resistenza, e addirittura peggiorare l’ovaio policistico a causa dell’aumento dei livelli di insulina provocato dagli estrogeni». Pertanto quando possibile si cerca di sostituirla con altri tipi di terapie, come il Ciproterone acetato, un derivato del progesterone dall’effetto anti-androgeno che blocca l'azione degli estrogeni a livello dei recettori membranali, migliorando sintomi come acne e irsutismo.

Il Clomifene Citrato (CC) è un farmaco ad azione anti-estrogenica, che aumenta la secrezione dell'ormone FSH e favorisce l’ovulazione, pertanto «è indicato come cura contro l’infertilità per le donne con PCOS che desiderano una gravidanza». Ha il vantaggio di essere facile da somministrare e poco costoso, di mantenere basso rischio di gravidanze plurigemellari e di evitare la sindrome da iperstimolazione ovarica severa (OHSS), ma ha il limite di aumentare il rischio di malformazioni congenite nel feto in caso di concepimento. Se il CC non funziona, si può tentare di indurre l’ovulazione somministrando Gonadotropine (LH e FSH di sintesi), che tuttavia possono provocare una risposta ovarica «esplosiva» e far aumentare la probabilità di gravidanze multigemellari e il rischio di OHSS.

Infine una terapia alternativa, ma ancora in fase sperimentale, è quella che utilizza letrozolo e anastrozolo, farmaci che inducono la produzione da parte dell’ipofisi di gonadotropine e lo sviluppo follicolare a livello ovarico.

FARMACI INSULINO-SENSIBILIZZANTI

Tra i rimedi usati nell’ambito della Sindrome dell'Ovaio Policistico ci sono i farmaci antidiabetici orali come la Metformina, che favorisce la riduzione dell’iperglicemia, facilita la gestione del peso corporeo e riduce i livelli sierici di androgeni, garantendo la regolarità del ciclo mestruale e un sensibile miglioramento dei sintomi della PCOS. «È un farmaco sicuro e non necessita di uno stretto monitoraggio della paziente, anche se dopo le prime settimane di trattamento, la cura di mantenimento deve essere adeguata sulla base dei valori della glicemia».

INTERVENTO CHIRURGICO

In caso di mancata risposta al trattamento farmacologico per la PCOS, può rendersi necessario intervenire chirurgicamente per eliminare le cisti. Ma l’esperta rassicura: «L’introduzione delle tecniche chirurgiche mini-invasive e laparoscopiche ha reso queste operazioni molto semplici, prive di conseguenze gravi e anzi in grado di rivelarsi efficaci a lungo termine» sia nel regolarizzare le mestruazioni, sia nell’aumentare la probabilità di gravidanze spontanee o ottenute con tecniche di fecondazione assistita.

RIMEDI NATURALI E OMEOPATICI

Pur ricordando che i rimedi omeopatici non possono sostituirsi ai farmaci nei casi in cui questi siano necessari, la dr.ssa Teodoro legittima l’uso della fitoterapia come aiuto per la riduzione dei sintomi della Sindrome dell’Ovaio Policistico, in virtù della «naturale capacità di alcune piante di favorire l’equilibrio endocrino e metabolico, e regolarizzare l’ovulazione». Tra i rimedi fitoterapici più efficaci ci sono: Agnocasto (regola i livelli alterati di progesterone e prolattina, con un effetto positivo anche nel trattamento dell’infertilità), Dioscorea Villosa (contiene diosgenina, una sorta di progesterone naturale e fitoestrogeni utili per le donne che sono in menopausa), Maca (radice andina, benefica per la salute femminile), Palmetta della Florida e Liquirizia cinese (inibiscono la produzione degli ormoni maschili lasciando invariati gli altri livelli ormonali e aiutano a ridurre la resistenza all’insulina e a regolare i livelli di glucosio nel sangue), Enotera (utile soprattutto contro i disturbi cutanei legati alla PCOS), Olio di lino e Cannella (regolano naturalmente i cicli di ovulazione).

ALIMENTAZIONE E ATTIVITÀ FISICA

«C’è uno stretto legame tra alimentazione, peso corporeo e Sindrome dell’Ovaio Policistico». Studi internazionali hanno dimostrato che sovrappeso e obesità rappresentano fattori di rischio di questa patologia e che una riduzione del 5-10% del peso corporeo nelle donne con PCOS è sufficiente per ridurre gli androgeni circolanti, ripristinare la regolarità dei cicli mestruali e della funzione ovulatoria, aumentare la probabilità di gravidanze.

«Le donne con PCOS dovrebbero seguire una dieta ipocalorica e bilanciata, capace di aumentare la sensibilità insulinica e di normalizzare i livelli glicemici, evitando picchi eccessivi». L’ideale è un’alimentazione di tipo mediterraneo, a base di cibi con un basso indice glicemico (legumi, verdura, frutta poco zuccherina, latticini, cereali integrali, carboidrati complessi), con pasti completi in cui i carboidrati rappresentino non più del 55% delle calorie assunte e che contengano anche grassi e proteine.

«È anche necessario svolgere quotidianamente una moderata attività fisica di tipo aerobico» perché l'impegno muscolare moderato e costante rende più efficace l’utilizzo degli zuccheri da parte dei tessuti, riducendo il carico glicemico di ogni singolo pasto.

INTEGRATORI NUTRACEUTICI

L’uso di supplementi alimentari rappresenta l’approccio più innovativo al trattamento della PCOS: «Non sono farmaci e quindi generalmente non provocano effetti collaterali (se non in caso di ipersensibilità al principio attivo), ma la loro somministrazione deve comunque essere sempre valutata da uno specialista» .

La melatonina ('ormone del sonno') ha un effetto antiossidante che contribuisce al mantenimento delle funzioni riproduttive e metaboliche nelle donne affette da ovaio policistico. Assunta sottoforma di integratore aiuta a proteggere i follicoli dallo stress ossidativo, favorendo una corretta maturazione dell’ovocita, e a ridurre i livelli di ormoni androgeni, regolarizzando i cicli mestruali e riducendo sintomi come acne e irsutismo.

Il Myo-inositolo (o vitamina B7) è un elemento presente in vari alimenti (crusca, cereali integrali, germe di grano, lievito di birra, agrumi, carni in genere ma soprattutto fegato) e coinvolto in numerosi processi biologici. Assunto da solo o associato al D-chiro-inositolo, contribuisce ad abbassare i livelli di androgeni e insulina, riduce ipertensione e ipertrigliceridemia, evita la demineralizzazione delle ossa e favorisce la fertilità femminile e maschile.

Anche Calcio, magnesio, vitamina D e B12 sono essenziali per garantire uno stato di salute ottimale e una loro carenza può esacerbare i sintomi della PCOS oltre a provocare stress, depressione e ansia. In questi casi il medico può consigliare di assumere supplementi alimentari che contengano queste vitamine e minerali.

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