27 Agosto Ago 2018 1440 27 agosto 2018

Lo screening con il Pap Test lascia il posto a quello HPV

Una novità introdotta dopo 70 anni che è già realtà in sei regioni italiane del Centro Nord. Entro il 2020 dovrebbe andare a regime a livello nazionale.

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Pap Test Hpv Esame

Dopo più di 70 anni, un cambio di rotta per tutte le donne: l'utilizzo del Pap Test come primo screening per individuare lesioni precancerose al collo dell'utero sta lasciando il posto al Test Hpv, un esame ancora poco noto e in grado di individuare in modo molto precoce la presenza del Papilloma Virus Humano. Una novità già in vigore in sei regioni del Centro Nord che dovrebbe andare a regime in tutta Italia entro il 2020. Il ben noto Pap Test, invece, utilizzato a questo scopo da circa 70 anni, resta consigliato in seconda battuta, per approfondire eventuali casi di positività.

ENTRO IL 2018 L'OK IN TUTTE LE REGIONI

Secondo il Piano Nazionale Prevenzione 2014-18 del Ministero della Salute, entro il 2018 tutte le regioni avrebbero dovuto prevedere il Test Hpv come screening primario per donne tra 30 e 64 anni. Ma, secondo i dati dell'Osservatorio Nazionale Screening (ONS) aggiornati a fine 2017, le regioni al passo con le previsioni sono solo Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria e Basilicata. Nelle altre si sta procedendo, più o meno velocemente, all'implementazione. Devono invece ancora partire Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia, Sardegna e Bolzano.

I DUE TEST INTEGRATI, GARANZIA MASSIMA DI PREVENZIONE

Il 'tradizionale' Pap Test, insomma, resta l'esame da fare qualora si riscontri una positività al Test Hpv. In Italia, ha spiegato Basilio Passamonti, presidente del Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma (Gisci), «i due test integrati rappresentano il massimo di garanzia possibile per la prevenzione: l'HPV-Test, che è più sensibile, individua le donne con infezione in corso (che può anche risolversi da sola), mentre il Pap test, che è più specifico, va fatto in uno step successivo per individuare l'eventuale lesione dovuta alla modificazione cellulare causata dal virus». A confermare la validità dell'approccio è una nuova revisione di letteratura scientifica appena pubblicata sul Journal of American Medical Association.

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