20 Giugno Giu 2018 1710 20 giugno 2018

Sindrome premestruale: facciamo chiarezza

Che cos'è davvero la SPM? Qual è la causa? Quante donne ne soffrono? Parlarne è necessario, anche per smontare gli stereotipi ed evitare la gogna maschile.

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Sindrome Premestruale Sintomi Rimedi

Mia Landigham, Sandie Craddock. Sono nomi che non vi diranno niente. Eppure queste due donne sono state assolte dall’accusa di omicidio perché considerate innocenti «a causa dello squilibrio ormonale legato alla sindrome premestruale». Mia Landigham, 25 anni, americana ha ucciso il compagno e padre dei suoi tre figli, ma è stata assolta: tre anni con la condizionale e cento ore di affidamento ai servizi sociali invece dell’ergastolo. In Inghilterra la 29enne Sandie Craddock, con alle spallee già 30 denunce per aggressione, ha ucciso a coltellate un suo collega di lavoro. Anche Sandie non ha avuto una condanna detentiva, ma la condizionale e le è stato imposto di curarsi.
Che cosa sia la sindrome pre-mestruale lo sappiamo tutti – tecnicamente l’insieme dei sintomi fisici e psicologici che si manifestano durante la fase luteale del ciclo mestruale e scompaiono con la comparsa del flusso. Tuttavia su tutto il resto – quante donne ne soffrono realmente? Che cos’è davvero la SPM? Un disturbo da curare o solo un evento del corpo come adolescenza e menopausa? La SPM è un’invenzione occidentale? Ha degli aspetti positivi? Qual è la causa della sindrome che affligge così tante donne? C’è molta confusione a riguardo. Le stime di donne che ne soffrirebbero spaziano dal 5 al 97 %, quindi allo stesso tempo riguarda quasi nessuna o quasi tutte.

DI SPM SI PARLA POCO E MALE

Secondo una recente indagine di AssoSalute, le donne sono sempre più stressate, 9 donne su 10 soffrono di «piccoli disturbi femminili» come mal di testa (70 %), gonfiore (49%), tensione muscolare e stress (48%), dolori mestruali (43%). Tra le mie amiche non conosco nessuna che non ne soffra in modo evidente, a parte quelle che prendono la pillola (ma non tutte) o quelle che in un’altra vita erano monache buddiste. Della cosiddetta SPM si parla poco o nel modo sbagliato, si sottolineano sempre e soltanto gli aspetti caricaturali, negativi. Inoltre fare outing è sempre molto rischioso: se lo dici nel modo sbagliato è un attimo ridicolizzare e mettersi in balia da sole dello stereotipo donna-umorale-inaffidabile-preda-di-ormoni-impazziti. Badate bene, non si rischia solo la gogna maschile, ma anche quella delle donne.

A SCUOLA È UN TABÙ

Ho letto di recente su Facebook che alcune di noi sarebbero troppo intente a sbandierare la propria SPM e sono state accusate di fare ostentazione della propria fertilità. Paradossalmente parlarne è fondamentale perché le donne spesso pensano di essere le uniche a farlo. «L’unica strategia per sopravvivere e combattere la sindrome premestruale è parlarne, prima di tutto con se stesse e poi con le altre donne», dice una delle voci che testimoniano il proprio disagio nel libro Il sangue matto (Mondadori) di Lucrezia Lerro. Un libro che non ho amato ma che è l’unico testo in circolazione in Italia sul tema, al momento, se si esclude La Sindrome Premestruale di Marilyn Glenville (Edizioni Il Punto di incontro), un self-help che, per quanto un po’ troppo americano per noi, andrebbe distribuito nelle scuole.

TEMIAMO IL GIUDIZIO MASCHILE

Se la sindrome premestruale l’avessero i maschi, dicono che sarebbe un argomento da talk show. Se l’avessero i maschi - questo è certo – esisterebbe di certo un congedo premestruale, mentre per ora non esiste nemmeno una proposta di legge. (Esiste una proposta di legge sul congedo mestruale, presentata nell’aprile del 2016 dalle deputate Romina Mura, Daniela Sbrollini, Simonetta Rubinato e Maria Iacono - il congedo prevede il diritto a tre giorni di riposo al mese, retribuiti, per le donne che soffrono da dismenorrea, ma è stata accantonata, vediamo cosa farà il nuovo ministro della Salute Giulia Grillo).

«La sindrome premestruale», dice la scrittrice Rosella Postorino, autrice de Le assaggiatrici (Feltrinelli), un libro che racconta l’eterno femminino ai tempi del Nazismo, «è una sindrome cioè una serie di sintomi che caratterizza un disagio. Se ho l’influenza, quei sintomi sono riconosciuti. Se ho paura di raccontare agli uomini che ogni mese non solo sanguino per giorni, ma posso avere un down emotivo oltre a tanti altri sintomi e che, nonostante tutto, continuo a lavorare, vuol dire che ho ancora una fortissima soggezione verso il giudizio maschile». Ed è proprio questo il punto. Forse bisognerebbe cominciare a non vivere come se questi sintomi non esistessero e tentare di ascoltare questi sintomi e, compatibilmente con i propri impegni, cambiare il nostro stile di vita. «Fosse per me bisognerebbe starsene in una caverna e non in mezzo alla gente», dice Melissa Panarello. «Se le donne potessero essere pagate durante la sindrome e stare a casa tanto meglio, ma sappiamo che non sarà mai così, non lo è per le donne incinte!», continua la scrittrice catanese.

OGNUNA HA I PROPRI PICCOLI RIMEDI

Durante la SPM si rende meno, si è più distratte. Del resto il corpo delle donne funziona in modo diverso e non bisogna per forza farlo funzionare come quello dei maschi. Alcune donne mi hanno raccontato che la SPM è per loro «come una cassa di risonanza, un buco nero, nei buchi le voci fanno eco». Altre che si sentono come fossero un po’ drogate. Personalmente ho sempre sofferto di questa sindrome, senza mai capirlo, o realizzandolo quando era tardi. Però quando, nell’ultimo anno, i sintomi sono peggiorati (tachicardia, insonnia, tristezza devastante) ho cominciato a farci più caso, a studiarli, e anche a fare alcune azioni speciali in quella settimana problematica. È vero, in fondo ognuno ha i suoi 'piccoli segreti', come li chiama Élise Thiébaut, l’autrice di Questo è il mio sangue. Manifesto contro il tabù delle mestruazioni (Einaudi): «Bere un caffè, succo di limone, litri d’acqua e andare a ballare fino all’alba. Il ballo scioglie le tensioni, rilassa il bacino, il ritmo dei bassi calma il cuore. Anche l’orgasmo è un buon sistema di tirarsi su in quei momenti». Nel frattempo, io sogno un mondo in cui gli uomini invece di chiederti con aria aggressiva: «Ma ti devono venire?», dicano più semplicemente: «Perché non ti rilassi che stasera cucino io?».

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