23 Maggio Mag 2018 1705 23 maggio 2018

I falsi miti sul fibroma uterino

Partorire è impossibile, la pillola non lo previene, bisogna sempre operare: le credenze errate spiegate dalla ginecologa Rossella Nappi.

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È un dolore silenzioso, che si insinua nella quotidianità. Tra le pieghe di un vestito e un appuntamento di lavoro. Genera imbarazzo, sofferenza, forte senso di stanchezza e avvilimento. Sulla metropolitana, in ufficio, all’università. Un dolore perenne al basso ventre che non se ne va. Un ciclo mestruale molto abbondante, fatto di un male che toglie il fiato. Sofferenza durante i rapporti sessuali e un fastidioso senso di pesantezza unito a minzione frequente e a un assiduo bisogno di evacuare. Il fibroma uterino è una malattia che colpisce il 15% delle donne in età fertile, in particolare dopo i 35 anni e, spesso, porta nella vita delle persone un pesante carico emotivo, fatto di paure, tabù e disagi. È il disturbo più comune dell’apparato genitale interno femminile ed è tipico dell’età fertile proprio perché la sua crescita è influenzata dagli ormoni della riproduzione, estrogeni e progesterone.
Il fibroma uterino evoca interrogativi e angosce, condizionando varie sfere del quotidiano. Per la professoressa Rossella Nappi, ginecologa e sessuologa presso l’IRCCS Policlinico San Matteo dell’Università degli Studi di Pavia, si tratta, nella maggior parte dei casi, di una patologia benigna: «Soltanto quando cresce molto rapidamente è bene tenerlo sotto controllo e intervenire chirurgicamente per rimuoverlo e analizzarlo, ma ciò è piuttosto raro», spiega.

Generalmente, infatti, i fibromi crescono lentamente e diventano sintomatici quando raggiungono una dimensione di circa tre centimetri se si trovano nella parete dell’utero. Possono essere interni (detti sottomucosi) e, secondo la dottoressa Nappi, in questo caso possono dare segni della loro presenza molto precocemente, anche quando sono di pochi millimetri, perché danno origine a spotting (sanguinamenti erratici) e dolori crampiformi. «È molto importante non farli crescere», continua la dottoressa, «perché in quel caso potrebbero generare una serie di disturbi come il dolore e il sanguinamento eccessivo con importanti conseguenze per il benessere e la qualità di vita». Una volta scoperta questa patologia è necessario fare una visita accurata e un’ecografia pelvica di controllo a distanza di 3-6 mesi: «Questo è molto importante per monitorarne la crescita, individuando così posizione e distanza dalla muscosa interna dell’utero».

Le domande e i dubbi delle donne attorno a questo disturbo sono tantissimi. C’è chi crede di non poter più fare attività fisica, chi pensa di dover cambiare completamente il proprio stile di vita e chi si chiede il motivo di questa patologia. La necessità di intervenire con un'isterectomia (l’asportazione chirurgica dell’utero) o la condanna a non poter avere figli, per esempio sono falsi miti. La professoressa Nappi ha spiegato a LetteraDonna quali sono i più comuni e perché è necessario smentirli.

IL FIBROMA COMPORTA SEMPRE STERILITÀ: FALSO

«Molto spesso si pensa che questa patologia comporti necessariamente l’asportazione dell’utero, mentre invece non è sempre così», conferma la dottoressa Nappi. Secondo la ginecologa non è sempre corretto dire che il fibroma provochi sterilità. Ma certamente le sue dimensioni e la sua posizione possono interferire con il processo della fecondazione e dell’impianto dell’embrione.

PARTORIRE CON IL FIBROMA NON SI PUÒ: FALSO

«Molte donne presentano piccoli fibromi asintomatici che vengono scoperti in gravidanza, perché crescono sotto la spinta ormonale e, anche in questo caso, le possibili complicanze come l’aborto, le anomalie della placenta e della posizione del feto, le contrazioni uterine ed il parto prematuro, dipendono dalle dimensioni e dall’ubicazione», spiega Nappi. Molte donne possono portare a termine la gravidanza senza problemi, partorendo anche per vie naturali.

I FARMACI FAVORISCONO LA CRESCITA DEL FIBROMA: FALSO

Non ci sono farmaci o comportamenti scorretti che favoriscono la crescita di un fibroma. Tuttavia esiste solo un’eccezione ed è costituita dall’uso del tamoxifene, utilizzato per la terapia ormonale del tumore alla mammella, spiega la ginecologa.

LA PILLOLA NON PREVIENE IL FIBROMA: FALSO

Molte ragazze sono convinte che l'uso della pillola anticoncezionale favorisca la crescita dei fibromi. In realtà tutto dipende dalla predisposizione del soggetto ad avere sanguinamenti abbondanti e dolorosi: «L'uso di questo farmaco, al contrario, spesso viene proposto per prevenirli, perché la sua azione di ridurre il sanguinamento si ritiene utile per il rallentamento del loro sviluppo», spiega Nappi. Che però avverte: la terapia, in alcuni soggetti, potrebbe non risultare efficace».

LA FAMILIARITÀ NON C'ENTRA: FALSO

Spesso c’è familiarità e una predisposizione particolare a sviluppare un’eccessiva produzione di ormoni femminili, soprattutto estrogeni, con un deficit dell’azione del progesterone: «Ciò accade, soprattutto, nelle donne con problemi di obesità».

BISOGNA SEMPRE OPERARE: FALSO

Prima di pensare di operare un fibroma, per via laparoscopica se posizionato nella parete uterina o per via isteroscopica se posizionato all’interno della mucosa uterina, oggi è possibile utilizzare il primo farmaco registrato per la terapia medica dei fibromi, l’Ulipristal acetato, alla dose di 5 mg al giorno per cicli di 3 mesi con un intervallo minimo tra un ciclo di terapia e l’altro di circa 45-60 giorni. «Nella maggior parte dei casi, si riducono di volume con una riduzione della perdita di sangue mestruale e un recupero delle scorte di ferro, dato fondamentale nel caso la donna sia candidata alla chirurgia conservativa (cioè alla rimozione soltanto del fibroma, ndr), come, per esempio, nelle donne desiderose di prole», spiega la ginecologa.

FARMACO E MENOPAUSA NON RIDUCONO IL FIBROMA: FALSO

Soprattutto nelle donne che si avvicinano alla menopausa, cicli ripetuti di Ulipristal acetato possono prevenire l’intervento chirurgico, dal momento che con l’avvento della menopausa i fibromi tendono a rimpicciolirsi da soli e diventano asintomatici.

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