Femminismo

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11 Ottobre Ott 2019 1259 11 ottobre 2019

Il femminismo di Eleanor Roosevelt in quattro punti

Ha trasformato la first lady in una figura politica. E ha lottato per i diritti delle donne. Ecco i motivi che l'hanno resa paladina dell'emancipazione.

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Se oggi le first lady americane non sono più soltanto le mogli silenziose dei presidenti, il merito è tutto di Eleanor Roosevelt. Sì, è proprio così: quella che, per anni, ha dovuto combattere con il nomignolo di “brutto anatroccolo” e un bodyshaming che non ha mai accennato a fermarsi, ha rivoluzionato tradizioni e protocolli, dimostrando quanto di più ci fosse dietro a sorrisi di circostanza e outfit patinati. Una delle tante battaglie per il riconoscimento dei diritti delle donne a cui ha prestato volto e voce. In occasione dell’anniversario della sua nascita, ecco i motivi che l’hanno resa simbolo di un femminismo che non ha conquistato soltanto gli Stati Uniti.

HA TRASFORMATO LA FIRST LADY IN UNA FIGURA POLITICA

Se pensavate che l’exploit della first lady fosse merito di Hillary Clinton o Michelle Obama, vi siete sbagliate di grosso. Il lungo percorso che ha portato la moglie del presidente a non essere soltanto questo è nato proprio dal ruolo pubblico e dalla statura politica di Eleanor Roosevelt. Spingendosi a guardare oltre la beneficenza e muovendosi sicura nel complicato scenario del primo Dopoguerra, ha ottenuto la fiducia di ambienti che prima di lei non avrebbero mai immaginato di poter prendere in considerazione la presenza o, ancor più, l’intervento di una donna. E dopo la morte del marito ha conquistato forse uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera: l’endorsement del presidente Truman e la nomina a membro della delegazione ufficiale statunitense ai lavori della prima assemblea delle Nazioni Unite. Il punto di partenza della Dichiarazione dei diritti umani e di tutte quelle lotte che l’hanno vista in prima linea a combattere per la parità di genere. Ma soprattutto la dimostrazione che i brutti anatroccoli, in un modo o nell’altro, riescono sempre a trasformarsi in cigni.

HA LOTTATO PER L’EMANCIPAZIONE IN ANNI DIFFICILI

Ridefinendo il ruolo della prima donna d'America, Eleanor si è trasformata in poco tempo negli occhi e nelle orecchie del marito, spingendolo a non mettere da parte i diritti civili, quelli dei lavoratori e, soprattutto, quelli delle donne. Cause a cui ha dedicato tempo e attenzione, spostandosi da una parte all’altra del Paese e coinvolgendo la pubblica opinione attraverso conferenze stampa (che, seppur limitate alle sole giornaliste, fu la prima a tenere) e i lunghi editoriali che firmava su 90 giornali diffusi su tutto il territorio nazionale per la sua rubrica My day. Tutti strumenti che le hanno consentito di portare avanti una battaglia che ha saputo spostarsi su più fronti: dalla rivendicazione del diritto di voto per le donne a quella di migliori condizioni e salari per le lavoratrici, passando per un riconoscimento formale delle figure femminili in politica attraverso l’accesso a ruoli e posizioni che fino a quel momento erano stati esclusiva degli uomini. Un impegno, insomma, che non partiva da un femminismo di circostanza ma dall’esperienza di una persona che, stanca di tacere davanti alle ingiustizie, ha saputo utilizzare la fama per fermarle. O, almeno, per provare a farlo.

HA INCORAGGIATO LE DONNE A ESSERE LIBERE E CURIOSE

In un articolo apparso il 24 agosto 1935 sul Saturday Evening Post, la signora Roosevelt lanciò alle donne un invito prezioso: quello di non lasciarsi tarpare le ali da nessun uomo, dando libero sfogo alla libertà e soprattutto alla curiosità. Proprio come ha fatto lei, che non ha mai permesso a nessuno di zittirla e ha cercato sempre di guardare il mondo con gli occhi aperti e le orecchie tese, facendosi mille domande e non accontentandosi mai di quello che gli altri cercavano di propinarle come verità assoluta. Un modo di pensare e vivere perfettamente riassunto nell’apertura del suo Elogio alla curiosità: «Poco tempo fa è apparsa una vignetta in cui due minatori alzavano gli occhi con sorpresa esclamando con malcelato orrore: “Ecco che arriva la signora Roosevelt!”. Con maniere singolari e sottili mi si è fatto capire che quella vignetta doveva farmi un po’ vergognare, perché di certo c’era qualcosa che non andava in una donna che voleva vedere e sapere di tutto un po’».

NON SI È LASCIATA PIEGARE DA INSICUREZZE E BODYSHAMING

Quello con l’aspetto fisico non è mai stato un rapporto facile. E il fatto che non rientrasse nei canoni di bellezza che l’America spingeva non l’aiutò sicuramente ad accettarsi. Almeno negli anni dell’adolescenza. Il matrimonio con Roosevelt e l’introduzione alla vita politica la esposero a un bodyshaming molto più pesante ma, contemporaneamente, la aiutarono a lasciarsi alle spalle il giudizio degli altri, facendo parlare, più che l’aspetto fisico, la preparazione e la competenza che per decenni aveva accumulato a suon di studio e sacrifici. Invitando chi dubitava di lei ad andare oltre le apparenze.

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