29 Settembre Set 2019 0800 29 settembre 2019

Perché Mafalda è un fumetto femminista

Comparsa sui giornali il 29 settembre 1964, la bambina nata dalla penna di Quino si è sempre battuta contro il sessismo. E sue battute al vetriolo sono state spesso urlate come slogan nelle manifestazioni.

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mafalda femminista

Ha sei anni, odia la minestra, non si accontenta delle risposte con cui gli adulti cercano di zittire la sua curiosità e i giocattoli le interessano molto meno della guerra in Vietnam o della parità di genere. Mafalda, personaggio dei fumetti nato dall’immaginazione del disegnatore argentino Quino, non è mai stata una bambina come le altre. E, prima di qualsiasi movimento di protesta, ha avuto il coraggio di rompere il silenzio su quegli stereotipi che, già 50 anni fa, costringevano le donne a mettere da parte l’ambizione e accontentarsi del ruolo di madre e moglie devota. Critica e contestatrice, le sue battute al vetriolo sono state spesso urlate come slogan nelle manifestazioni e le attiviste ne hanno presto fatto dei mantra. Trasformandola nel simbolo di un femminismo che non ha una data di scadenza.

PICCOLE FEMMINISTE CRESCONO

Comparsa per la prima volta sui giornali il 29 settembre 1964, la bambina dai capelli neri e arruffati non si è mai fatta zittire da chi scambiava la sua indignazione per un capriccio. E alzando la voce e abbandonando la comodità del silenzio, ha avuto il coraggio di sfidare lo status quo, scagliandosi contro il sessismo che la circondava e invitando le donne a pensarsi con una consapevolezza diversa. Non si è fatta problemi a riprendere e a denunciare gli atteggiamenti sbagliati del padre, del fratellino o degli amici maschi, convinti di essere superiori solo perché la società, fino a quel momento, li aveva abituati a farlo. E ha usato l'ironia per mettere in luce l’insensatezza di quegli standard di bellezza che volevano la donna alta, magra, bionda, una bambola impeccabile e perfetta nata in funzione dell’uomo e completamente priva di qualsiasi guizzo e spirito critico. Di una voce da usare per farsi sentire, proprio come quella della piccola Mafalda.

SE GLI STEREOTIPI LE FANNO PIÙ SCHIFO DELLA MINESTRA

Forse, però, la lotta che più ha messo in luce il femminismo della bambina di Quino è stata quella contro gli stereotipi di genere. Ribadendo candidamente di non «voler diventare una donna mediocre come la madre», invita bambine e ragazze a riflettere su quanto sbagliato possa essere tarparsi le ali per compiacere gli altri. La piccola pasionaria vuole vedere e sentire quello che la circonda, ed è proprio per questo che non capisce il perché la madre o l’amica Susanita non riescano a guardare oltre i panni della casalinga, felice e appagata tra le quattro pareti della sua cucina, con il matrimonio come unico obiettivo e gli occhi chiusi davanti al mondo e a tutti i suoi disastri. Normalizzando, così, quella disuguaglianza rispetto all’uomo che a Mafalda fa schifo tanto quanto la minestra. O forse un po’ di più.

GLI ALTRI TEMI CHE LE STANNO A CUORE

Simbolo di una generazione che si rifiuta di stare alle regole e ai divieti degli altri, la curiosità e l'irriverenza di Mafalda hanno spinto i giovani a preoccuparsi di temi e problemi che non potevano e non dovevano rimanere soltanto prerogativa degli adulti. Dalle atrocità della guerra all'urgenza della pace nel mondo, passando per la necessità di schierarsi consapevolmente contro il razzismo e vivere nel rispetto dell'ambiente, non c'è un argomento su cui non abbia espresso un'opinione forte. Dimostrando come, spesso, lo humor e l'innocenza dell'infanzia facciano vedere e capire la realtà molto più di qualsiasi altra cosa.

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