Femminismo

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26 Settembre Set 2019 1130 26 settembre 2019

Le battaglie femministe di Serena Williams

Dalla lotta contro il gender pay gap a una linea di abiti contro il bodyshaming: nel giorno del suo 38esimo compleanno, tutte le battaglie che hanno reso la tennista un'icona di girl power.

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Serena Williams non si è mai accontentata di essere soltanto la più grande giocatrice di tennis della sua generazione. Approfittando della fama conquistata grazie alle sue straordinarie performance sul campo, si è sempre impegnata a rivendicare a gran voce il valore delle donne nel mondo dello sport (e non solo), lottando per la conquista di diritti fin troppo spesso dati per scontati. In occasione del suo 38esimo compleanno, vi raccontiamo le battaglie che le hanno fatto conquistare un posto di diritto tra le icone del femminismo internazionale.

LA LOTTA PER LA PARITÀ DEI DIRITTI

Vittima di numerosi attacchi sessisti (ultimo in ordine di tempo quello subìto nel 2018, durante la finale degli US Open contro Naomi Osaka), Serena Williams ha sempre espresso con estrema chiarezza la sua opinione sulla necessità di pari diritti tra uomini e donne nel tennis. Ribadendo l’importanza di valutarne le prestazioni e il successo indipendentemente dal sesso e incoraggiando le ragazze più giovani a lottare per i propri sogni senza farsi intimidire da un mondo che sembra non avere alcuna fiducia in loro. E, in un editoriale pubblicato su Porter Magazine, la campionessa ha raccontato la sua esperienza con la discriminazione, iniziata quando, già a tre anni, c’era gente che trattava il suo sogno di diventare una tennista professionista come un capriccio femminile: «Troppo spesso non veniamo supportate a sufficienza e veniamo scoraggiate quando si tratta di scegliere un percorso. Spero che tutto questo cambi. Per me è stata tutta questione di resilienza. Ciò che per gli altri era un difetto o uno svantaggio, la mia razza, il mio genere, il mio aspetto fisico, per me è diventato un combustibile per il successo. Non ho mai lasciato che nulla e nessuno mi limitasse. Ho preso in mano il mio futuro».

RISOLVERE IL GENDER PAY GAP

Ovviamente la parità passa anche attraverso l’annullamento del gender pay gap. E Serena Williams lo sa bene. In una lettera pubblicata su Fortune nel 2017 in occasione del Black Women’s Equal Pay Day, la tennista ha parlato di come il problema delle differenze di retribuzione tra i due sessi stia principalmente nel fatto che non siano riconosciute come un problema, pur avendo conseguenze piuttosto evidenti. Soprattutto nel caso delle donne di colore che, «costrette da anni di oppressione sistematica a pensare di essere inferiori», si sono accontentate di stipendi minimi nonostante abbiano spesso lavorato il doppio dei colleghi maschi (negli Stati Uniti, ad esempio, per ogni dollaro guadagnato da un uomo, le donne si trovano a intascare solo 63 centesimi). Cosa fare, dunque, per cambiare le cose? Serena sembra avere ben chiaro il piano d’azione: prima di tutto «portare il tema al centro della discussione, in modo tale che i datori di lavoro si rendano conto della sua effettiva gravità» e, in secondo luogo, contribuire ad alimentare una cultura che faccia delle differenze un punto di forza, spingendo le nuove generazioni di figlie, mogli e madri a non dare mai per scontato il proprio valore e a «non tacere mai davanti al peso delle ingiustizie».

DALLA CAMPAGNA CONTRO LA VIOLENZA DOMESTICA A QUELLA PER LA PREVENZIONE DEL CANCRO AL SENO

Sfruttando la visibilità che si è guadagnata nel mondo del tennis, Serena è diventata ambasciatrice di numerosi progetti e campagne. Nel 2018, combinando la sua passione per la moda con la beneficenza, ha preso parte alla Allstate Foundation’s Purple Purse Initiative, progetto di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne per il quale ha realizzato uno zaino e un portachiavi. Ma non è tutto: è diventata anche uno dei volti della campagna I Touch Myself, intonando a cappella l'omonima canzone di Chrissy Amphlett e invitando le donne a non sottovalutare l’importanza dell’autopalpazione nella prevenzione del cancro al seno.

UNA LINEA DI ABITI CONTRO IL BODYSHAMING

Da sempre orgogliosa della propria bellezza poco convenzionale, nel 2015 ha lanciato la sua prima linea di moda. Dai completi per fare sport agli abiti lunghi ed eleganti, un solo denominatore comune: abbracciare ed esaltare tutte le taglie. Facendo sentire ogni donna «orgogliosa e sicura di sé in ogni passo della sua vita». Un’ottima risposta anche allo spietato bodyshaming che l’ha vista spesso protagonista, prima per il fisico eccessivamente muscoloso che, secondo i suoi detrattori, la faceva sembrare un maschiaccio, poi per i naturali chili di troppo lasciati dalla gravidanza. Coi quali ha orgogliosamente posato sulla copertina di Harper’s Bazaar, rifiutando qualsiasi tipo di fotoritocco.

DIFENDENDO IL DIRITTO ALL’EDUCAZIONE

In partnership con Helping Hands Jamaica, la regina dello Slam non si è limitata a battersi per garantire a tutti il diritto all’educazione ma ha partecipato attivamente alla costruzione di una scuola in Giamaica. Progetto che il suo Serena Williams Fund ha poi esteso anche al Kenya e all’Uganda, contribuendo a rompere tutti quei tabù (tra cui quello legato alle mestruazioni) che costringono bambine e ragazze a non poter frequentare la scuola come tutti i loro coetanei. Un impegno che ha rinnovato anche entrando nei membri del board di Survey Monkey e rivendicando una maggiore rappresentazione per le donne di colore negli organici delle grande aziende di tech della Silicon Valley.

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