26 Settembre Set 2019 1742 26 settembre 2019

Chi era Lou Von Salomé, la musa degli intellettuali tedeschi

Femminista, ispirò celebri pensatori e fu tra le prime ad analizzare la sessualità femminile. La sua storia è al centro del film eponimo, al cinema dal 26 settembre.

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Amata e ammirata da alcuni dei filosofi più celebri del panorama ottocentesco, tra i tanti meriti di Lou Von Salomé spicca, senza dubbio, quello di aver ispirato una delle opere più note di Friederich Nietzsche. Ma fermarsi solo a questo sarebbe sicuramente riduttivo. Personalità complessa e sfaccettata, ha indossato i panni della scrittrice, della studiosa di psicoanalisi, dell’amante spregiudicata. E, trasgredendo a tutte le convenzioni dell'epoca, ha rivendicato a gran voce la sua autonomia di donna contro gli obblighi della cultura patriarcale. Una storia straordinaria che la regista tedesca Cordula Kablitz-Post ha deciso di raccontare nel suo ultimo film, Lou Von Salomé, nelle sale italiane dal 26 settembre.

CHI ERA LOU VON SALOMÉ

Unica femmina dei sei figli di un generale dell’esercito dei Romanov, sin da piccola Lou aveva dato prova di un’intelligenza fuori dal comune e di uno spirito vivace e ribelle. Forte dell’appoggio della famiglia, che riuscì a garantirle un’educazione di un certo livello, e degli insegnamenti del pastore luterano Hendrik Gillot, a soli 19 anni vantava una cultura umanistica che faceva invidia ai grandi intellettuali della scena austriaca. E, coltivando il talento per la scrittura, aveva già iniziato a gettare le basi per quello che sarebbe stato uno dei tanti risvolti della sua carriera. Costretta ad abbandonare San Pietroburgo per motivi di salute, si trasferì prima a Zurigo e poi a Roma, dove ebbe modo di dare sfogo a quella curiosità che avrebbe presto contribuito alla costruzione del suo personaggio. Quello di una donna che ne nascondeva altre mille, pronta a sfidare qualsiasi stereotipo di genere.

UNA CARRIERA ECLETTICA

Tra le prime donne a dedicarsi allo studio della psicanalisi e ad approfondire il tema della sessualità femminile in una serie di opere che riuscirono a conquistare perfino Sigmund Freud, fu una pensatrice particolarmente versatile e produttiva. Che, oltre a scrivere saggi, firmò anche numerose novelle e opere teatrali, nelle quali le protagoniste femminili erano donne allergiche alle regole e completamente votate a un irrefrenabile desiderio di indipendenza.

Matthias Lier (Ernst Pfeiffer) e Nicole Heesters (Lou Von Salomé) in una scena del biopic tedesco

ACCANTO AGLI INTELLETTUALI TEDESCHI

Il suo interesse per la letteratura e la psicanalisi le assicurò presto l’amicizia (e, spesso, l’amore non corrisposto) di alcuni dei più celebri intellettuali tedeschi. Fu proprio grazie allo scrittore Paul Rée, il primo dei tanti pretendenti che si videro rifiutati dall’intraprendente 21enne, che la ragazza conobbe Friederich Nietzsche. Uniti da idee e visioni affini, i tre fondarono una comune, uno spazio dove discutere liberamente di filosofia e poesia, dando sfogo all’immaginazione. Quello che per Lou era soltanto un buon feeling divenne per il filosofo l’inizio di un innamoramento destinato a finire male ma che gli avrebbe regalato tutta l’ispirazione necessaria a scrivere Così parlò Zarathustra. Nietzsche non fu né la prima né l’ultima vittima del fascino della studiosa. Che, nonostante il matrimonio con lo storico Andreas, continuò a collezionare spasimanti e a rifiutarsi di mettere un freno alla propria vita sentimentale e sessuale. Come dimostrato dalla travagliata storia con il medico Friederich Pineles e dall’ambiguo rapporto con il poeta Rainer Maria Rilke che, grazie ai suoi input, scriverà, pochi anni dopo, “I quaderni di Malte Laurids Brigge” e le “Elegie duinesi”. L’interesse per lo studio della psicologia la portò presto a scoprire le teorie di Sigmund Freud e, dopo qualche anno, a entrare nel suo team, contribuendo agli studi sulla sessualità a cui il maestro si stava dedicando. Un’opportunità che le permise di diventare una vera e propria autorità nel campo e a cui si dedicò strenuamente fino agli ultimi giorni di vita.

Da sinistra, Katharina Lorenz e Alexander Scheer, Lou Von Salomé e Friederich Nietzsche nel film della regista tedesca

FEMMINISTA ANTE LITTERAM

Vivendo fuori dalle regole che la società pretendeva di imporle, Lou divenne ben presto simbolo del femminismo di una nuova generazione pronta a rivendicare la propria autonomia davanti all’oppressione degli uomini. Una battaglia che portò avanti vivendo l'amore senza inibizioni, rifiutando i divieti della religione e della Chiesa, il matrimonio e capovolgendo l’immagine della donna, fino a quel momento costretta a subire le scelte che gli altri le imponevano.

TRA FICTION E FILM

Quella di Lou Von Salomé è stata una storia che si è prestata facilmente anche ad adattamenti letterari, cinematografici e televisivi. E se la letteratura ha preferito concentrarsi su un aspetto in particolare, la sua relazione con Nietzsche (che troviamo, ad esempio, al centro del romanzo di Irvin Yalom, When Nietzsche wept), il cinema e la televisione hanno cercato di esplorarne il personaggio a tutto tondo. Come dimostrato dalla pellicola della regista italiana Liliana Cavani, Al di là del bene e del male, e dal più recente Lou Von Salomé, biopic curato dalla filmmaker tedesca Cordula Kablitz Post.

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