12 Settembre Set 2019 0835 12 settembre 2019

Chi è Mae Jemison, prima afroamericana ad andare nello spazio

Era il 12 settembre 1992 quando l'astronauta entrava in orbita su una navicella. Una conquista storica per le donne di colore che l'ha incoraggiata a battersi contro il gender gap nelle Scienze.

 

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mae jemison

Chiunque, da bambino, ha immaginato di poter diventare un astronauta e scoprire i misteri dell’Universo. E se molti, una volta adulti, hanno dovuto, per scelta o necessità, abbandonare quel sogno in un cassetto, c’è qualcuno che, invece, è riuscito a realizzarlo. Compiendo un’impresa epica e, addirittura, entrando nella storia. Era il 12 settembre 1992 quando l’astronauta Mae Jemison entrava in orbita a bordo dello Space Shuttle Endeavour, diventando la prima donna afroamericana ad andare nello Spazio. Conosciamola meglio.

CHI È MAE JEMISON

Classe 1956 e originaria di Decatur, Alabama, Mae ha sempre visto nella scienza l’inizio e la fine del suo percorso professionale e di vita. Supportata dai genitori che, sin da bambina, le avevano insegnato l’importanza di porsi continuamente delle domande e di non accontentarsi mai di quelle risposte che gli altri spacciavano per verità assolute, passava interi pomeriggi a guardare allunaggi e missioni spaziali in televisione. E si chiedeva come mai tutti gli astronauti fossero uomini bianchi, preoccupata che «gli extraterrestri potessero rimanere interdetti davanti a questa strana realtà». Una realtà con la quale si scontrava anche a scuola, dove la mentalità ristretta e conformista del tempo non vedeva di buon occhio le bambine che sognavano di diventare scienziate, dottoresse o astronaute piuttosto che infermiere o maestre. Forte di una buona dose di ingenuità e arroganza e incoraggiata dall’esempio e dalle lezioni dei suoi miti, Martin Luther King e la tenente Ushura di Star Trek, uno dei primi personaggi televisivi afroamericani a non interpretare una cameriera, conquistò a soli 16 anni una borsa di studio per l’università di Stanford dove riuscì a distinguersi non soltanto per essere riuscita a conseguire due lauree (una in Ingegneria Chimica, l’altra in Studi africani e afroamericani) ma anche per aver superato la difficile condizione di essere una giovane donna nera in quelle facoltà in una realtà come quella degli Stati Uniti negli Anni ’70 dove discriminazione razziale e discriminazione di genere erano all’ordine del giorno. Come ha spiegato in un’intervista al New York Times: «Mi ricordo che c’erano professori che facevano finta che non esistessi. Se facevo una domanda, mi guardavano come se fossi scema, poi quando la stessa domanda la faceva un ragazzo bianco erano pronti a sottolineare quanto l’osservazione fosse acuta». Dopo la terza laurea in Medicina (e una serie di viaggi tra Cuba, Kenya e Thailandia, nel corso dei quali si dedicava a prestare attività di primo soccorso), nel 1983 la missione spaziale di Sally Ride, prima americana ad andare nello Spazio, la convinse del fatto che la NASA fosse pronta a accogliere una donna di colore. E, nel 1987, fu accettata nel programma spaziale.

IL VIAGGIO NELLO SPAZIO E LA VITA DOPO LA NASA

Lanciata in orbita su uno shuttle, dopo qualche anno di lavoro nei laboratori, Mae rimase in missione dal 12 al 20 settembre 1992, per un tempo di 190 ore, 30 minuti e 23 secondi. Durante quei giorni ebbe modo di vedere Chicago, proprio come aveva sempre sognato da piccola, e dedicarsi a esperimenti sull'assenza di peso e sul mal di movimento. Lasciata la NASA nel 1993 perché intenzionata a focalizzare il proprio interesse sugli studi relativi all’interazione tra tecnologia e vita quotidiana, fondò una propria azienda, la Jemison Group e, successivamente, finanziò la fondazione della Dorothy Jemison Foundation for Excellence, istituto intitolato alla madre dove studenti tra i 12 e i 16 anni avevano l’occasione di spendere quattro settimane a interrogarsi su grandi temi e problemi e a elaborare strategie per provare a risolverli attraverso la scienza. Ma non è tutto. Perché in quell’anno, l’astronauta riuscì a conquistare anche un altro primato: ottenne, infatti, una parte nell’episodio Second Chance di Star Trek dove, vestendo i panni della Tenente Palmer, divenne la prima vera astronauta ad apparire nella serie.

NON SOLO SCIENZA

Ma la scienza non fu l’unica passione di Mae Jemison. Appassionata di danza, aveva iniziato a ballare all’età di 11 anni e, nel corso della sua carriera, tentò sempre di trovare un denominatore comune tra il ballo e lo spazio, convinta che entrambe fossero espressione di una creatività senza confini. Idea che la portò anche ad aprire uno studio di danza in casa, a produrre diversi spettacoli di modern jazz e danza africana e a far sentire la propria voce in dibattiti e conferenze per promuovere l’importanza di uno studio congiunto di arti e scienza.

LA LOTTA CONTRO IL GENDER GAP NELLE STEM

Nonostante non abbia mai davvero pensato di essere un esempio o un modello a cui ispirarsi, Mae ha sempre cercato di utilizzare la propria esperienza per facilitare il cammino delle future generazioni di ragazze intenzionate a dedicarsi a studi scientifici. E, da ambasciatrice del progetto Women of color in flight, si è battuta (e continua a battersi) per una maggiore inclusione delle donne in genere e, in particolare, delle afroamericane, in progetti legati alla ricerca e alla sperimentazione aerospaziale. Perché, come ha raccontato nel suo memoir Find where the wind goes, nessun preside di periferia possa più dire a una sua collega «speravo che la NASA mi mandasse un uomo a promuovere la partecipazione dei giovani al programma spaziale. Una donna come astronauta non è credibile».

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