11 Settembre Set 2019 1345 11 settembre 2019

Florence Chadwick che attraversò la Manica in entrambe le direzioni

Era l'11 settembre 1951 quando la nuotatrice riuscì nell'impresa che la fece entrare nella Storia, superando il record del suo mito Gertrude Ederle e diventando un esempio per le future generazioni.

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florence chadwick

Nuotare nelle acque libere era sempre stata la sua vocazione, ma non avrebbe mai immaginato che quella passione l’avrebbe portata a sconfessare pregiudizi, battere record assoluti e persino entrare nella Storia. In occasione dell’anniversario dell’epica impresa che l’ha resa celebre, questa è la storia di Florence Chadwick, la prima donna ad aver compiuto la traversata del Canale della Manica a nuoto in entrambe le direzioni. Era l'11 settembre 1951.

UNA NUOTATRICE DA LUNGHE DISTANZE

Nata a San Diego il 9 novembre 1918, scoprì la sua vocazione per il nuoto all’età di sei anni, quando lo zio decise di iscriverla ad una gara. Nonostante il talento innato e le lunghe sessioni di allenamento, però, la piscina non fu mai davvero il suo mondo. La giovane Florence, infatti, preferiva di gran lunga il mare aperto e l’emozione di dover fare i conti con l’incertezza delle onde e delle correnti. A soli 10 anni riuscì ad arrivare quarta in una competizione notturna sulla distanza di due miglia e mezzo e, l’anno dopo, raggiunse il podio in una sei miglia nella baia di San Diego, vittoria che la consacrò come la più giovane atleta ad aver tentato l’impresa. Era soltanto l’inizio di una carriera straordinaria dedicata al nuoto di fondo, in cui sarebbe riuscita a mettere perfettamente a frutto le naturali doti di resistenza e velocità che l’avevano sempre contraddistinta. In barba a chi non riusciva proprio a prenderla sul serio, visti i discutibili risultati ottenuti nelle gare in acqua clorata e la mancata qualificazione tra le nuotatrici che avrebbero rappresentato gli Stati Uniti in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936.

DOPO IL FALLIMENTO IL RECORD ASSOLUTO

Non contenta delle medaglie intascate e della gloria conquistata fino a quel momento, Florence iniziò a concentrarsi su quello che, fin dall’infanzia, era il suo più grande sogno: attraversare a nuoto il Canale della Manica e superare il primato di uno dei suoi miti, Gertrude Ederle, la prima ad aver raggiunto il traguardo, addirittura battendo il primato dei cinque uomini che, prima di lei, avevano completato con successo la traversata. Dopo un faticoso training nelle acque del Golfo Persico (che prevedeva sessioni di più di 10 ore al giorno) e un primo tentativo andato male, l’8 agosto del 1950 stabilì il record del mondo con un tempo di 14 ore e 34 minuti, muovendosi dalla Francia all’Inghilterra, sostenuta da amici, familiari e dalla carica di energia di qualche cubetto di zucchero che cercava di masticare lungo il percorso. Ai giornalisti che le chiesero come si sentisse, rispose con un lapidario: «Non sono affatto stanca. Sono pronta a ritornare in Francia a nuoto». E, forte di un clima favorevole e dell’energia accumulata nell’anno di preparazione, l’11 settembre 1951 completò quella che già era un’impresa epica con una prestazione fuori dal comune, attraversando il canale anche in senso opposto. Entrando di diritto nella Storia, nonostante il fumo delle barche che l'accompagnavano ne avesse quadruplicato la fatica e il precedente poco felice delle 11 colleghe che, prima di lei, avevano deciso di mettersi alla prova. Le immagini di repertorio l’hanno ritratta sfinita e al minimo delle forze ma felice e orgogliosa di quel che era riuscita a fare.

TRA PRIMATI E NUOVE TRAVERSATE

L’inarrestabile desiderio di mettersi continuamente alla prova la portò, dopo un anno, a prefiggersi un altro, mirabolante obiettivo. Nel 1952, dopo un tentativo ostacolato dalla nebbia, fu la prima donna ad attraversare a nuoto lo stretto di Catalina, un percorso di circa 34 chilometri che divide la California dall’Isola di Santa Catalina. Stabilendo un nuovo record assoluto (maschile e femminile) in 13 ore, 45 minuti e 32 secondi. E, nell’estate del 1953, gonfiò ulteriormente il suo palmarès: dall’impresa nello Stretto di Gibilterra a quella del Bosforo e dei Dardanelli, passando nuovamente per la Manica e stracciando il suo tempo precedente. A 42 anni decise di abbandonare l’agonismo, dedicandosi a promuovere i benefici del nuoto e dell’attività fisica e incoraggiando i giovani che allenava nelle sue scuole a mettere a frutto il loro talento, senza mai rinunciare ai sogni. Fino al 1995, quando, fiaccata da una lunga malattia, morì all’età di 77 anni. Le sue ceneri furono sparse tra le acque dell’Oceano Pacifico.

UN MODELLO PER LE FUTURE GENERAZIONI DI NUOTATRICI

Accolta a San Diego da eroina, fu invitata in numerosi programmi televisivi e radiofonici. Dove, attraverso il racconto di una storia fatta di abnegazione, perseveranza e sacrificio, ebbe modo di ribadire quanto insensata fosse la convinzione per cui le donne non fossero tagliate per il nuoto di fondo perché fisicamente sprovviste delle qualità necessarie a reggere i duri standard della disciplina. Le sue imprese divennero il modello cui si ispirarono le atlete delle generazioni successive e il punto di partenza per nuovi, straordinari record al femminile. Celebrati, proprio come il suo, nell’International Swimming Hall of Fame.

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