10 Settembre Set 2019 0856 10 settembre 2019

Chi era Émilie Du Châtelet, la prima scienziata di Francia

Molti la ricordano solo come l'amante di Voltaire. Ma la sua fame di cultura le ha permesso di rompere il soffitto di cristallo in un'epoca in cui le donne non potevano aspirare alla stessa formazione degli uomini. 

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emilie du chatelet

Nonostante il suo nome sia noto a pochissimi e i suoi ritratti non campeggino sulle pagine di libri scolastici e testi universitari, Émilie Du Châtelet è stata, senza dubbio, una delle protagoniste più incisive della stagione illuminista nazionale e internazionale. Conquistandosi il titolo di prima scienziata di Francia e rompendo il tabù che, fino a quel momento, aveva precluso alle donne la possibilità di misurarsi con lo studio delle discipline scientifiche. Proviamo a ripercorrerne la storia in occasione dell’anniversario della sua morte.

CHI ERA ÉMILIE DU CHÂTELET

Nata a Parigi nel 1706, Gabrielle Émilie Le Tonnelier de Breteuil fu stimolata a coltivare il suo interesse per le materie scientifiche da una famiglia da sempre dedita alla cultura e al sapere e forte di un’estrazione sociale elevata (il padre ricoprì una serie di importanti incarichi alla corte del Re Sole, Luigi XIV). Elemento che le permise di dedicarsi, oltre allo studio del latino, della letteratura, del tedesco, del teatro, anche a quello della matematica e della fisica, rompendo il soffitto di cristallo. L’esclusione delle donne da una formazione di livello universitario non le impedì di costruirsi una solida e versatile preparazione da autodidatta, da un lato facendo ricorso alle lezioni private di maestri come Nicolas Guisnée, dall’altro frequentando assiduamente i salotti (in particolare il celebre Cafè Gradot, al quale era solita recarsi indossando abiti maschili e contravvenendo al divieto d’accesso riservato alle donne) e prendendo parte al vivacissimo scontro dialettico che metteva a confronto alcune delle più grandi menti scientifiche dell’epoca, come Eulero e Bernoulli. Più che nel gossip delle grandi feste a corte, fu nelle conversazioni con astronomi e fisici che trovò la sua comfort zone e consolidò la sua vocazione per numeri e formule.

UNA VITA SENTIMENTALE TRAVAGLIATA

Data in sposa all’età di 19 anni al marchese Florent Claude Du Chatelet, non considerò mai il matrimonio un limite alla propria libertà sentimentale. Atteggiamento che le permise di avere rapporti paralleli con il marchese di Guèbriant e il duca di Richelieu, nonostante avesse già due figli. Ma la relazione più duratura fu, sicuramente, quella con il filosofo Voltaire che, dopo la morte, le dedicò parole piene di amore e ammirazione: «Non ho perduto un’amante ma la metà di me stesso. Eravamo due spiriti fatti l’uno per l’altro». Il loro sodalizio iniziò nel 1733: lui era un 40enne ambizioso, già noto come uno degli esponenti di punta del panorama dei philosophes francesi; lei una donna brillante dell’alta società che, accanto agli studi, riusciva a dedicarsi anche alla vita mondana. Fu davvero un incontro di anime: diversamente da tutti gli altri amanti, infatti, Voltaire fu il primo a riconoscerle uno spirito acuto e una mente al pari della sua (molte delle note ai manoscritti originali del pensatore erano farina del sacco di Émilie che, ben presto, divenne anche la dedicataria di buona parte delle sue opere, grazie al prezioso contributo offerto alla loro realizzazione) e quello che era iniziato come un legame sentimentale si trasformò ben presto anche in una proficuo scambio intellettuale. Che portò la giovane studiosa a produrre la prima traduzione in francese degli Elementi della filosofia di Newton (pubblicata postuma) e, successivamente, a contribuire alla divulgazione delle teorie del filosofo Leibniz, dando alle stampe Istituzioni di Fisica. Nonostante l’ammirazione e la considerazione che Voltaire ebbe modo di dimostrarle, con l’emergere sempre più deciso del genio di Émilie, si sentì messo in ombra e la loro storia iniziò a sgretolarsi. Fino a quando, pochi anni più tardi, un’improvvisa passione per il poeta Saint Lambert portò la scienziata ad abbandonare il compagno. E a affrontare una gravidanza inaspettata che, il 10 settembre 1749, le costò la vita.

Da sinistra il filosofo Voltaire e Émilie Du Châtelet.

CONTRIBUÌ ALLA RIVOLUZIONE DI NEWTON E ANTICIPÒ EINSTEIN

Con la traduzione dell’opera di Newton dal latino al francese, riuscì ad avvicinare anche a lettori inesperti le teorie del celebre scienziato inglese. Ma non solo: ebbe l’ardore di correggere alcuni calcoli, giudicandoli approssimativi o errati, e di completare molte delle ipotesi lasciate incomplete. La validità delle sue intuizioni e dei suoi esperimenti sull’energia dei corpi in movimento, nonostante siano spesso passate alla storia senza che il suo nome venisse menzionato o perché erroneamente attribuiti al lavoro di altri studiosi (sull’onda della retrograda mentalità dell’epoca che non riusciva proprio ad ammettere la possibilità che fosse stata una donna a partorire quelle idee), fu confermata due secoli dopo dalla celebre Teoria della Relatività di Albert Einstein. Non male per una che, ancora oggi, la storia si ostina a ricordare soltanto come la dissoluta amante di Voltaire o un personaggio di contorno negli scenari dell’Illuminismo francese.

IL DISCORSO SULLA FELICITÀ

Oltre alle vesti di traduttrice, Du Châtelet indossò anche quelle di autrice. Tra le sue opere più famose e apprezzate anche Il Discorso sulla felicità, una sorta di manuale nel quale la marchesa tentava di dare una definizione alla felicità e suggeriva alle donne la strada da percorrere per raggiungere l’equilibrio e la realizzazione personale. Proprio come aveva fatto lei che, dopo la fine della storia con Voltaire, aveva capito che il suo spirito coraggioso e arguto non aveva certo bisogno di un uomo per emergere e affermarsi.

LA BATTAGLIA PER L’EDUCAZIONE DELLE DONNE

Forte della sua esperienza personale e delle difficoltà incontrate lungo il percorso per ottenere una formazione completa, Émilie lottò in prima linea per rivendicare il diritto all’educazione. E, nella sua prefazione alla Favola delle Api di Bernard De Mandeville, sostenne con convinzione che la società settecentesca tenesse lontane le donne dagli studi per paura che potessero diventare personalità autorevoli nel campo delle arti e delle scienze, imponendosi così sui colleghi uomini.

FEMMINISTA D’ANTAN

Pur non rendendosi conto, al tempo, dell’impatto che la sua vita e la sua carriera avrebbero avuto sulle generazioni successive, Émilie Du Châtelet si è guadagnata un posto d'onore tra le grandi pioniere della battaglia per la parità dei diritti, diventando una delle madri spirituali delle femministe del XXI secolo. Ribellandosi con coraggio alle regole imposte dalla società, ha dimostrato che la scienza non è un privilegio riservato ai soli uomini e il genio matematico non è questione di biologia.

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