16 Agosto Ago 2019 0900 16 agosto 2019

La storia di Mary Kenneth Keller, la suora tecnologica

La monaca che ha inventato il linguaggio di programmazione BASIC è tra le protagoniste del libro L’informatica al femminile che racconta le donne che hanno cambiato il mondo. L'estratto. 

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Mary Kenneth Keller Linformatica Al Femminile Libro

Se l’Informatica e Internet sono oggi come li conosciamo, il merito è di molte donne: matematiche, fisiche, ingegnere, programmatrici, scienziate, imprenditrici che hanno contribuito in modo essenziale a questa rivoluzione tecnologica e culturale. Se ne sono accorte Cinzia Ballesio e Giovanna Giordano che nel libro L’informatica al femminile. Storie sconosciute di donne che hanno cambiato il mondo (Neos edizioni) hanno raccolto una serie di ritratti di donne che hanno cambiato il mondo. Storia e scienza, aneddoti divertenti e spiegazioni scientifiche, si intrecciano nella pubblicazione che racconta, tra le altre, le vicende di personaggi come Ada Lovelace Byron, la prima programmatrice della storia, Hedy Lamarr, che ha ideato la tecnica di trasmissione basata sulla variazione di frequenza (le sue intuizioni e i brevetti depositati sono alla base delle moderne tecnologie wireless), Margaret Hamilton, che può essere considerata l’inventrice dei software moderni, e Mary Kenneth Keller, la suora-ingegnera-professora che non solo è stata la prima donna a conseguire nel 1964 un dottorato in Informatica all’Università del Wisconsin, ma anche colei che ha inventato il linguaggio di programmazione BASIC. È proprio la protagonista dell'estratto che vi proponiamo.

Nata a Cleveland, Ohio, dopo aver frequentato le scuole delle Suore della Carità, entra a farne parte come novizia a 19 anni. Considerato il suo brillante percorso scolastico la congregazione le affida alcuni corsi di insegnamento e, dopo l’entrata definitiva nell’ordine nel 1940, le viene permesso di iscriversi all’Università DePaul di Chicago dove si laurea in Matematica nel 1943 e consegue un Master nel 1953. Proprio qui fa un incontro che le cambia la vita: un computer. «Andai a vederne uno e non tornai più indietro», racconterà più volte. Così molte sue allieve ricordano che l’ascoltavano perplesse quando le spronava a interessarsi a quegli elaboratori sofisticatissimi allora appannaggio di centri specializzati, sostenendo che «non ci sono abbastanza persone in grado di usarne uno e presto sarà un’emergenza». Nel 1958 è la prima donna a essere ammessa nelle futuristiche sale per computer dell’Università di Darmouth, New Hampshire, in anni in cui lo statuto del centro ammetteva soltanto uomini. Qui Mary, donna e suora, sfidando le convenzioni e i luoghi comuni, si guadagna la stima dei ruvidi e perplessi colleghi con i quali lavora allo sviluppo di un nuovo linguaggio, semplice ma duttile e potente, il BASIC. Nel 1964, a più di cinquant’anni, consegue un dottorato in informatica all’Università del Wisconsin. Non solo è la prima donna ad ottenerlo ma proprio in quell'anno vengono assegnati i primi due dottorati in informatica del mondo: il suo e quello di Irving Tang all’Università di Washington. Le viene poi affidata una cattedra al Clarke College di Dubuque nello Iowa, una scuola cattolica femminile istituita dalla sua congregazione dove fonda il Dipartimento di Informatica di cui sarà la presidente per vent’anni. Soprannominata 'il computer di Clarke', è ricordata dai suoi ex studenti come silenziosa e austera, appassionata e generosa nell’insegnamento e dalla battuta tagliente. Diventata un’autorità e un punto di riferimento nel suo settore, continua l’attività didattica affiancandola con quella di consulente aziendale, sviluppando programmi per la gestione del bilancio dello Stato dell’Illinois, per gli ospedali e per l’amministrazione di Dubuque e, proprio grazie ai proventi di queste attività extra, potenzia il dipartimento di Clarke facendolo diventare un centro di eccellenza. Tra i suoi allievi c’è anche Richard Buckminster Fuller, l’architetto americano famoso per le sue cupole geodetiche, che imparò a usare il computer per progettare grazie ad una serie di sue lezioni intensive di cui si dichiarò entusiasta. Quando nel 1983 si ammala di cancro e viene ricoverata in una casa di cura si procura un personal computer con il quale non solo organizza un corso per i degenti, ma aiuta l’amministrazione ad organizzare i pasti con menù più equilibrati dal punto di vista nutrizionale, monitorando le esigenze farmacologiche e dietetiche degli ospiti. Muore nel gennaio del 1985, lasciando al Clarke College un’enorme eredità culturale da trasmettere alle nuove generazioni. In suo onore il Centro Informatico del Clarke College è stato ribattezzato Keller Computer Center and Information Services e il collegio ha istituito la borsa di studio Mary Kenneth Keller Computer Science Scholarship.

CHE COSA LE DOBBIAMO

BASIC

Il linguaggio BASIC, acronimo per Beginner's All-purpose Symbolic Instruction Code, fu ideato con il preciso intento di poter essere utilizzato anche da programmatori principianti, ovvero da esperti in campi diversi dall’informatica. In quegli anni, infatti, sempre più persone avevano bisogno di un calcolatore per svolgere meglio le ricerche o le attività inerenti alla loro professione, ma nello stesso tempo non potevano seguire un programma di formazione informatica troppo dettagliato. Per questo motivo diventava quanto mai necessario avere a disposizione un linguaggio di programmazione che potesse essere utilizzato anche da coloro che non erano maghi del computer. Il linguaggio BASIC aveva proprio questo scopo: essere facile da imparare ma nello stesso tempo aperto a molte differenti applicazioni. Il primo BASIC progettato da Mary all’università di Dartmouth ha subìto evoluzioni nel tempo, ha fatto innamorare Bill Gates che ha realizzato la versione Microsoft Basic, fino ad arrivare all’attuale Visual Basic, adottato da Microsoft. Il BASIC ha contribuito al boom dei personal computer e ancora oggi, quando si realizzano delle macro con Excel o dei piccoli programmi, è grazie a Mary Kenneth Keller e alla sua opera di divulgazione e democratizzazione del software.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Mary Kenneth Keller indagò sulle potenzialità dei computer convinta che potessero spingersi ben al di là del calcolo matematico. In particolare, sperimentò il computer come ausilio nel processo di apprendimento e la simulazione dei processi cognitivi. Con uno dei suoi progetti realizzò una versione sperimentale di un computer pensato per l’apprendimento, il prototipo del Bi-Tran Six, progettato specificamente per insegnare l’informatica agli allievi e realizzato successivamente da un’azienda di Minneapolis.

DIVULGAZIONE E ACCESSIBILITÀ

Mary Kenneth Keller non solo è stata profondamente convinta delle possibilità dei computer per promuovere e potenziare l’educazione ma ha anche sostenuto il miglioramento dell'accesso alle informazioni ben prima dell’avvento di Internet: «Stiamo sperimentando un’esplosione di informazioni ed è ovvio che le informazioni non sono di alcuna utilità se non sono accessibili». Nel corso del suo intenso percorso professionale Mary Kenneth Keller ha supervisionato l’elaborazione di diversi programmi informatici, ha intuito l’importanza che avrebbero avuto i computer per la ricerca affermando che la capacità delle macchine di recuperare rapidamente informazioni li avrebbe trasformati nelle biblioteche del futuro, ma la sua convinzione più forte è stata quella dell’uso dei computer come supporto all’istruzione e alla formazione, soprattutto femminile, in ambito scientifico.

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