12 Agosto Ago 2019 0901 12 agosto 2019

Perché Cleopatra è stata una vera femminista

Passata alla storia come una femme fatale, in realtà fu molto di più: una donna in carriera, abile in politica, determinata a salvare l'indipendenza dell'Egitto.

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Cleopatra Femminista 2

‘Grande statista’ e ‘abile amministratrice’ non sono le prime definizioni che vengono in mente pensando a Cleopatra: più facile pensare a espressioni come ‘regina puttana’ e ‘spregiudicata seduttrice’. Perché è questa l’immagine (sbagliata) che la storiografia romana ha tramandato ai posteri, amplificata poi nel corso dei secoli da opere teatrali, cinematografiche e letterarie, come la Divina Commedia in cui Dante la piazzò nel girone infernale dei lussuriosi. Discendente dalla nobile dinastia macedone dei Tolomei, l’ultima regina d’Egitto fu invece una figura carismatica, amata dal suo popolo, di immensa cultura e grande intelligenza, una donna in carriera e al tempo stesso una madre affettuosa di quattro figli: insomma, una vera femminista.

MILLE VOLTI

Da quando il 12 agosto del 30 a.C. il morso di un serpente (un cobra, più che un aspide, ritengono gli esperti) la consegnò alla leggenda, Cleopatra è stata ritratta da pittori come Artemisia Gentileschi, il Guercino, Eugène Delacroix e Giambattista Tiepolo, mentre in vita fu raffigurata in statue, bassorilievi e monete. A teatro è stata incarnata Sarah Bernhardt, al cinema da Liz Taylor. Ha avuto mille volti, ma non importa: la certezza è che fu una donna di grande fascino, sfruttato nel tentativo di mantenere indipendente il suo Egitto, ormai entrato nell’orbita di Roma.

Liz Taylor interpretò Cleopatra nel colossal del 1963.

NEL LENZUOLO DI LINO

Salita sul trono d’Egitto a 18 anni come co-reggente del fratello minore Tolomeo XIII (che avrebbe dovuto sposare), decise da subito di accentrare il potere nelle proprie mani, mettendo da parte il fratello, ancora bambino: quando questi qualche anno dopo uccise Gneo Pompeo (che aveva chiesto asilo in Egitto) nel maldestro tentativo di ingraziarsi Giulio Cesare, Cleopatra sfruttò la situazione a suo favore: nascosta in un lenzuolo di lino per timore di essere assassinata dai sicari del fratello, entrò di soppiatto nel palazzo reale di Alessandria che ospitava il condottiero romano, seducendolo e guadagnandone l’alleanza. Giulio Cesare, già sposato con la patrizia Calpurnia, fu colpito dalla sua bellezza, ma anche dalla cultura e dalla determinazione della ragazza: due anni dopo, Cleopatra arrivò a Roma con il piccolo Tolomeo Cesare (detto Cesarione), frutto del loro amore. Lo stile di vista della regina ‘barbara’, che per tutti rimase una concubina, fece storcere il naso agli abitanti dell’Urbe, che dettero vita ai pettegolezzi più vari: lei non se ne curava, perché se nel cuore aveva l’amore per Giulio Cesare, nella testa aveva l’indipendenza dell’Egitto.

IL TRAGICO FINALE

La situazione precipitò con l’assassinio di Giulio Cesare, nel 44 a.C. Tornata in Egitto, Cleopatra favorì l’ascesa al trono del figlio Cesarione e poco dopo conobbe un altro condottiero romano, Marco Antonio, che controllava la parte orientale dei domini dell’Urbe. Forse per calcolo, forse chissà perché davvero attratta dal triumviro, sfrutto tutto il suo fascino e l’immensa ricchezza per avviare con lui una relazione, che portò alla nascita di tre figli. Durante il periodo in cui Antonio rimase in Egitto, Cleopatra riuscì a portare a termine alcune questioni politiche molto importanti per il proprio regno, di cui fu nominata reggente. Ma la politica espansionistica dei due provocò la reazione di Ottaviano, che portò alla battaglia di Azio. Sconfitti, Marco Antonio e Cleopatra preferirono suicidarsi piuttosto che finire prigionieri del nemico. Un finale tragico, che fece diventare mito l’ultimo faraone d’Egitto, una donna che in poco più di 20 anni di carriera politica, senza l’appoggio costante di un marito, aveva sempre cercato il bene del suo regno, sfidando il potere degli uomini e ogni genere di malelingue, prendendo decisioni difficili e per questo coraggiose. Altro che femme fatale.

L'EGITTO E LE DONNE

Dal grande al piccolo, va detto che Cleopatra non rappresentò un unicum o una novità nel suo regno. Come raccontò con grande stupore lo storico greco Erodoto, che nel V secolo viaggio in lungo e largo nel bacino del Mediterraneo, documentando usi e costumi locali, in Egitto le donne potevano possedere terreni e attività commerciali, avevano diritti politici, potevano decidere chi sposare e persino divorziare. Cose che non sempre erano garantite nell’Antica Grecia e tantomeno a Roma, dove la res publica era cosa da uomini e le donne dovevano restare in casa, zitte a sbrigare le faccende e crescere i figli. In Egitto, una donna poteva essere regina (e Grande Sposa Reale). Hatshepsut, che lo storico e archeologo James Henry Breasted definì «la prima grande donna della storia di cui abbiamo notizia», era diventata faraone oltre 1.400 anni che nascesse Cleopatra.

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