6 Agosto Ago 2019 0836 06 agosto 2019

Gertrude Ederle, la prima donna ad attraversare la Manica a nuoto

Era il 6 agosto del 1926 quando batteva i record dei cinque uomini che erano riusciti nell'impresa prima di lei. Il suo fu un contributo importantissimo alla causa dello sport femminile dell'epoca. 

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Gertrude Ederle

«La migliore ragazza d'America». Così il presidente Calvin Coolidge definì Gertrude Ederle nel 1926 quando diventò la prima donna ad attraversare a nuoto la Manica. Morta nel 2003, a 98 anni, era considerata un simbolo dei ruggenti Anni '20 perché la sua impresa, portata a termine in condizioni orribili, ha dato un contributo importantissimo alla causa delle atlete in un'epoca in cui non venivano prese sul serio. Con Gertrude fu diverso: batteva infatti i record dei cinque uomini che tra il 1875 e il 1923 erano riusciti nella traversata.

LA PASSIONE NONOSTANTE IL VETO DEI MEDICI

Nata il 23 ottobre 1905 a New York, imparò a nuotare da bimba. Una passione che non abbandonò nonostante il veto dei medici dovuto ad alcuni problemi all'udito causati dal morbillo quando aveva cinque anni: «Amavo così tanto l'acqua che non riuscivo proprio a smettere. Ero una bambina acquatica ed tra le onde ero più felice». All'inizio degli Anni '20 arrivarono poi i primi record mondiali e nazionali come agonista. Record che solo tra il 1921 e il 1925 salirono a 29. Nel frattempo, nel 1924, le medaglie d'oro e bronzo alle Olimpiadi di Parigi, nonostante un ginocchio infortunato e l'affaticamento dovuto al fatto che la squadra americana pernottava in hotel lontani più di cinque ore dalla piscina dove si svolgevano gare e allenamenti.

PRIMA LA SQUALIFICA, POI IL TRIONFO

Non contenta, Gertrude inizio a concentrarsi sulla traversata della Manica. A sostenerla economicamente c'era un'associazione femminile di nuoto. Durante il primo tentativo venne squalifica perché le persone che la seguivano su una barca, pensando che dopo più di otto ore di bracciate stesse per annegare, l'hanno toccata per vedere se fosse ancora cosciente. In realtà lei stava solo riposando e avrebbe potuto continuare facilmente. Per il secondo tentativo raccolse lei privatamente i nove mila dollari necessari per l'impresa e con sua sorella Margaret disegnò un costume da bagno in due pezzi che non si riempiva d'acqua. Una volta chiarito a chi l'accompagnava che, a prescindere da come apparisse nell'acqua, non voleva essere sfiorata, entrò nel Canale della Manica imbrattata di grasso di pecora. Erano da poco passate le 7 del 6 agosto 1926 e sulla costa francese c'era l'avvertimento per le piccole imbarcazioni di evitare il mare che prometteva di essere molto mosso. «Per favore, Dio, aiutami», disse. Per un po', secondo quanto ha raccontato lei, canticchiò il brano Let Me Call You Sweetheart. E dalla barca che si muoveva con lei di tanto in tanto vedeva cartelli che elencavano le parti di un auto perché le era stato promessa una vettura rossa se fosse riuscita nell'impresa. 14 ore e 31 minuti dopo, il record mondiale: l'atleta raggiungeva infatti Kingsdown in Gran Bretagna. Se il mare non fosse stato così agitato e le avesse permesso di nuotare in linea retta il viaggio sarebbe stato più breve di ben 14 miglia e quando nel 1950 Florence Chadwick riuscì a batterla, Gertrude fece notare che l'acqua era decisamente più calma e che quindi il paragone non era equo.

L'AMORE INASPETTATO DEI FAN E L'ESAURIMENTO NERVOSO

Rientrata a New York c'erano circa due milioni di persone ad aspettarla e festeggiarla. «Trudy! Trudy!», cantavano anche se in famiglia l'avevano sempre chiamata «Gertie». La folla era talmente entusiasta che fece irruzione addirittura nel palazzo del sindaco dove la donna era attesa. Nelle settimane successive uscì addirittura una canzone, Tell Me, Trudy, Who Is Going to Be the Lucky One?, dedicata a lei. Gli uomini si proponevano in marito tramite lettere appassionate, il presidente degli Usa la invitò alla casa bianca, andò ad Hollywood per girare un corto che la celebrava. Un successo enorme che però si accompagnò al peggioramento dei suoi problemi d'udito e al conseguente esaurimento nervoso.

LA VITA NELL'OMBRA

Nel 1929 si fidanzò con un uomo al quale però fece notare che la sua sordità avrebbe reso difficile il matrimonio. Lui le diede ragione e sparì. Da quel momento preferì rimanere sola: «Non c'è mai stato nessun altro. Non volevo ferirmi di nuovo». Col passare degli anni la gente iniziò a richiederla sempre meno e nel 1933, scivolando a causa di alcune piastrelle rotte, rimase ferita alla schiena. I medici le dissero che non avrebbe più potuto né nuotare né camminare. I giornalisti la cercarono soprattutto in occasione degli anniversari della sua impresa. Lei ha sempre accettato di farsi intervistare, ma detestava che la descrivessero con pietismo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Gertrude lavorò per una compagnia aerea e successivamente iniziò a insegnare nuoto ai bambini, mentre la sua sordità diventava sempre più grave. «Non ho rimpianti. Non sono una persona che raggiunge la luna finché ha le stelle», disse ad un giornalista.

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