26 Luglio Lug 2019 1210 26 luglio 2019

Simone Leigh, l'artista femminista alla conquista New York

Afroamericana, è protagonista di una personale al Guggenheim. E non solo. Al centro della sua ricerca c’è da sempre l’emarginazione delle donne di colore come lei.

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Simone Leigh

Simone Leigh si sta prendendo la scena nel mondo dell’arte. E che scena: 'Brick House', una sua grande statua in ceramica nera alta oltre cinque metri, che raffigura una 'mammy', ovvero una caricatura della donna afro-americana (la Mami di Via col vento, per intenderci), troneggia al centro dell’ultimo tratto della High Line, parco urbano di New York ricavato dalla vecchia ferrovia sopraelevata West Side Line. Nel 2018 è stata insignita dello Hugo Boss Prize, premio che ogni due anni celebra le eccellenze del panorama dell'arte contemporanea, inoltre figura tra gli artisti di punta delle Biennale 2019 del Whitney Museum. Non solo: fino a ottobre 2019 è anche protagonista al Guggenheim di una piccola personale.

GLI OMAGGI ALL'AFRICA

Nata nel 1968 a Chicago da genitori giamaicani, laureata in filosofia e diventata ceramista per hobby, Simone Leigh è un’artista capace di destreggiarsi con uguale bravura nella scultura così come nelle installazioni video, sempre con uno sguardo attento alla condizione di emarginazione vissuta dalle donne afroamericane. Lo dimostra 'Brick House', lo dimostrano anche le altre statue di donne in ceramica nera, spesso con gonne di paglia, che fanno parte della mostra personale al Guggenheim Museum, intitolata 'Loophole of Retreat' (di fatto una dichiarazione d'amore per l'Africa, la sua storia e la sua cultura), assieme ad alcune opere multimediali, sempre ispirate alla discriminazione razziale e di genere.

TANTE OPERE DI DENUNCIA

«Non ho mai pensato di diventare un'artista 'in voga' ma mi rendo conto che il mondo dell'arte sta cambiando e in meglio. Il successo che stanno riscuotendo gli artisti di colore è più una rettifica che una moda, ma è qui per rimanere», ha detto in un’intervista. Con le sue opere, Simone Leigh mette in evidenza momenti della storia un tempo taciuti, come rivolte del carcere di Brooklyn negli Anni 70 o l'arresto dell’attivista black Debbie Africa, che incinta di otto mesi partorì di nascosto in carcere. La sua mostra più famosa, 'The Waiting Room', è stata ospitata al New Museum of Contemporary Art nel 2016: un omaggio a Esmin Elizabeth Green, afroamericana morta per un trombo sul pavimento del pronto soccorso di un ospedale di New York, dopo aver atteso per 24 interminabili ore di essere assistita da qualcuno. Donna e nera. Come Simone Leigh. Che di queste due caratteristiche, a lungo handicap nel mondo dell’arte, ha fatto la sua forza.

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