16 Luglio Lug 2019 0830 16 luglio 2019

Chi era Qiu Jin, poetessa, rivoluzionaria e femminista cinese

Nel suo Paese è considerata un simbolo dell'emancipazione delle donne. Indossava abiti maschili e non si truccava. Catturata durante i preparativi di una rivolta, fu giustiziata a 31 anni. 

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Qiu Jin

Edmonia Lewis, Aloha Wanderwell, Elizabeth Peratrovich. Sono solo alcune delle protagoniste dello special Overlooked No More, con cui il New York Times vuole rendere omaggio a donne straordinarie, di cui il prestigioso quotidiano non aveva parlato né quando erano in vita, né al momento della morte. Ecco un’altra storia da ricordare: quella di Qiu Jin.

Poetessa rivoluzionaria. Anzi, poetessa e rivoluzionaria. Qiu Jin, nome d’arte Jianhu Nuxia (‘Guerriera del lago Jian’) è stata una cometa femminista nella storia della Cina, ma talmente abbagliante da essere oggi considerata un’eroina nazionale. Nata nel 1875 a Xiamen, ricevette un’istruzione pari a quella del fratello maggiore grazie alla madre che, proveniente da un ambiente di intellettuali, le trasmise l’amore per la poesia. Nonostante questo privilegio, nella Cina di fine Ottocento una ragazza doveva sposarsi, possibilmente molto presto: a 21 anni Qiu Jin convolò a nozze con Wang Tingjun, rampollo di una famiglia benestante molto tradizionalista. Si rivelò un matrimonio infelice, con due figli e troppe differenze: a Pechino, dove si erano trasferiti, lei fu attratta dal fervore rivoluzionario della capitale, lui più che altro da alcol e prostitute. La separazione arrivò nel 1904, quando Qiu Jin decise di abbandonare marito e figli andare a studiare in Giappone.

LA CAUSA RIVOLUZIONARIA

A Tokyo si legò alle attività antimancesi organizzate da connazionali in fuga dalla repressione politica e fondò il giornale in lingua cinese Baihua Bao, allo scopo di incoraggiare le donne a combattere per la parità dei sessi (denunciando tra l’altro la pratica della fasciatura dei piedi) e a unirsi alla causa rivoluzionaria. Tornata in Cina, insegnò alla Scuola Femminile Xunxie di Shanghai, fondata dalla poetessa Xu Zihua, con cui dette vita al primo giornale femminile cinese, Zhongguonü bao. Nel 1907 Qiu Jin, che da anni (ispirata alla leggendaria eroina Mulan) si vestiva con abiti maschili e senza trucco, nel 1907 si trasferì a Shaoxing per ricoprire il ruolo di direttrice della Scuola Datong, una scuola per maestri di sport che in realtà veniva utilizzata per l'addestramento di militari rivoluzionari.

SIMBOLO DI EMANCIPAZIONE

La rivolta pianificata fu però scoperto dalle autorità: arrestata e torturata a lungo, Qiu Jin tradì i suoi compagni e, condannata a morte, fu giustiziata il 15 luglio del 1907. Aveva appena 31 anni. In una delle sue poesie aveva scritto: «Il mio corpo non mi permette di confondermi con gli uomini, ma il mio cuore è di gran lunga più coraggioso di quello di un uomo». Oggi Qiu Jin, a cui sono stati dedicati due film e un museo, è riconosciuta in Cina come martire rivoluzionaria e un simbolo dell'emancipazione femminile.

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