10 Luglio Lug 2019 0900 10 luglio 2019

Chi era Elizabeth Peratrovich, che in Alaska lottò per i diritti dei nativi

Di etnia tlingit, visse sulla propria pelle la segregazione razziale. Insieme al marito iniziò così una battaglia che nel 1945 si concluse con l'approvazione dell'Anti-Discrimination Act.

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Elizabeth Peratrovich 3

Con lo speciale Overlooked No More, il New York Times vuole onorare le vite di straordinarie figure femminili, ignorate dalle sue cronache e dai suoi necrologi. Dopo Edmonia Lewis e Aloha Wanderwell, è giunto il momento di ricordare Elizabeth Peratrovich.

Rosa Parks, Angela Davis, Harriet Tubman, Ella Baker, Nina Simone. La storia degli Stati Uniti d’America è ricca di donne che, con modalità diverse, si sono battute per il riconoscimento dei diritti civili. Quelle appena elencate avevano qualcosa in comune: erano afroamericane. Elizabeth Peratrovich, invece, era di etnia tlingit e, in anticipo rispetto al Movimento per i diritti civili degli Anni 60, condusse una battaglia a sostegno delle popolazioni native dell’Alaska.

LA SEGREGAZIONE RAZZIALE IN ALASKA

Nata il 4 luglio 1911, a Petersburg, in Alaska, Elizabeth rimase orfana da bambina e fu adottata da Andrew e Mary Wanamaker, Si diplomò alla Ketchikan High School, per poi frequentare lo Sheldon Jackson College a Sitka e il Wester College of Education a Bellington, nello Stato di Washington. A 20 anni sposò Roy Peratrovich, anch’esso di etnia tlingit. Dopo alcuni anni la coppia, alla ricerca di migliori opportunità, si trasferì insieme ai tre figli a Juno, capitale dell’Alaska, dove si resero conto di quanto fosse forte la discriminazione razziale nei confronti dei nativi: una vera e propria segregazione, come quella che dovevano affrontare nel profondo sud degli States agli afroamericani.

Il momento della firma dell'Anti-Discrimination Act.

Elizabeth e Roy chiesero così al governatore Ernest Gruening di bandire i cartelli ‘No Natives Allowed’ (‘Non sono ammessi nativi’), all’epoca molto comuni nelle città dell’Alaska. L’Anti-Discrimination Act nel 1943 fu bocciato, ma due anni dopo i coniugi Peratrovich (nel frattempo diventati leader del dell’Alaska Native Brotherhood e dell'Alaska Native Sisters), riuscirono a far approdare la proposta di legge in Senato.

IL DISCORSO DAVANTI AL SENATO

«Non mi sarei mai aspettata che a me, poco più di una selvaggia, toccasse ricordare a gentiluomini con cinquemila anni di civiltà documentata del nostro Bill of Rights», disse Elizabeth davanti ai senatori, che votarono a favore, stabilendo che non ci dovessero essere più differenze tra i cittadini. Lo fecero nel 1945, in largo anticipo rispetto al famoso Civil Rights Act del 1964, che dichiarò illegali le disparità di registrazione nelle elezioni e la segregazione razziale nelle scuole, sul posto di lavoro e nelle strutture pubbliche in generale. La famiglia Peratrovich emigrò successivamente in Canada, per poi tornare a vivere negli Stati Uniti, in Colorado, Oklahoma e di nuovo Alaska. Elizabeth Peratrovich morì di cancro , l’1 dicembre 1958, ad appena 47 anni, a Seattle.

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