Femminismo

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1 Luglio Lug 2019 0827 01 luglio 2019

Il femminismo di Maria Grazia Chiuri

La stilista di Dior Maria Grazia Chiuri riceve il titolo di Cavaliere della Legion d'Onore. A premiarla la ministra francese Marlène Schiappa con la quale ha in comune l'impegno per i diritti delle donne. 

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Maria Grazia Chiuri Dior Femminista

Prima di lei, tra gli altri, ci sono stati Valentino Garavani, Giorgio Armani, Franca Sozzani e Anna Wintour. Nel 2019 è il direttrice creativa di Christian Dior, Maria Grazia Chiuri, a portare a casa il titolo di Cavaliere della Legion d'Onore, l'onorificenza più alta attribuita dalla Repubblica francese. Una medaglia che la designer si prepara a ricevere, il primo luglio, dalla ministra della Parità di genere, Marlène Schiappa. Il loro è un incontro tra due anime attente alle donne e ai loro diritti. Perché se da una parte la ministra si batte quotidianamente contro le molestie sessuali e tutti gli argomenti che ruotano attorno al mondo femminile, la stilista italiana da sempre dimostra attenzione per il femminismo e per il girl empowerment.

LE SFILATE ALL'INSEGNA DEL GIRL POWER

Basta dare un'occhiata alle sue collezioni e sfilate. Il suo debutto come prima designer donna della maison Dior è con la Primavera-Estate 2017 e le ormai iconiche T-shirt con lo sloga «We should all be feminists». Una scritta, un manifesto, che è anche il titolo di un saggio pubblicato nel 2014 dalla scrittrice femminista Chimamanda Ngozi Adichie. Maria Grazia Chiuri continua a interrogarsi sulle donne e sulla loro complessità e sugli stereotipi che le hanno sempre volute un passo indietro a tutto. Poi è toccato allo slogan «Perché non ci sono state grandi artiste?» ispirato al libretto/manifesto di Linda Nochlin. L'Autunno-Inverno 2018/19 è invece composta da 61 look dedicati alle battaglie delle attiviste storiche. Tra slogan, suffragette, riviste vintage e soprattutto il maglione anti-molestie con su scritto C’est non, non, non et non! (letteralmente: «È no, no, no e ancora no»). Un anno dopo sulle magliette sono comparse la frasi «Sisterhood Is Global», «Sisterhood is Powerful» e «Sisterhood Is Forever», un chiaro rimando agli omonimi titoli dei libri della scrittrice e femminista Robin Morgan. E a chi accusa Chiuri di sfruttare certe tematiche per scopi commerciali lei non le manda a dire: «La prima cosa che dico è a tutte le artiste che contatto, da Chimamanda Ngozi Adichie a Robin Morgan è che la moda è commerciale, e che io posso lavorare a certe iniziative perché ho alle spalle una collezione che funziona economicamente. Sono i risultati a permettere tutto questo, dunque io sono qui a fare questo lavoro per vendere. Altrimenti, chi me lo darebbe il budget?», spiegava lei a D.it.

PARITÀ=NORMALITÀ

Questo però nulla toglie all'importanza di questi temi sui cui riflettere è essenziale. «La causa scatenante per me è stato come, quando ho firmato per venire da Dior, tutti ripetessero come questo fosse un brand 'femminile', e come io fossi 'la prima donna a capo della maison'. Ricevere in modo così persistente questi due messaggi, su cui non avevo mai riflettuto a livello cosciente, mi ha portato a pensarci su, e farlo attraverso l'arte mi è venuta naturale», ha detto lei sempre al femminile di Repubblica. D'altronde per Maria Grazia la parità dei sessi è qualcosa di naturale venendo lei da una famiglia d'impronta matriarcale: «Mia nonna rimasta vedova ha cresciuto da sola i propri figli, e si è pure risposata, mio padre ha sempre aiutato mia madre in casa, senza fare distinzioni. E poi, ho lavorato a lungo da Fendi, un marchio gestito da 5 sorelle: questo per dire che non ho mai avuto la sensazione di dovere rompere delle regole precostituite. La mia storia personale non mi ha mai portato a pensare che non fosse normale». Eppure con gli anni ha scoperto l'ostracismo che molte artiste hanno dovuto affrontare: «Mi sono resa conto di quante cose la mia generazione ha dato per scontato. Alla sfilata per l'Autunno-Inverno 2019/2020 Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli Menna che negli Anni ’70 assunse un nome maschile come critica rivolta al mondo dell’arte e alla società in generale che tendeva ad emarginare le donne, ndr) ha recitato una sua poesia dedicata al potere femminista, che si conclude con le parole 'una vittoria zittita'. Ecco, mi sono resa conto che le prime a zittire il discorso siamo state proprio noi donne, inconsapevolmente».

IL FEMMINISMO PARTE ANCHE DAGLI UOMINI

Per Maria Grazia Chiuri il femminismo è autocoscienza, è un percorso: «Vedersi con i propri occhi. La femminilità è una parte del processo di comprensione di ciò che significa essere donna», ha dichiarato lei a MF aggiungendo che si tratta di uno sforzo che inizia anche dai più giovani, maschi e femmine che siano. «Il lavoro su di sé devono farlo le donne ma anche gli uomini e credo che noi madri dovremmo promuovere questa analisi». Ogni ragazza deve avere l'obiettivo di arrivare a «definirsi da sola, finora ci hanno definito gli altri, è ora di cambiare. Anche e soprattutto supportando il lavoro e il punto di vista delle altre donne. Quella sorellanza mai tanto necessaria come oggi, un tempo in cui tutto sembra conquistato. Io penso che ancora non sia così. Bisogna combattere ancora tanti stereotipi, magari camuffati. Ho cominciato a pensare di riparlare di femminismo proprio avendo una figlia di poco più di vent'anni», diceva a Quotidiano.net.

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