15 Giugno Giu 2019 0815 15 giugno 2019

Chi è Sofia Corradi, mamma Erasmus

Nel 1958 aveva già avuto l'idea dell'ormai celebre programma di studio all'estero ratificato il 15 giugno del 1987, dopo anni di lotte, incontri e riunioni portati avanti dalla donna. 

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Sofia Corradi Mamma Erasmus

Era il 14 maggio 1987, quando, nonostante l’opposizione degli inglesi, a Bruxelles in Consiglio dei ministri fu votata la delibera che varava la nascita di Erasmus (acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students), un programma di studio all’estero. Un mese e un giorno dopo, il 15 giugno, la ratifica. «Ha creato la prima generazione di giovani europei. Io la chiamo una rivoluzione sessuale, un giovane catalano incontra una ragazza fiamminga, si innamorano, si sposano, diventano europei come i loro figli», così definiva il progetto Umberto Eco. Una definizione che negli anni è diventata realtà: in 31 annii l’Erasmus ha portato più di quattro milioni di ragazzi a studiare oltreconfine, più di nove se consideriamo anche gli scambi fra giovani, gli studenti dei professionali, i docenti, i volontari e il personale Erasmus Mundus. E, per tornare alle previsione di Eco, i bambini nati dagli «Erasmiani» hanno superato il milione. «Non osavo sperare in un successo così, ma lo sognavo con tutte le mie forze», parole della creatrice del programma. Un'italiana: Sofia Corradi, poi ribattezzata «mamma Erasmus».

COME È NATA L'IDEA DELL'ERASMUS

Nata a Roma nel 1934, nel 1957, grazie a una borsa di studio Fulbright si traferì per trascorrere 12 mesi alla Columbia University e conseguire un master in Diritto comparato. Di ritorno in Italia, Sofia scoprì che non c'era modo di far riconoscere quell'esperienza all'estero e così iniziò la sua battaglia. Per anni si è impegnata assiduamente per convincere i rettori italiani e poi i ministri dell’Istruzione in tutta Europa a far convalidare gli esami sostenuti all'estero anche nel Paese natale.

«MI CONSIDERAVANO MENO DI ZERO PERCHÈ ERO DONNA»

E, come ha raccontato lei in diverse interviste, il fatto di essere donna non ha aiutato: «Mi faceva considerare meno che zero, a quell’epoca. Ricordo che più di una volta per riuscire a farmi passare al telefono qualche personaggio importante ho dovuto dire che ero la segretaria del professor Corradi, dato in inglese 'professor' valeva per maschio e femmina», ha detto a Tpi. Ci sono voluti quasi 30 anni, un’interminabile sequela di riunioni, discussioni e incontri per vincere quella che sembrava una lotta contro i mulini a vento. Un sogno realizzato che ha migliorato la vita a molti. Perché come dice Sofia la cultura è in primis uno strumento di emancipazione. E le ragazze l'hanno capito visto che sono quelle che partecipano maggiormente al programma.

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