4 Giugno Giu 2019 1615 04 giugno 2019

Le donne di piazza Tienanmen

Anche se per la maggior parte furono relegate a ruoli di supporto tradizionali, molte divennero delle vere proprie leader. Da Chai Ling a Wang Chaohua, le loro storie a 30 anni dal massacro. 

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Tienanmen 89 Donne

Sono passati 30 anni eppure la repressione delle proteste degli studenti pro-democrazia di piazza Tienanmen rimane ancora un grande punto interrogativo. Era la notte tra il 3 e il giugno 1989 quando i militari fecero irruzione dotati di carri armati nella piazza gremita. Restano difficili ricostruzioni dei fatti, responsabilità politiche e numero di morti che il governo ha fissato «dopo un'indagine» a quota 319, quando oltre un milione di studenti cominciò a riempire la piazza da aprile del 1989 chiedendo la svolta democratica. Nella simbolica ricorrenza, la censura ha lavorato a pieno ritmo, ripulendo Internet con gli algoritmi e provvedendo a fermi e arresti preventivi, mentre per i millennial c'è un «vuoto di memoria» frutto della potente e sperimentata arma dell'oblio. Oblio che però non può cancellare i volti e le storie di chi quella rivoluzione ha provato a farla. Tra questi anche molte donne che, come spiega lo storico Lee Feigon, «sono state relegate per la maggior parte a ruoli di supporto tradizionali». Anche se molte, leader stundetesche, ma anche intellettuali, hanno contribuito con le loro opinioni al movimento.

CHAI LING CHE CON I SUOI DISCORSI PORTAVA ALLE LACRIME

Chai Ling, per esempio, era una dei leader nel movimento per lo sciopero della fame iniziato a maggio dell'89 e dell'organizzazione Defend Tiananmen Square Headquarters. In molti la consideravano la persona adatta a tenere a bada gli uomini e le loro pretese. Celebre il discorso col quale ha convinto gli studenti ad aderire alla protesta basata sul digiuno. Un discorso per molti è diventato un vero manifesto. Lo scrittore e attivista Shen Tong disse di lei: «Potrebbe portarti in lacrime con le sue parole». In un'intervista Chai Ling spiegava che l'obiettivo dello sciopero era«vedere esattamente qual fosse il vero volto del governo: «Vedere se intende sopprimere il movimento o ignorarlo, vedere se la gente e la Cina ha una coscienza o meno. Se abbiamo una speranza o no».

Chai Ling.

GettyImages

WANG CHAOHUA CHE ERA CONTRO LO SCIOPERO DELLA FAME

Wang Chaohua era invece un membro della Federazione autonoma degli studenti di Pechino. Più coinvolta nell'aspetto organizzativo che nelle manifestazioni effettive, era tra coloro che non condividevano lo sciopero della fame: pensava infatti che avrebbe portato a spargimenti di sangue. Una convinzione che ha portato avanti negli anni come dimostra un'intervista del 1989 in cui dichiarò che l'esito finale avrebbe potuto essere meno disastroso se quel tipo di protesta non fosse stata organizzata.

DAI QING, LA GIORNALISTA DEL TUMULTO

Dalle studenti alle intellettuali. Dai Qing, la «giornalista del tumulto» come la definiva il suo direttore, lavorava all'epoca per il Guangming Daily. Negli incontri a cui partecipava suggeriva di negoziare direttamente con gli studenti per porre fine allo sciopero della fame. Studenti ai quali chiedeva maggior elasticità: «Se vogliamo rompere questo stallo, sia il governo che i manifestanti dovranno fare concessioni. Lo Stato dovrebbe farlo per primo. Ma anche gli studenti non devono restare fermi sulle loro posizione». Appelli rimasti inascoltati.

HUANG QINGLING, PROTETTRICE DEGLI STUDENTI O SPIA

Per proteggere proteggere i leader studenteschi, come Chai Ling, era nato il gruppo Dare-to-Die a capo del quale c'era proprio una donna (pare che nessuno se la fosse sentita di assumere quel ruolo): Huang Qingling. Una figura che rimane comunque avvolta nel mistero, come spiega il giornalista Jan Wong. Per molti infatti potrebbe essere stata anche una spia del governo.

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