9 Maggio Mag 2019 1259 09 maggio 2019

Chi è Halina Birenbaum, la scrittrice sopravvissuta ad Auschwitz

La sua storia di orrore è diventata una testimonianza viva dell'Olocausto. E ha aperto il Salone del Libro di Torino: «Se non fosse stata esclusa la casa editrice fascista non sarei qui, ho sofferto troppo».

  • ...
Halina Birenbaum Salone Del Libro Storia

Accolta da una standing ovation in sala, ha ringraziato gli organizzatori per «la decisione coraggiosa che mi ha permesso di essere presente qui» Halina Birenbaum, 90enne sopravvissuta ad Auschwitz, prendendo la parola all'inaugurazione del Salone del Libro di Torino (qui trovate la nostra guida). Mercoledì la scrittrice e attivista polacca aveva annunciato l'intenzione di disertare la kermesse se la casa editrice Altaforte, vicina a Casapound, non fosse stata allontanata dopo la polemica sulla presenza di una voce fascista al Salone del Libro. «Ringrazio tutti gli intellettuali e le associazioni che ci hanno sostenuto e non ci hanno lasciato soli», ha dichiarato. Il giorno precedente all'apertura della kermesse la scrittrice classe 1929 aveva detto in un'intervista rilasciata al Corriere che «la libertà di espressione va garantita. Ma prima c'è il dovere di dire la verità. Sempre. Il male non si può giustificare». Birenbaum si era schierata da subito contro la presenza dell'editore Altaforte: «Era inaccettabile dire di sì per assecondare una falsa idea di democrazia». «Non avrei mai potuto trovarmi nello stesso spazio di chi diffonde un'ideologia che ha prodotto solo sofferenza e morte», ha detto ancora, ed «ero pronta a restare fuori dai padiglioni che ospitano la rassegna. Ci voleva una grande faccia tosta per venire qui a esporre libri che propagandano le idee dello sterminio e dell'uccisione sistematica». E ancora: «Ho sofferto troppo per stare con persone che propagano idee per le quali ho perso la mia famiglia e l'infanzia».

LA STORIA DI HALINA BIRENBAUM

Scrittrice, poetessa e traduttrice, Halina Birenbaum è nata a Varsavia, Capitale polacca, il 15 settembre 1929. Aveva poco più di dieci anni quando per lei iniziò l'orrore dell'antisemitismo: prima il ghetto di Varsavia, poi venne arrestata e deportata a prima Majdanek, Auschwitz - dove era il numero 48693) poi a Ravensbrück e Neustad - Glewe dove nel 1945, fu liberata. Fu in quell'anno che cominciò davvero a vivere. Per Birenbaum raccontare la sua esperienza di orrore attraverso il racconto, come ha detto lei stessa, è stata come una resurrezione, una rinascita che l'ha resa consapevole di essere scampata alla morte per uno scopo: essere testimone vivente dell’Olocausto.

Mentre la scrittrice è conosciutissima in tutto il mondo per il suo impegno nel ricordare la Shoah, le sue opere non sono mai state pubblicate in Italia, Il libro La speranza è l’ultima a morire è stata la sua prima opera, pubblicata nel 1967 e tradotta in inglese, tedesco, francese, ceco, giapponese ed ebraico (nel 2015 è stata pubblicata anche italiano: la prima traduzione nella nostra lingua di uno dei suoi volumi).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso