7 Maggio Mag 2019 1144 07 maggio 2019 Aggiornato il 26 luglio 2019

Storia di Evita Peron, femminista amata e controversa

Il 26 luglio 1952 moriva di cancro quella che diventò la First lady argentina dalla parte delle donne, moglie del presidente Juan Domingo. Aveva soli 33 anni, ma il suo mito resiste ancora.

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Evita Peron Argentina Donne

Ha vissuto appena 33 anni, ma ha lasciato un ricordo indelebile nella storia e nel cuore dell'Argentina e del mondo: María Eva Duarte de Perón, conosciuta da tutti come Evita Peron, ha vissuto una vita breve ma di un'intensità impressionante, che ha lasciato un segno profondo nella vita politica e sociale di un intero Paese, come dimostrato dal fervore che ha accompagnato la commemorazione del suo centenario della nascita, il 7 maggio 1919. Il popolo l’ha conosciuta come Evita, la donna di umili origini con carisma e un attitudine da leader che è riuscita a cambiare il destino femminile di una nazione ricoprendo la carica di First Lady al fianco del Presidente argentino Juan Domingo Perón. Il suo attivismo politico ha contribuito alla realizzazione di delicate scelte di governo conquistando – tra le altre – il suffragio universale nel 1951.

Un ritratto di Evita Peron scattato nel 1951 a Buenos Aires.

L'AMORE PER IL PRESIDENTE E L'ASCESA POLITICA

Eva Duarte nasce a Los Toldos, in provincia di Buenos Aires. Con sua madre Juana Ibarguren e i suoi quattro fratelli forma la 'famiglia irregolare' di Juan Duarte, proprietario terriero che muore quando la futura Evita ha appena sei anni (era l'ultima nata di cinque figli illegittimi). Insoddisfatta della vita modesta a Junín, dove i suoi si sono trasferiti, a 15 anni decide di emigrare a Buenos Aires per diventare attrice. Senza risorse, sembrava una sfida impossibile. Invece ce la fa e grazie alle armi di cui dispone, fra cui un fascino magnetico, scala posizioni nel mondo dello spettacolo. Ma il suo destino le riserva altro. Nel gennaio 1944 conosce il colonnello Juan Domingo Perón, che la corteggia: era l'inizio di una storia d'amore che sarebbe durata fino alla morte di lei il 26 luglio del 1952. E l'inizio di una ascesa vertiginosa, perché nel giro di due anni diventa la consorte dell'ufficiale e quindi dell'uomo che nel febbraio 1946 vince le elezioni presidenziali. A 27 anni, tocca già il cielo con un dito, ma non si ferma. Si lancia in politica (ottiene il voto alle donne), e sviluppa una vasta attività di assistenza sociale. La ribattezzano Abanderada de los Humildes (Portavoce degli umili) e Madre de los Descamisados (il nomignolo dei sostenitori di Perón).

Il presidente Juan Peron con la moglie Eva Peron, circa 1947.

LA MORTE PREMATURA

Ignara che la sorte le riserverà solo altri sei anni di vita (muore infatti di cancro all'utero), Evita riesce a creare e consolidare il suo mito, immortalato perfino in un musical, diventato film con Alan Parker nel 1996 con Madonna come interprete. La Fondazione Eva Peron da lei stessa creata nel 1948 si occupava di costruzione di scuole e asili nido, borse di studio ai ragazzi meno abbienti, progettazione di quartieri popolari e di ospedali. La notizia della sua morte venne data alla radio argentina con un comunicato in cui «il popolo della Repubblica» veniva informato della scomparsa di quella che fu definita il «capo spirituale della Nazione»: fu proclamato il lutto nazionale per un mese e il corpo della first lady venne esposto in una bara di vetro. Per molti anni dopo la morte le sue spoglie non ebbero pace. I militari che deposero Perón nel 1955 volevano cremare il cadavere imbalsamato della moglie, che invece, con l'avallo del Vaticano, venne sepolto per 16 anni sotto falso nome a Milano. Perón, con lo zampino di Licio Gelli, fece portare le spoglie a Madrid dov'era in esilio, per poi trasferirle in Argentina. E ogni giorno migliaia le venerano nel cimitero della Recoleta, a Buenos Aires.

IL PARTITO PERONISTA FEMMINILE

Evita si insediò alla Segreteria del Lavoro e fondò il Partito Peronista Femminile, per la mobilitazione politica delle donne argentine. E una delle battaglie combattute e vinte dalla first lady argentina più amata di sempre fu quella che portò al riconoscimento dell'uguaglianza dei diritti politici e civili tra gli uomini e le donne, con la legge 13.010 presentata il 23 settembre del 1947. Il suo impegno per la dignità della donna fu costante e la condusse il 26 luglio del 1949 alla fondazione del PPF. Il primo articolo della legge recitava: «Le donne argentine hanno gli stessi diritti politici e obblighi che la legge argentina impone agli uomini». E il numero 3: «Per le donne vige la stessa legge elettorale che per l'uomo, come tutti gli atti civili ed elettorali è indispensabile mostrare un documento d'identità».

«Il mio nome è diventato il grido di riconoscimento delle donne di tutto il mondo. È giunto il momento di avere gli stessi riconoscimenti degli uomini».

Evita Peron

La dedizione di questa donna alla causa femminile fu continua, ma si può dire che il suo concetto di emancipazione fosse in parte diverso dal femminismo odierno. Per Evita Peron la costruzione di un uomo avrebbe avuto senso solo se affiancato a una donna realizzata. Una 'donna nuova' intesa come la controparte ideale di 'uomo nuovo'. Entrambi indipendenti, ma allo stesso tempo dediti alla cura della famiglia e alla religione. In una realtà profondamente maschilista, Evita si battè per ripetere al suo Paese, tramite comizi e manifestazioni, che le donne non erano, né dovevano sentirsi inferiori agli uomini.

Una foto di Evita Peron non datata, scattata dal suo fotografo personale Alfredo Mazzorotolo.

Per quanto amata e venerata dalla maggior parte dei suoi connazionali, va detto che quella di Eva Perón fu una figura molto controversa nella storia dell’Argentina. I detrattori la dipingevano come la figlia illegittima di una famiglia povera che riuscì ad avere fama e successo grazie al suo matrimonio: «Non potevano perdonare ad una giovane donna di aver avuto successo», disse lei stessa in un’intervista pubblicata postuma il 7 aprile 1954. Per tantissimi altri connazionali, Evita diventò invece una figura mitica, simbolo dell’impegno sociale, di chi stava dalla parte del popolo. Il 26 luglio 1952, subito dopo la sua morte, i notiziari della sera si interruppero con queste parole: «Sono le 20:25 minuti, l'ora in cui Eva Perón è passata all'immortalità». Si poteva intuire già allora sarebbe diventata un mito.

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