18 Marzo Mar 2019 1239 18 marzo 2019

Chi è Kirsten Gillibrand, candidata alle elezioni Usa 2020

La senatrice paladina di #MeToo, per le sue battaglie contro gli abusi sessuali, ha ufficializzato la sua discesa in campo alle primarie democratiche americane. 

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Kirsten Gillibrand

Aumentano i candidati alla nomination democratica del 2020. Domenica 17 marzo 2019, la senatrice dello Stato di New York, Kirsten Gillibrand, ha formalizzato la sua discesa in campo. Una notizia abbastanza attesa, visto che, già a gennaio, aveva creato una commissione esplorativa proprio in vista di una sua partecipazione alle primarie dem.

Eletta alla Camera dei Rappresentanti nel 2006, Gillibrand divenne senatrice tre anni dopo, occupando il seggio lasciato vacante da Hillary Clinton. Complice anche il fatto di avere la propria base elettorale in un distretto congressuale di fede conservatrice, era inizialmente schierata su posizioni centriste e tendenzialmente destrorse. In particolare, da deputata, prese parte al gruppo parlamentare della Blue Dog Coalition: un fronte di democratici moderati, non poi così lontani dalle posizioni dei repubblicani. In quel periodo, Gillibrand sostenne provvedimenti restrittivi in materia di immigrazione, votando anche una legge che limitava la condivisione delle informazioni tra le agenzie federali sugli acquirenti di armi da fuoco: fattore, quest’ultimo, che le garantì le simpatie della potente lobby delle armi, National Rifle Association.

L'EVOLUZIONE PROGRESSISTA

La situazione mutò, dopo il suo passaggio al Senato che segnò uno spostamento di Gillibrand verso posizioni decisamente più progressiste. Posizioni, che sostiene ancora oggi: dalla necessità di un sistema sanitario universale al sostegno di energiche misure contro la disoccupazione. Senza poi dimenticare che la senatrice ha anche parecchio smorzato le sue precedenti idee a favore delle armi. Sui temi eticamente sensibili, Gillibrand si attesta poi su tesi tendenzialmente liberal: in materia di aborto sposa una prospettiva pro choice, oltre ad essere una decisa sostenitrice delle unioni omosessuali.

BATTAGLIE E DICHIARAZIONI FEMMINISTE

Inoltre, una delle bandiere che da tempo caratterizza le sue battaglie politiche riguarda la difesa delle donne. Al Senato, ha spesso duramente criticato gli abusi sessuali che avvengono all’interno dell’esercito, affrontando anche il tema delle molestie: in questa ottica, nel 2013, propose una legge – sponsorizzata insieme ai senatori repubblicani Rand Paul e Ted Cruz – per togliere la gestioni di questo tipo di casi alle gerarchie militari. Una proposta che suscitò i malumori del Pentagono e che – alla fine – non trovò i numeri parlamentari per essere approvata. Nonostante il fallimento, la senatrice ha proseguito nella sua lotta, scontrandosi per questo anche talvolta con le alte sfere del suo stesso partito. Nel novembre del 2017, dichiarò per esempio che Bill Clinton avrebbe dovuto dimettersi dopo la rivelazione della sua relazione con Monica Lewinsky: un’affermazione che, se contribuì a renderla una delle paladine del movimento #MeToo, le attirò le critiche dei circoli vicini all'ex presidente, che la accusarono di ingratitudine (visto che la potente famiglia la avrebbe aiutata nel corso delle sue campagne elettorali). In quello stesso periodo, fu anche attaccata da svariati compagni di partito, essendo stata la prima senatrice dem a chiedere le dimissioni del senatore democratico Al Franken, accusato di aver tenuto condotte sessuali scabrose.

UNA CORSA AD OSTACOLI

Certo la strada verso la Casa Bianca per lei non è esattamente in discesa per svariati motivi. Intanto, già oggi, la corsa alle primarie democratiche appare particolarmente affollata. Ma – cosa più importante – la sinistra del partito risulta sovrarappresentata. La missione di Gillibrand è quella di cercare di emergere per riuscire a sottrarre la guida di quell'ala dei dem a quella vecchia volpe di Bernie Sanders. Ed essere il volto politico di #MeToo potrebbe non bastare. Per questo è importante che proponga una visione di ampio respiro che – pur non rinunciando alle sue storiche battaglie – le consenta di federare le varie correnti del Partito, senza trascurare poi il fondamentale voto degli elettori indipendenti. Un obiettivo non certo facile, soprattutto per i politici di New York che spesso si dimostrano molto autoreferenziali e faticano non poco a farsi apprezzare negli altri Stati.

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