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Diritti

8 Marzo Mar 2019 1742 08 marzo 2019

Tre attiviste hanno raccontato le loro marce per i diritti femminili

Rose McGowan, Phumzile Mlambo-Ngcuka e Amika George intervistate da Vogue Uk sulla manifestazione più importante delle loro vite. Per celebrare l'8 marzo.

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8 marzo attiviste donne marcia

I movimenti femministi non sono un fenomeno solo contemporaneo, anzi. Dalle suffragette che attraversarono Hyde Park nel 1907 per la Mud March (Marcia del Fango) alle Madri di Plaza de Mayo in Argentina nel 1977, le proteste per promuovere la solidarietà e il cambiamento sono sempre esistite. La Women’s March del 21 gennaio 2017 è stata la più grande manifestazione, svoltasi nell’arco di una singola giornata, che gli Stati Uniti abbiano mai registrato, con oltre tre milioni di partecipanti da tutta la nazione. Il fattore iniziale, che mosse le intenzioni degli organizzatori, fu l’elezione del Presidente Trump, ma in poco tempo il movimento diventò più ampio, includendo questioni di uguaglianza, tolleranza, diritti riproduttivi e riforma dell’immigrazione. Sulla scia di questa, altre iniziative simili si svolsero in più di 50 Paesi coinvolgendo, a livello globale, circa sette milioni di persone. Da Barcellona, a Londra alla marcia notturna per le strade di Tokyo, l’eco della campagna raggiunse addirittura l’Antartide. In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della donna, abbiamo riportato le parole di tre donne, Rose McGowan, Phumzile Mlambo-Ngcuka e Amika George, che hanno condiviso con Vogue Uk le loro marce più memorabili, raccontando l’impatto profondo che hanno avuto sulla loro vita. Vediamo cosa hanno detto.

ROSE McGOWAN, ATTRICE E SCRITTRICE

«La marcia che ricordo meglio è quella che ho frequentato quando avevo 14 anni. Ho partecipato ad una parata del Gay Pride a Seattle, Washington. Era il 1988 e le cose non erano come sono adesso. Il matrimonio, per le coppie dello stesso sesso, non era neanche all’orizzonte. I diritti degli omosessuali sono sempre stati una questione importante per me, perché le discriminazioni nei loro confronti erano inaccettabili. La manifestazione era piena, rumorosa e divertente, ma aveva un’urgenza. Il giorno prima, ero andata a trovare il mio amico Tom nella struttura che lo ospitava. L’Aids stava terrorizzando la maggior parte dei miei amici. Ho portato un cartello, durante l’evento, che diceva: «Il silenzio è uguale alla morte». È così importante impegnarsi e combattere. Dobbiamo lottare gli uni per gli altri e non avere paura di farlo».

PHUMZILE MLAMBO-NGCUKA, DIRETTRICE ESECUTIVA DI ‘UN WOMEN’

«Il 18 novembre 2015, ho partecipato alla March of Black Women di Brasilia, unendomi alle altre donne di colore per protestare contro il razzismo e la violenza. È stata un’occasione per attirare l’attenzione sulla doppia discriminazione subita dalle discendenti africane in Brasile che riguardava sia il loro genere sia il colore della loro pelle. Ho marciato con madri, nonne e figlie di diversa provenienza: le abitanti delle sponde del fiume dell’Amazzonia, le ostetriche delle zone rurali brasiliane e le donne del popolo Quilombola. Ho manifestato con attiviste e ricercatrici universitarie, ministre e funzionarie pubbliche e con le mie colleghe delle Nazioni Unite. L’energia e la sorellanza che hanno portato in piazza quel giorno erano palpabili». «Nel 1956, nel mio paese del Sud Africa, più di 20mila donne e ragazze provenienti da tutti i ceti sociali marciarono contro l’apartheid, rivelando la loro determinazione nella lotta per la libertà. Il 9 agosto, è così diventato una festa ufficiale che celebra tutta la popolazione femminile sia per il contributo storico che per quello attuale».

AMIKA GEORGE, FONDATRICE DI #FREEPERIODS

«Una marcia che avuto un impatto sulla mia vita è stata #FreePeriods, che abbiamo organizzato a dicembre 2017. L’abbiamo promossa interamente sui social media, chiedendo a tutti di venire a Downing Street indossando il rosso e portando striscioni. Non avevamo assolutamente idea di quante persone sarebbero arrivate, ma alla fine hanno partecipato in più di 2mila». «#FreePeriods chiede al governo di fornire i prodotti mestruali gratuitamente a coloro che ne hanno bisogno, in modo che nessuna bambina salti la scuola perché non può permettersi di acquistare pastiglie e assorbenti. Ho creato questo movimento dalla mia camera da letto e questa marcia mi ha dimostrato che si era trasformato in qualcosa di più grande perché in molte erano disposte a stare fuori, al freddo, cinque giorni prima di Natale, per protestare per una causa a cui erano davvero legate».

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