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Diritti

5 Marzo Mar 2019 1234 05 marzo 2019

Il dibattito sul matrimonio civile che spacca il Libano

La neo ministra dell'Interno el-Hassan si è detta favorevole. Scatenando critiche feroci. Così la lady di ferro prova a portare i riflettori sulla condizione della donna nel matrimonio.

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Matrimonio Civile Libano

Ci voleva una donna al ministero dell’Interno per aprire il dibattito anche in Libano sul matrimonio civile e i diritti delle donne nel matrimonio. E infatti la neo-ministra Raya el-Hassan, musulmana sunnita, una delle quattro donne che fanno parte del nuovo governo guidato da Saad Hariri, ha lanciato il sasso nello stagno e scatenato forti reazioni. In una intervista sul canale televisivo Euronews ha dichiarato di essere «favorevole ad un quadro che regoli il matrimonio civile in Libano» e di ritenere che si «debba aprire un dialogo serio e profondo sull’argomento». «Voglio che ci sia una struttura che regoli il matrimonio civile», ha detto. El-Hassan è la prima donna ministro dell’interno del mondo arabo, una lady di ferro, capace e risoluta. El-Hassan ha detto poi di spera nel sostegno del premier: «Il matrimonio civile deve essere riconosciuto».

UN PAESE CON 18 CONFESSIONI RELIGIOSE

In Libano il diritto sullo status personale è regolato dalle sette religiose, con differenze enormi per quanto riguarda divorzio, diritto delle donne all’eredità, gestione dei figli. In un Paese con 18 confessioni diverse, comprese 11 cristiane, i leader religiosi hanno mostrato una compattezza mai vista. Tutti sono insorti contro la proposta di laicizzazione della sfera privata, ancora un tabù nel Paese dei Cedri. La massima autorità sunnita Dar Al-Fatwa ha sottolineato che «in un sistema settario non ci può essere matrimonio civile». Ma anche le chiese cristiane si sono mostrate risolute nel rifiuto della riforma, che sarebbe un passo enorme in avanti per la condizione della donna in Libano.

Il matrimonio civile non è mai stato materia di dibattito in Libano perché né i cristiani né i musulmani l’accetteranno mai

Nabih Berry, presidente del parlamento

Gli ambienti vicini al premier Hariri minimizzano. «Le dichiarazioni della ministra non hanno alcun motivo politico, non ha fatto altro che rispondere a una domanda posta dal giornalista sul matrimonio civile». Secondo una fonte vicina a El-Hassan, ripresa dal quotidiano francofono L’Orient le Jour, «la ministra è cosciente dell’importanza che il matrimonio civile ha tra i giovani, ma ora non è una priorità del governo». Il presidente del parlamento, lo sciita Nabih Berry, ha invece difeso la ministra: «Non è una blasfemia». Ma ha poi ha precisato che «il matrimonio civile non è mai stato materia di dibattito in Libano perché né i cristiani né i musulmani l’accetteranno mai».

LA REAZIONE DELL'EX MUFTÌ QABBANI

È intervenuto anche l’ex muftì del Libano, Mohammed Rashid Qabbani, leader dei musulmani sunniti, per avvertire con estrema durezza che «i leader musulmani che accettano di legiferare in materia di matrimonio civile sono eretici, non possono essere sepolti in cimiteri musulmani». Non ha tardato ad esprimersi anche il muftì di Tripoli e del Nord del Libano, Malek el-Chaar: «La ministra El-Hassan non sa neanche cosa sia il matrimonio civile e non ha pensato prima di parlare. Il matrimonio civile è una violazione della legge islamica, la sharia». Anche alcuni membri del parlamento sono stati definitivi nei loro giudizi. Come Adnane Traboulsi, sunnita che ha dichiarato: «Questa è una linea rossa, non permetteremo la manipolazione della organizzazione dello status personale nella comunità musulmana».

Però c’è anche chi si è schierato dalla parte di Hassan. Per il leader druso Walid Jumblatt si può «essere a favore del matrimonio civile e di un codice che legiferi sullo status della persona». Si è poi scagliato contro le dichiarazioni più dure contro la ministra: «Si può esprimere la propria opinione sul matrimonio covile senza essere accusati di eresia. È arrivato il momento di finirla di usare la religione per spaccare il Paese». Anche il presidente del Blocco popolare si è dichiarato favorevole al matrimonio civile: «È un diritto di ogni cittadino e deve essere liberato dal monopolio delle religioni». Così anche il Blocco nazionale che ha dimostrato il proprio appoggio: «Il matrimonio civile è il modo più importante per legare tutti i cittadini, indipendentemente dalla religione. La famiglia è la prima cellula che riunisce i cittadini, prima dei partiti e della propria comunità».

IL COMPLICATO QUADRO DELLO STATUS DELLA PERSONA

Il quadro sullo status della persona in Libano è complicato e spesso non tutela a sufficienza i diritti delle donne. In Libano esistono 18 confessioni religiose. E ognuna legifera sullo status della persona di ogni suo componente. Nel Paese dei Cedri non esiste un codice sulla persona unificato. Il matrimonio, il divorzio, l’affidamento dei figli, l’eredità sono tutti regolati da ogni singola confessione religiosa. Tutti i matrimoni sono celebrati da un’autorità religiosa, ma vengono registrati nella comunità religiosa di appartenenza del marito. Chi vuole celebrare un matrimonio civile deve andare all’estero. Spesso questi libanesi vanno nella vicina Cipro, solo a 40 minuti di volo da Beirut. L’anomalia è che sebbene i matrimoni civile in Libano non siano riconosciuti, se celebrati all’estero vengono riconosciuti a condizione che siano registrati nell’ambasciata o consolato libanese del Paese in cui si è svolto il matrimonio.

I matrimoni interreligiosi sono scoraggiati. Ma alcuni si convertono anche per motivi pragmatici. Perché la legislazione sull’eredità o il divorzio è più favorevole a una parte all’interno di una confessione religiosa anziché in un’altra. La comunità drusa per esempio proibisce i matrimoni con un membro di un’altra confessione religiosa. Una donna musulmana non può sposare un cristiano o un ebreo. Invece un musulmano sia sunnita che sciita può sposare una ebrea o una cristiana senza che si converta. I cattolici possono sposare una donna musulmana ma non deve allontanarlo dalla sua religione. Ma i figli devono essere cresciuti e battezzati come cattolici e i bambini prendono sempre la religione del padre. I cristiano-ortodossi invece non permettono il matrimonio con i musulmani.

LA PIAGA DELLE SPOSE BAMBINE

Anche l’età per potersi sposare è stabilita dalle diverse confessioni religiose. Non sono rari i matrimoni di minori nel Paese dei Cedri. Una piaga soprattutto nelle aree più remote del Paese. Dove scarsa istruzione, ragioni economiche e giudizio della comunità sulla condotta delle ragazze fanno sì che si diffonda questa pratica deleteria per lo sviluppo equilibrato della personalità delle ragazze. Ad esempio per gli sciiti, con permesso dell’autorità giudiziaria, si possono sposare a 15 anni i maschi e a nove le donne. I drusi a 16 i maschi e a 15 le femmine. Purtroppo oltre la vetrina dei grattacieli di vetro di downtown, i ristoranti della Corniche, i club che animano le notti di Beirut, esiste un Libano più remoto, meno conosciuto, ma che completa il quadro ricco di contraddizioni di questo Paese.

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