1 Marzo Mar 2019 1911 01 marzo 2019

Stefania Soldini, la scienziata che ha guidato la sonda Hayabusa

Ha studiato a Milano e in Inghilterra fino ad entrare nel team dell'agenzia spaziale di Tokyo con la quale ha svolto l'ultima missione: prelevare un campione dell'asteroide per analizzarne i rischi.

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Stefania Soldini Missione Hayabusa

L’ultima missione dell’agenzia spaziale giapponese Jaxa, Hayabusa-2, è quella che riguarda il «diamante cosmico» Ryugu, l’asteroide che si trova a oltre 340 milioni di chilometri dalla Terra. La sonda, lanciata nel 2014, è atterrata nella notte tra il 21 e il 22 febbraio, poco dopo la mezzanotte italiana con il compito di prelevare un campione di superficie da analizzare nei laboratori nipponici al suo ritorno nel 2020. Nella squadra dell’Astrodynamics Team c’è anche un’italiana, Stefania Soldini, che in un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato i dettagli della spedizione. «Tutto accade in una manciata di secondi e abbiamo a disposizione soltanto tre tentativi».

UNA MANOVRA ANALOGA NEL 2005

Un primo tentativo, che non fu molto fortunato, risale al 2005 con la missione Hayabusa-1. I giapponesi erano stati i primi a provare la manovra che, nonostante non riscontrò esiti positivi, servì per guadagnare l’esperienza e le conoscenze utili alla nuova avventura. L’obiettivo è quello di studiare la natura dell’asteroide in questione, considerato pericoloso per il suo avvicinamento alla Terra. «Scoperto nel 1990, carbonaceo nella costituzione, potrebbe contenere acqua e quindi aiutarci a capire se la vita sul nostro pianeta è stata portata da questi piccoli mondi, come ipotizzato in alcuni casi», ha spiegato Stefania.

IL COMPITO DI STEFANIA NELLA MISSIONE

La scienziata italiana è originaria di Milano dove ha studiato al Politecnico prima di trasferirsi in Inghliterra, a Southampton, per specializzarsi sulle traiettorie delle vele solari, ovvero le possibili astronavi del futuro. Grazie alle conoscenze acquisite riguardo la «meccanica celeste» il Japan Society for the Promotion of Science (istituto giapponese che sostiene la scienza) le ha conferito una borsa di studio che è stata il trampolino di lancio per il suo attuale lavoro con l’agenzia spaziale di Tokyo, di cui fa parte dal 2017. Il suo compito, in questa operazione, è stato quello di indicare il percorso della sonda Hayabusa per portarla alla conquista dell’obiettivo. «Mi sono occupata delle complicate fasi dell’arrivo e adesso lavoro sul veloce sbarco per effettuare il prelievo. Oggi la guidiamo sino a 500 metri dalla superficie e poi deve fare tutto da sola perché le comunicazioni richiedono 40 minuti, data la distanza», ha spiegato. Stefania ha iniziato a studiare Ryugu (che trae il nome dal palazzo dove risiede il Dio drago della mitologia) non appena uscirono le prime immagini, dalle quali si notava una strana forma di diamante.

LA VITA DELLA SCIENZIATA IN GIAPPONE

Da quando si è trasferita a Tokyo ha iniziato ad ammirare il fascino e la cultura del Giappone, soprattutto per «il senso della bellezza e del rispetto che esprime e in particolare per la percezione del tempo» che è molto diversa da quella italiana. Dalla Capitale ha preferito trasferirsi in sul lago Tsukui, una zona rurale dove può mantenere il contatto con la natura e dove può «apprezzare la fioritura dei ciliegi», come ha raccontato Stefania nell’intervista, che parlando dell’esperienza con i colleghi del team, si è dichiarata molto fortunata. «Siamo tutti giovani, c’è semplicità nei rapporti e grande disponibilità nei miei confronti». In merito ai piani per il futuro, invece, ha confidato di voler continuare ad occuparsi degli asteroidi che minano la sicurezza della Terra per «cercare di mitigare i rischi e trovare una soluzione».

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