1 Marzo Mar 2019 1300 01 marzo 2019

Mariéme Jamme, che insegna la tecnologia alle africane

La storia della 45enne fondatrice di iamtheCODE. L'obiettivo del progetto è formare una classe di giovani donne in grado di iniziare e portare avanti la rivoluzione digitale del Continente. 

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Marieme Jamme I Am The Code

L'Africa, o meglio alcuni Paesi, vogliono cambiare. E lo stanno facendo anche grazie alle tante attiviste che lavorano per rivoluzionare le società in cui vivono. Una di queste è Mariéme Jamme, la 45enne senegalese fondatrice di iamtheCODE, un movimento che promuove l’importanza della tecnologia e insegna alle ragazze del Continente la programmazione. Un progetto che ha guadagnato il sostegno delle grandi aziende hi-tech, tra cui Alibaba, la multinazionale cinese attiva nel campo del commercio elettronico. La collaborazione annunciata a Barcellona, in occasione del Mobile World Congress 2019 (MWC) , la fiera della telefonia mobile più importante al mondo. Sul palco dell’evento, in programma dal 25 al 28 febbraio, Marieme ha spiegato quanto sia importante, per le giovani africane, acquisire competenze digitali. L’apprendimento potrebbe, in futuro, sottrarle alla povertà e aiutarle a trovare un lavoro. Lei ci ha messo due anni e molte ore di impegno quotidiano per riuscire ad avere le nozioni necessarie. L’obiettivo? Garantire a un milione di ragazze un accesso paritario all’istruzione tecnica e professionale entro il 2030.

PREMIATA IN TUTTO IL MONDO

In una breve intervista rilasciata a La Repubblica durante la fiera, la Jamme ha raccontato delle 'sue donne' che vivono nei paesi rurali del Kenya. Nonostante non abbiano né servizi sanitari né cibo a sufficienza, stanno lavorando ad un progetto di droni mimetici. Una ragazza madre brasiliana si è invece rivolta a lei per sviluppare un'applicazione anti inquinamento, per preservare la salute del figlio. Le idee di Mariéme hanno ottenuto riconoscimenti dai più importanti enti a livello globale. L’UNICEF, insieme alla fondazione Bill & Melinda Gates, nel 2017, ha premiato il suo impegno conferendole l’Innovation Award ai Global Goals Award. Nello stesso anno la BBC l’ha inserita nelle 100 donne più influenti nel campo dell’innovazione, mentre nel 2012, Forbes la selezionò tra le 20 personalità femminili più potenti in Africa.

UNA STORIA PERSONALE QUASI SURREALE

Mariéme, dopo aver lasciato il Senegal in età adolescenziale, si è spostata a Parigi e poi in Inghilterra dove si è sistemata definitivamente. A Londra dirige la società che ha fondato, la Spotone Global Solutions, che aiuta le principali aziende tecnologiche internazionali ad investire nel mercato africano. Ma la strada che l’ha condotta a diventare una imprenditrice di successo risulta poco chiara. Recentemente lei ha infatti raccontato di essere stata abbandonata da parte della madre quando aveva cinque anni e di aver trascorso l’infanzia in vari orfanotrofi. Ha raccontato di essere anche stata vittima di tratta dal Senegal alla Francia e di aver dormito nella stazione della metropolitana parigina per un anno e mezzo. Solo all’età di 16 anni ha imparato a leggere e a scrivere autonomamente, e, sempre da autodidatta si è approcciata al mondo della programmazione, iniziando dalle cose più semplici. Una storia di riscatto insomma, che però non coincide con quanto aveva dichiarato alla CNN nel 2012. Durante l’intervista raccontò infatti di essere nata in una famiglia privilegiata e di essersi ribellata al suo status di aristocratica per vivere come una persona normale. Così si trasferì nella Capitale francese per imparare a farcela da sola, lavorando inizialmente come cameriera.

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