1 Marzo Mar 2019 1426 01 marzo 2019

Chi è Inge Morath, la prima donna assunta da Magnum Photos

Molti la conosco soprattutto come moglie di Arthur Miller (quella venuta dopo Marilyn), ma l'artista, protagonista di una mostra a Treviso, è stata molto di più. La storia. 

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Inge Morath

È spesso ricordata per aver sposato Arthur Miller dopo il divorzio da Marilyn Monroe. Ma la figura di Inge Morath, prima donna ad approdare alla leggendaria agenzia Magnum Photos negli Anni '50, ha ben altro da raccontare. Giornalista, poliglotta, autrice di reportage fotografici da tutto il mondo, l’austriaca, o meglio i suoi scatti, sono i protagonisti della mostra Inge Morath. La vita, la fotografia in programma fino al 9 giugno a Casa dei Carraresi di Treviso. Che con 150 immagini e documenti ripercorre la vita di una «pioniera, emancipata, che ha vissuto un’esistenza straordinaria», come ha sottolineato Marco Minuz, fra i curatori della rassegna. «Arrivò alla Magnum in modo curioso: lavorava come giornalista e traduttrice e nel ‘49 accompagnò alla sede parigina dell’agenzia il fotografo austriaco Ernst Haas, che aveva realizzato un reportage, poi pubblicato da Life, sulle donne del suo Paese che alla stazione di Vienna aspettavano i mariti, sperando nel loro rientro dai campi di prigionia russi. Inge aveva scritto il testo per il servizio», spiega Minuz. Dopo quell'incontro con il fondatore Robert Capa cominciò a lavorare come autrice e interprete.

IL DEBUTTO COME FOTOGRAFA

Avvicinatasi alla fotografia solo nel ‘51, il suo esordio dietro l'obiettivo non è stato semplice, perché, come racconta il curatore della mostra «Inge era alle prime armi e si confrontava con mostri sacri come Henri Cartier-Bresson. I primi lavori che le furono affidati non erano eclatanti, non erano certo reportage, ma piuttosto sfilate di moda, dalle quali però emergeva il suo interesse per l’essere umano». E questo, del resto, è l’aspetto che accomuna tutti i fotografi di Magnum, un collettivo variegato, con anime e sensibilità diverse, ma che si riconosceva nell’«ama la gente, faglielo capire» di Capa.

I REPORTAGE SENZA LA GUERRA

Il primo reportage di Morath fu quello dalla Spagna, dove era stata, come interprete, con Cartier-Bresson. «Nel ’54 doveva riprodurre opere d’arte spagnole e fotografare la sorella di Picasso, una persona non semplice. Ci riuscì e il suo lavoro segnò il battesimo come fotografa della Magnum, dove nell’arco di tre anni ottenne il primo servizio importante», continua Minuz. Che trova ci sia una sorta di fil rouge nei lavori della donna: Inge visse in prima persona la Seconda Guerra Mondiale e fu obbligata a lavorare in un’industria bellica di Berlino, dalla quale fuggì durante un bombardamento, per tornare a riabbracciare la famiglia. Da allora decise di chiudere il rapporto con il mondo della sofferenza, del dramma, dedicandosi a reportage che escludessero conflitti di questo genere.

POLIGLOTTA E METICOLOSA

Il curatore della rassegna trevigiana rivela anche il modo in cui la fotografa austriaca preparava i suoi reportage: «Inge conosceva anche il francese, l'inglese, lo spagnolo, il russo, il rumeno e il mandarino. E questo ha avuto un impatto sul suo modo di lavorare, perché amava organizzare i viaggi in modo meticoloso e prima di partire approfondiva luoghi, culture, lingue dei Paesi in cui avrebbe scattato. Ad esempio imparò il russo e il mandarino solo perché doveva andarci con Miller».

UNO SGUARDO FEMMINILE

Dai sui reportage emergono un acume e una sensibilità spiccata. A Venezia nel ’55 Inge immortalò non tanto la città turistica, quanto quella popolare, con la gente, con le persone che lavoravano, che si riposavano, nella vita quotidiana. E per l’epoca non era affatto scontato. In Iran invece la Morath usò il proprio essere donna per cogliere aspetti anche civettuoli del mondo femminile, facendo foto che non risultano mai volgari.

L’INCONTRO CON MILLER, SUO FUTURO MARITO

Una svolta importante nella sua vita arrivò nel ’60, quando conobbe Arthur Miller, dietro le quinte di The Misfits, produzione cinematografica hollywoodiana in cui recitavano Clark Gable e Marilyn Monroe, con la quale lo scrittore era ancora sposato. «La Magnum mandava sul set settimanalmente uno dei suoi fotografi e quando toccò a Inge ebbe modo di conoscerlo. Dopo le nozze nel ’62 fecero una scelta radicale, quella di vivere in una fattoria a Roxbury, nel Connecticut, a due ore da New York. È una scelta che per certi versi isolò la fotografa, che comunque continuò a viaggiare. E poi i due furono uniti fino alla fine, rimanendo insieme per cinquant’anni», racconta Minuz.

IL MATRIMONIO, LIMITI E OPPORTUNITÀ

La presenza di Miller era a tratti ingombrante: spesso alle mostre della moglie, quando i giornalisti lo inseguivano, il drammaturgo rischiava di metterla in ombra. Però il matrimonio diede a Inge l’opportunità di entrare in contatto con il gotha della letteratura e dell’arte mondiale, che lei ha immortalato in scatti splendidi, come quelli con protagonisti Alberto Giacometti, Pablo Picasso e Alexander Calder. Ritratti che raccontano la sua volontà di conoscere le persone, di approfondire, di scavare nella loro intimità.

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