Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

27 Febbraio Feb 2019 0813 27 febbraio 2019

La lotta contro le mutilazioni genitali di Nice Nailantei Leng’ete

Chi è l'attivista masai che, ribellatasi alla crudele pratica africana, è riuscita a salvare migliaia di bambine dal rito di passaggio alla vita adulta a cui vengono sottoposte. 

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Mutilazioni Genitali Nice Nailantei Lengete

La mutilazione genitale è la pratica atroce che viene inflitta alle bambine di molti Paesi per segnare il passaggio alla maturità e la conseguente idoneità a sposarsi e avere figli. Si tratta di una tradizione cui le donne non possono sottrarsi senza incorrere nel disonore della famiglia. Eppure sono molti i tentativi di ribellione da parte della popolazione femminile, terrorizzata dalle conseguenze psichiche e fisiche che potrebbero manifestarsi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato un numero che oscilla tra i 100 e 140 milioni di vittime in tutto il mondo. Ma l’Africa rimane ancora il continente con maggiore diffusione del fenomeno con dati allarmanti che evidenziano l’urgenza di trovare una soluzione definitiva al problema. Un intervento fondamentale, tra i molti che si battono per la causa, è stato quello di Nice Nailantei Leng'ete, una giovane masai che ha salvato alemno dieci mila minori dalla consuetudine del rito diventando anche ambasciatrice di Amref Health Africa (l’organizzazione no profit che offre aiuti sanitari alla popolazione).

A NOVE ANNI È SCAPPATA DI CASA PER SFUGGIRE ALLA MUTILAZIONE

All’età di nove anni, Nice, rimasta orfana dei genitori, è fuggita dalla casa della zia che la ospitava per non dover affrontare il crudele «taglio» genitale che di lì a poco le sarebbe stato inflitto. Un atto coraggioso e intraprendente che le ha permesso di salvarsi. Soprattutto grazie all'intervento del nonno al quale si rivolse per essere risparmiata poiché più interessata allo studio che al matrimonio. L’uomo accettò (non senza fatica) la richiesta e, grazie al potere conferitogli per anzianità, obbligò il resto della famiglia a rispettare la sua decisione. Una donna che rifiuta la mutilazione perde del tutto la già poca considerazione che le viene riservata. Ma questo non ha fermato il desiderio della giovane masai di volersi battere per il diritto della popolazione femminile di opporsi alla pratica. Un’impresa non facile, dato il sistema patriarcale delle tribù locali guidate dai Moran (giovani guerrieri) e dai vecchi capi con i quali ha dovuto interfacciarsi per iniziare ad attuare un cambiamento.

I GRAVI DANNI DELLA PRATICA DEL «TAGLIO»

Gli effetti che derivano dalla mutilazione sono pericolosi e spesso mortali. Infezioni, sanguinamenti, infertilità sono solo alcune delle conseguenze. Nice non ha mai smesso di lottare, diventando, nel 2008, educatrice della sua comunità e avvicinandosi anche ad altre cause come l’abolizione dei matrimoni precoci e la promozione dell’istruzione femminile. Il suo lavoro ha ottenuto una visibilità mondiale che le ha permesso di partecipare a diversi eventi, tra cui un incontro presieduto dall’allora Presidente Usa in carica Barack Obama. In collaborazione con l’Amref ha poi proposto una strada alternativa per portare avanti la tradizione del passaggio all’età adulta in un modo non invasivo. Il nuovo rito dura tre giorni e le bambine vengono benedette sui libri, per sottolineare l’importanza della formazione. Un attivismo, il suo, costruito sul dialogo che, non solo è riuscito a sradicare il conservatorismo culturale degli uomini al vertice delle tribù, ma l’ha portata a tenere conferenze in tutto il mondo per condividere la propria esperienza di riscatto e quella delle molte altre che, grazie a lei, non devono rinunciare alla salute.

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