20 Febbraio Feb 2019 0900 20 febbraio 2019

Vivienne Westwood, l'icona punk della moda celebrata dal cinema

Esce il film sulla stilista britannica che ha rivoluzionato l'industria fashion coi suoi messaggi. Tra attivismo, endorsement politici e controversie. Il profilo.

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Vivienne Westwood Punk Film

Un corpo, mille donne diverse. Vivienne Westwood è senza dubbio una delle menti più fervide della moda a cavallo tra il XX e il XXI secolo: una stilista, certo, ma anche molto di più. Attivista ambientalista, femminista e sempre in campo per i diritti civili, ha attraversato movimenti e tendenze vedendo sempre nell'arte più un mezzo di comunicazione di valori che un fine. Una storia, la sua, raccontata dal film Westwood: Punk, Icon, Activist, nelle sale italiane da mercoledì 20 febbraio 2019, che comincia negli Anni 60 e prende lo slancio da un incontro speciale, quello con la musica punk e con Malcolm McLaren, manager e mente dei Sex Pistols. Prima di allora e di quella liaison professionale e sentimentale, Vivienne Westwood aveva un impiego da insegnante di scuola elementare e un marito di nome Derek Westwood, e al design destinava quel poco tempo libero che le restava, creando gioielli che poi vendeva al mercato di Portobello, a Notting Hill, convinta – come lei stessa avrebbe rivelato in un'intervista anni dopo – che fosse impossibile vivere d'arte per una figlia della working class inglese.

ABITI COME MANIFESTI POLITICI

Per questo aveva lasciato il corso di oreficeria alla Harrow School of Art, dedicandosi al lavoro in fabbrica e agli studi da insegnante, prima di scoprire un mondo fatto di ribellione e restare affascinata dalla cultura punk, «a vedere se qualcuno potesse infilare uno spettro dentro al sistema». Da allora Vivienne Weswood non ha mai perso di vista questo obiettivo, quello di usare i propri vestiti, realizzati con McLaren, come affermazioni politiche e sociali. Noncurante delle critiche che le arrivavano per il design dei suoi abiti, ha dato vita a creazioni che nel corso degli anni hanno assunto il valore di potentissimi manifesti del suo pensiero. Come il mini-crini degli Anni 80, ispirato al balletto Petrushka, una fusione tra la crinolina di epoca vittoriana e la mini-gonna, la prima simbolo di una «mitologia di limitazione e ingombro nell'abbigliamento femminile», la seconda «emblema altrettanto dubbio di liberazione».

L'epoca del punk era già passata e il modello di riferimento di Vivienne Westwood erano diventate le ragazze che su Tatler parodizzavano l'upper class. E su Tatler, in quegli anni, ci finì lei stessa in prima persona, con una cover che fece scalpore ed epoca fino al punto di essere inclusa dal Guardian nella sua lista delle migliori copertine di magazine britannici. Westwood appariva in un abito commissionato dall'allora prima ministra inglese Margaret Thatcher, ma non ancora consegnato alla Lady di Ferro, accompagnata dalla frase “un tempo questa donna è stata una punk” scritta con gli stessi caratteri del logo dei Sex Pistols.

CONTRO BROWN MA CON CORBYN

Politicamente lontanissima dai valori conservatori, Vivienne Westwood ha per lunghi anni sostenuto il Partito laburista, ma nel 2007 entrò in rotta di collisione con l'allora premier Gordon Brown, accusandolo di violare i diritti umani con la proposta dei 56 giorni di detenzione preventiva nei confronti dei sospettati di terrorismo. Per manifestare la sua contrarietà a tale misura lanciò una edizione limitata di t-shirt con la scritta “I AM NOT A TERRORIST, please don't arrest me”, ma soprattutto dichiarò di essere pronta a tutto pur di mandare a casa il primo ministro, persino a votare il candidato conservatore David Cameron. Il suo ritorno al Labour è stato celebrato solo di recente con l'appoggio totale a Jeremy Corbyn: «Sono eccitata dal manifesto del Partito laburista perché ruota tutto attorno alla ridistribuzione della ricchezza», dichiarò, aggiungendo altro motivo di compiacimento nell'approccio ambientalista del leader progressista. D'altra parte già da anni aveva abbracciato la causa dei Verdi, sostenendo la loro campagna elettorale con 300 mila sterline ma finendo comunque per essere esclusa da un evento a cui avrebbe dovuto prendere parte come testimonial a causa delle sue controversie col fisco britannico: «Non sono abbastanza pura per loro, hanno perso un'occasione», disse.

Pharrell Williams con un cappello Vivienne Westwood ai Grammy del 2014.

Getty Images

ANTI-CONSUMISTA ACCUSATA DI IPOCRISIA

L'insieme dei suoi valori e ideali, tra pacifismo, anti-consumismo e lotta al cambiamento climatico, sostegno a Chelsea Manning (a cui ha dedicato una collezione) e associazioni animaliste, è stato raccolto nel manifesto Active Resistance to Propaganda, una sorta di chiamata alle armi al mondo artistico contro il Pirata Progresso. Affermazioni che le hanno portato non poche accuse di ipocrisia e incoerenza, vista la sua attività da imprenditrice nel settore del lusso. Nel 2007, per rispondere ad alcune di queste critiche, affermò di non trovarsi a suo agio nel difendere i suoi vestiti, «ma se avete il denaro per permetterveli, comprate qualcosa da me, vi chiedo solo di non comprare troppo». Dichiarazioni che comunque non sono bastate a chi fa notare che Westwood produce nove collezioni all'anno contro una media di due dei suoi concorrenti, e che, secondo quanto pubblicato da Eluxe Magazine, produce in Cina utilizzando materiali i cui processi produttivi sono altamente inquinanti come Pvc, poliestere, viscosa. Accuse a cui si sono aggiunte le testimonianze di diversi stagisti costretti a lavorare gratis per 40 ore a settimana.

AMATA DAL MONDO DELLO SPETTACOLO E A CORTE

Critiche che comunque non sembrano intaccare la figura di Vivienne Westwood, ancora amatissima dalle star come Marion Cotillard (che nel 2009 e nel 2013 ha indossato suoi abiti sul red carpet della premiere di Public Enemies e a Cannes) e Pharrell Williams (che ai Grammy Awards del 2014 indossò un cappello proveniente dalla collezione 1982-83), ma stimata anche a Corte dalla duchessa di Cornovaglia Camilla Parker-Bowles (in Westwood ad Ascot nel 2009). La sua ultima performance, Homo Loquax, è a metà tra una sfilata e una rappresentazione teatrale, con felpe e borse che portano messaggi ambientalisti e ammoniscono sulle condizioni del nostro pianeta: «Sette milioni di persone ancora non lo sanno», afferma la stilista tra modelle e modelli che portano magliette con slogan pro democrazia e maschere di cartapesta. Semplicemente Vivienne Westwood.

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