Sessismo

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20 Febbraio Feb 2019 1329 20 febbraio 2019

Oscar, #MeToo e sessismo: la parola a Lina Wertmüller

La prima donna regista nella storia a ricevere il prestigioso premio nel 1977: «Sono un po’ femminista: mi sono sempre fatta rispettare e vorrei che lo facessero tutte le donne».

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Lina Wertmuller Oscar

Le candidature alla 91esima ediziona degli Oscar, la cui cerimonia è prevista per il 24 febbraio, hanno destato grande perplessità in merito alla totale assenza di donne in corsa per la miglior regia. Nonostante il cinema spesso parli di femminismo, a raccontarlo sarebbero sempre gli uomini. Una questione confermata negli anni dalle poche vittorie femminili nella categoria. Lina Wertmüller, nel 1977, fu la prima regista nella storia ad ottenere la statuetta per il fillm Pasqualino Settebellezze, creando il precedente per un altro solo caso, quello di Kathryn Bigelow, nel 2010, per the Hurt Locker. In una intervista per l’annuale numero di Vanity Fair, Hollywood Issue ha raccontato quanto il maschilismo abbia reso difficile l’affermazione di genere nella sua professione.

«È DIFFICILE CHE ALLE DONNE VENGA RICONOSCIUTO IL LORO TALENTO»

La Wertmüller ha ricordato la sua vittoria come «una svolta, sì, ma fino a un certo punto». Una nomination che non prese nemmeno troppo sul serio, nonostante l’emozione. «Al posto che mi era stato assegnato feci sedere Lalla Kezich, moglie del critico Tullio. Quando Jeanne Moreau pronunciò il mio nome tra i candidati, inquadrarono lei». E alla domanda su un eventuale Oscar alla carriera ha risposto «mi piacerebbe, ma non mi è mai importato molto dei premi». In molti, nel corso dei suoi successi, l’hanno definita un genio. Una denominazione che lei ha preferito destinare ad altre, come «Leni Riefenstahl, sicuramente. E Nora Ephron», che non hanno ricevuto la giusta riconoscenza.

«FARE LA REGISTA SIGNIFICA COMANDARE»

Dirigere una produzione cinematografica vuol dire avere il comando della situazione, una attitudine insita nelle donne sia fuori che dentro casa. «Basta avere carattere per farsi rispettare: quello non mi è mai mancato. Sul set mi temono perché sono una che mena», ha raccontato Lina Wertmuller alla testata, aggiungendo di non essersi mai sentita vittima di sessismo. È indubbio che la cultura italiana sia ancora «sostanzialmente maschilista», motivo per cui il problema non riguarda la retribuzione, non minore di quella degli uomini, ma la società. Della recente battaglia #MeToo , ha detto che questo era il momento giusto «perché un movimento così prendesse piede». E ha aggiunto di sentirsi «forse, un po’ femminista»: essendo una persona capace di farsi rispettare ha «sempre voluto che lo fossero tutte le donne».

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