14 Febbraio Feb 2019 1247 14 febbraio 2019

Chi è Barbara Ensoli, la "mamma" del vaccino Tat contro l'Aids

Direttrice del Centro Ricerca Aids dell'Istituto Superiore di Sanità, la sua scoperta si è rivelata capace di ridurre del 90%, dopo 8 anni dalla vaccinazione, il serbatoio di virus latente.

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Barbara Ensoli Vaccino Aids

Diciotto milioni di euro per arrivare al traguardo: è il finanziamento necessario per proseguire la sperimentazione del vaccino italiano Tat contro l'Aids, che ha dimostrato di poter aprire una nuova strada per il controllo dell'infezione. La sua somministrazione a pazienti in terapia antiretrovirale (cART) si è rivelata infatti capace di ridurre drasticamente - ovvero del 90% dopo otto anni dalla vaccinazione - il "serbatoio di virus latente", inattaccabile dalla sola terapia, e apre una nuova strada per controllare l'infezione. A lanciare un Sos per la ricerca dei fondi, al momento mancanti, è Barbara Ensoli, direttore del Centro Ricerca Aids dell'Istituto Superiore di Sanità e 'mamma' del vaccino Tat: «Senza questa cifra», ha «saremo costretti a fermarci nonostante i grandi risultati già raggiunti, che rappresentano una reale speranza per i malati». Il vaccino infatti, spiega, «mira a rendere gestibile la malattia liberando il malato dall'obbligo di prendere a vita i farmaci antiretrovirali che controllano l'infezione. Ciò aumenterebbe in modo significativo la qualità di vita dei pazienti ma porterebbe anche ad un risparmio enorme per i Servizi sanitari, soprattutto dei paesi più poveri, in termini di ricoveri e complicanze evitati oltre che di evitata spesa per i farmaci».

LA CARRIERA DI BARBARA ENSOLI

Laureata in Medicina e Chirurgia e specializzata in Immunologia, la Ensoli ha lavorato per dieci anni ai National Institutes of Health durante i quali ha conseguito il dottorato di ricerca. Dal 2005 è Direttore del Centro Nazionale per la ricerca su HIV/AIDS. I suoi principali interessi riguardano la patogenesi dell’HIV, inclusi tumori e sindromi associate, e lo sviluppo di vaccini preventivi e terapeutici contro l’HIV/AIDS. Ha coordinato numerosi programmi di ricerca, tra questi il Programma Nazionale di ricerca sull’AIDS (finanziato dal Ministero della Salute), il progetto “AIDS Vaccine Integrated Project” (finanziato dall’UE) e il “Programma di sostegno al Ministero della Sanità del Sudafrica nell’implementazione di un programma nazionale di risposta globale all’HIV/AIDS” (finanziato dal Ministero degli Affari esteri). È membro di molti comitati scientifici e società tra cui lo European Molecular Biology Organization (EMBO), e lo European Research Council (ERC). È stata Vice-Presidente della Commissione Nazionale AIDS del Ministero della Salute per 8 anni. Ha pubblicato più di 350 articoli su riviste internazionali peer-reviewed.

L'APPELLO ALLE ISTITUZIONI DELLA RICERCATRICE

Gli studi sul Tat sono iniziati nel 1995 ed oggi si è arrivati ad una fase importante. Il prossimo step, chiarisce Ensoli, «è proprio interrompere la terapia nei malati in modo controllato per sei mesi per verificare per quanto tempo il vaccino mantiene bassa la carica virale nel sangue, ovvero ad un livello che non ha conseguenze cliniche. Vogliamo quindi avviare uno studio pilota su 30 pazienti vaccinati e 30 soggetti di controllo, sempre negli otto centri italiani impegnati per il vaccino. Se tutto andrà bene, si avvierà poi la fase ultima di sperimentazione, la tre, su un numero più ampio di malati, probabilmente in Africa». Perché il vaccino sia dunque disponibile sul mercato sarà necessario ancora qualche anno, ma senza i fondi necessari c'è il rischio concreto che tutto si blocchi: «Il problema è che in Italia non ci sono più finanziamenti alla Ricerca sull'Aids perché si pensa che il problema sia risolto, ma non è così. Le nuove infezioni, infatti, non si sono ridotte, non ci sono campagna informative ed i pazienti giungono dai medici sempre più tardivamente e già con Aids conclamato». Per questo, Ensoli lancia un appello: «Mi rivolgo al governo, alle istituzioni europee ma anche alle aziende farmaceutiche e alle aziende di capitali di investimento perchè rinnovino l'interesse verso la Ricerca sull'Aids e finanzino il nostro studio. Fino ad oggi il finanziamento pubblico totale per la sperimentazione clinica del vaccino è stato pari a 26 milioni di euro, ma ora servono con urgenza 3 milioni per avviare il trial di interruzione delle terapia e un finanziamento successivo di 15 milioni per la fase tre».

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