11 Febbraio Feb 2019 1545 11 febbraio 2019

Chi è Elizabeth Warren, candidata alle presidenziali Usa 2020

Dalle divergenze con Donald Trump al rischio della discesa in campo di Bernie Sanders. Le cose da sapere sulla corsa alle primarie del Partito democratico della senatrice. 

  • ...
Elizabeth Warren

Elizabeth Warren è scesa ufficialmente in campo: lo ha fatto sabato 9 febbraio, nel corso di un comizio a Lawrence (in Massachusetts). «Siamo qui per continuare una lotta iniziata tanto tempo fa», ha dichiarato. «Siamo qui per disfarci di un sistema corrotto e iniquo, siamo qui per costruire un'America dove i sogni siano possibili e che funzioni per tutti: per questo annuncio la mia candidatura alla Casa Bianca». A dicembre 2018 la senatrice aveva già annunciato la creazione di un comitato esplorativo con l’obiettivo di vagliare una sua possibile corsa alla nomination democratica del 2020. La notizia del resto era nell’aria. Sono anni che il partito risulta dilaniato da lotte intestine, che vedono contrapposta la sua ala sinistra all’establishment centrista. Un’ala sinistra che ribolle al suo interno e che sta disperatamente cercando un leader che possa infine portarla alla Casa Bianca. Ecco: Elizabeth Warren nutre proprio questa ambizione.

È STATA TRA I LEADER DI OCCUPY WALL STREET

Da molti definita populista, la senatrice del Massachusetts si è costantemente distinta per le sue battaglie contro lo strapotere delle alte sfere finanziarie americane: in particolare, è stata tra i leader del movimento Occupy Wall Street e, durante il secondo mandato di Barack Obama, ha fatto parte della commissione senatoriale che sovrintendeva all’applicazione del Dodd-Frank Act, la norma che aveva l’obiettivo di mettere sotto controllo la finanza statunitense. Un impegno energico, che ha continuato a portare avanti negli anni, combinandolo con la difesa dei posti di lavoro americani. Non soltanto si è spesso battuta contro i trattati internazionali di libero scambio (da lei considerati tra le principali cause dell’impoverimento dei salari) ma ha anche proposto misure a tutela del mercato del lavoro statunitense. Nel 2018, ha per esempio presentato un disegno di legge (l’Accountable Capitalism Act), in base a cui i dipendenti dovrebbero eleggere il 40% di un consiglio di amministrazione di società con oltre un miliardo in entrate fiscali, mentre il 75% degli azionisti e dei consiglieri dovrebbe approvare qualsiasi spesa politica. Anche sulle questioni eticamente sensibili la vicinanza alla sinistra dem è palpabile: sull’aborto, la senatrice sostiene una posizione pro-choice, essendo anche favorevole alle unioni omosessuali.

LE DIVERGENZE CON DONALD TRUMP

I suoi rapporti con Donald Trump non sono mai stati idilliaci. Un tempo, il presidente americano era solito deriderla chiamandola Pocahontas, in risposta al fatto che lei sosteneva di discendere da nativi americani. Poi, dopo che Warren ha annunciato la sua intenzione di candidarsi, il magnate newyorchese disse che gli elettori avrebbero dovuto chiedere al suo psichiatra se avesse reali possibilità di vittoria. La senatrice, dal canto suo, ha definito l'amministrazione Trump come «la più corrotta a memoria d'uomo». Del resto, non va dimenticato che si sia spesso battuta contro le politiche dell’attuale presidente. Nonostante a ben vedere ci siano alcune convergenze programmatiche (soprattutto per quanto riguarda il commercio internazionale), Warren ha più volte attaccato Trump sulla riforma fiscale del 2017 (da lei considerata come un iniquo favore alle classi abbienti), non risparmiando inoltre critiche alla linea dura promossa dalla Casa Bianca sull’immigrazione clandestina.

I RISCHI DELLA CANDIDATURA

Insomma, è chiaro che Elizabeth Warren voglia presentarsi come una figura in grado di coagulare le varie correnti più radicali dei democratici. Un’ambizione notevole ma anche piuttosto difficile da realizzare. La geografia interna al Partito è in questo momento profondamente complicata. E – soprattutto a sinistra – si rischia la formazione di una pletora confusa e rissosa di candidati: una pletora da cui non sarà certo facile emergere. Senza poi dimenticare che il senatore del Vermont, Bernie Sanders, pare sia intenzionato a scendere nuovamente in campo. Una possibilità, che – qualora si verificasse – rischierebbe di spaccare ulteriormente il fronte. E comunque, al di là delle beghe interne, i rischi per Warren restano numerosi. Già nel 2016, erano circolate voci su una discesa in campo della senatrice: sia per le primarie che per la vicepresidenza. Alla fine, non se ne fece nulla. Perché è proprio questa, forse, la più grande incognita che pesa su di lei: il rischio è che la senatrice resti, cioè, inchiodata all’immagine di eterna promessa della politica americana. Un pericolo accentuato dal fatto che debba ancora dimostrare di possedere le doti, la grinta e – soprattutto – la concreta capacità organizzativa per intraprendere una campagna elettorale. Tutte doti che Bernie Sanders ha mostrato di avere due anni fa. E che adesso Warren dovrà mettere celermente in atto, se non vuole che la sua candidatura si trasformi in una banale e vacua battaglia di principio. Inoltre, c’è un ulteriore ostacolo che si frappone tra lei e la nomination democratica: lo scetticismo mostrato dalle minoranze etniche. Molto popolare tra gli elettori bianchi, la senatrice del Massachusetts non riscuote troppe simpatie soprattutto da parte dell’elettorato afroamericano (un problema che caratterizzò anche la campagna di Sanders nel 2016). Proprio per questo, negli ultimissimi mesi del 2018, ha cercato di intrecciare relazioni con varie associazioni che le consentano di ottenere l’appoggio di questa fondamentale quota elettorale. Senza contarte che la controversa questione delle sue ascendenze native americane rischia di alienarle le simpatie delle minoranze etniche (soprattutto dopo le critiche ricevute, pochi mesi fa, dai Cherokee). La via che si schiude davanti a Elizabeth Warren, insomma, è tortuosa. E la Casa Bianca potrebbe alla fine rivelarsi un sogno molto difficile da realizzare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso