Giornata Della Memoria

Giornata della Memoria

27 Gennaio Gen 2019 0720 27 gennaio 2019

Le canzoni delle donne che hanno vissuto la Shoah

Nell'incubo dei lager, tante prigioniere trovavano conforto nella musica. I loro brani sono giunti a noi. Ecco cinque storie in occasione della Giornata della Memoria.

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Giornata Della Memoria Shoah Canti

Nei giorni più bui della prigionia dei lager, tanti deportati e tante deportate trovavano conforto nella musica. Suonavano ciò che era concesso nelle occasioni ufficiali, componevano e cantavano ciò che non era loro permesso di nascosto: canti, filastrocche, ninna nanne e inni alla resistenza molto spesso scritti da donne su musiche popolari come Mamma son tanto felice, e melodie classiche come il Bolero di Ravel. Ebree, comuniste, prigioniere politiche, romanì, deportate nei campi di concentramento tedeschi, in quelli allestiti dai giapponesi nell'area del Pacifico e nei gulag sovietici. Alcuni di questi brani sono arrivati fino a noi attraverso le stesse autrici superstiti dell'Olocausto, altre volte sono sopravvissuti alle stesse. Il 16 gennaio, all'Auditorium Parco della Musica, questi canti hanno vissuto ancora nel concerto Libero il mio canto, grazie al progetto di Viviana Kasam e Marilena Citelli Francese, curato da Francesco Lotoro e dalla sua Fondazione ILMC, promosso dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Università Ebraica di Gerusalemme e Rai Cultura. Sul palco, con musicisti e solisti di fama internazionale, il Coro delle voci bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e l'Ilse Web Choir, Aviva Bar-On, cantante israeliana che all'età di 10 anni fu deportata a Theresienstadt e fu testimone di alcune di queste storie. In occasione della Giornata della Memoria ne abbiamo scelte cinque da raccontarvi.

LUDMILLA KADLECOVA PEŠKAŘOVA, SOPRAVVISSUTA A RAVENSBRUCK

Compositrice morava arrestata dalla Gestapo nel 1943, Ludmila Kadlecova Peškařova fu prima portata nella prigione di Brno-Cejl e poi successivamente trasferita a Ravensbruck, il più grande dei campi di concentramento femminili nazisti, aperto il 15 maggio 1939, 90 chilometri a Nord di Berlino, dove si stima che siano morte 92 mila delle 110 mila donne deportate. Ludmila sopravvisse e fu liberata nell'aprile del 1945. Nei suoi due anni dentro il lager scrisse clandestinamente oltre 100 brani di ispirazione patriottica e religiosa ma anche canzoncine per le festività natalize del 1944. Riadattò poi diversi pezzi musicali famosi riscrivendone i testi. Tra questi c'è il Largo IX. Symfonie z Nového světa, Largo della Sinfonia n. 9 “Dal nuovo Mondo", riprendendo la musica del “Largo della Sinfonia n.9 di Antonín Dvořák. Fu lei stessa stendere in partitura il suo materiale musicale degli anni di prigionia.

Qui non sentirete il canto brillante degli uccellini,
soltanto ululati di cani e gracchiare di corvi ci spaventano.

Ludmila Kadlecova Peškařova - Largo IX. Symfonie z Nového světa

CAMILLA MOHAUPT, DA BIRKENAU A BERGEN-BELSEN

Camilla Mohaupt si trovava a Bergen-Belsen nel 1945, quando scrisse le parole di Auschwitzlied, Il canto di Auschwitz. Il brano, sulla melodia popolare Wo die Nordseewellen trecken an der Strand, racconta del periodo passato nel campo di Birkenau, dove un'orchestra femminile costituita nel 1943 aveva il compito di accompagnare con marce e foxtrot uscita e rientro dal cancello principale del lager dei deportati assegnati al lavoro coatto, oltre all'esecuzione di concerti per prigionieri, guardie e familiari delle SS che arrivavano la domenica. Oltre all'orchestra femminile, a Birkenau ce n'era anche una maschile. A entrambe era fatto severo divieto di eseguire musica di compositori ebrei, polacchi e sovietici.

Fra la Vistola e la Sola
Paludi, i posti di guardia, il filo spinato
ecco il lager di Auschwitz, il nido dannato
che il prigioniero odia come solo la peste si può odiare.

Camilla Mohaupt - Auschwitzlied

BELA BOGATY LUSTMAN, UN GIORNO AL MESE PER COMPORRE

Nata in Polonia nel 1927, Bela Bogaty fu deportata appena 14enne a Parschnitz, un subcampo di Gross-Rosen principalmente destinato al lavoro coatto femminile sorvegliato da guardie donne inquadrate nelle SS. Qui, con le compagne di prigionia Lena e Radassa, creò il canto Pieśń rozpaczy, il Canto di disperazione. Le tre si incontravano nell'unico giorno mensile di riposo dal lavoro forzato e di nascosto scrivevano il testo su un foglio di carta. Bela si ammalò di tubercolosi ma fu comunque tra coloro che lasciarono il campo il 9 maggio 1945, quando vi entrarono le truppe sovietiche. Emigrò in Italia e qui sposò un altro superstite dei lager, Josef Lustman, sopravvissuto a Mauthasen, poi si trasferì in Brasile, dove nel 2015, presso la Sala Cecilia Meirelles di Rio de Janeiro e durante le riprese del documentario Maestro del regista franco-argentino Alexandre Valenti, fu registrato Pieśń rozpaczy.

Perché questa è la canzone dell'ebrea di cui è rimasta soltanto l'ombra,
Pallida per il lavoro da schiava che ci consuma ogni giorno
Questa è la canzone degli orrori e dei dolori degli ebrei.
Chissà se ancora sentirò le care braccia e le soavi mani materne?

Bela Bogaty Lustman - Pieśń rozpaczy

ILSE HERLINGER WEBER E L'ULTIMA NINNA NANNA

Prima di essere deportata a Theresienstadt nel 1942, Ilse Herlinger era una affermata autrice di storie per bambini in Cecoslovacchia. Nel lager chiese e ottenne di lavorare nel reparto dell'infermeria in cui venivano curati i bambini, scrivendo per loro 60 tra poesie, canzoni e filastrocche. Quando i piccoli pazienti furono deportati ad Auschwitz, Ilse decise di salire sul treno con loro, il marito Vilém, il figlio Tomáš. Nessuno glielo impose, fu una sua scelta. Arrivata al campo chiese se era vero ciò che si diceva, che avrebbero potuto fare la doccia appena arrivati. L'uomo a cui rivolse la domanda non riuscì a mentirle, le disse che quelle docce erano in realtà camere a gas, le consigliò di sedersi per terra coi bambini e cantare con loro, in modo da inalare il gas più in fretta e morire prima che si diffondesse il panico. A tramandare le opere di Ilse è stato il marito, che le aveva sotterrate accanto a un capanno degli attrezzi a Theresienstadt, nella speranza che qualcuno un giorno le trovasse. Fu lui, una volta sopravvissuto alla Shoah, a renderle pubbliche. Tra queste ce n'erano otto composte nel lager. Una nona, Když jsem ležel v Terezíne, Quando giacevo a Terezín, è stata scoperta più tardi dal pianista italiano Francesco Lotoro e attribuitale anche grazie alla testimonianza della cantante israeliana Aviva Bar-On, che conobbe la donna ad Auschwitz quando aveva 10 anni e il 16 gennaio, a Roma, l'ha cantata insieme al Coro delle voci bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. La filastrocca racconta la storia di un medico che visita un bambino e gli comunica di essere ammalato di “terezinite”.

Quando giacevo a Terezín nel lazzaretto dei bambini
il dottore venne a fare il controllo e mi visitò accuratamente.
Dava un colpetto qui e uno lì e poi mi diceva che cosa ho.
Tu hai la Terezinite, Terezinite, Terezinite tu hai.

Ilse Herlinger Weber - Když jsem ležel v Terezíne

RENA HASS, CHE SI RIBELLÒ AL DESTINO

Rena Haas aveva 17 anni quando scrisse Przed ostatnią podrózą, Prima dell'ultimo viaggio, sul testo del poeta ebreo polacco Boleslaw Pachucki. Nata nel 1925 a Brzežani (l'attuale Berezhany, in Ucraina), nel 1941 fu internata nel ghetto di Białystok, in Polonia, coi genitori. Qui partecipò a una insurrezione il 16 agosto del 1943, in seguito alla quale fu imprigionata coi familiari a Lublin-Majdanek, dove nel novembre dello stesso anno vide il padre violinista Adolf morire ucciso dopo esser stato costretto a suonare con l'orchestra del campo. Fu trasferita ancora a Bližin e poi a Birkenau, dove prese parte all'insurrezione del 7 ottobre 1944. Un mese dopo fu deportata nel campo di lavoro coatto femminile della Lippstädter Eisen und Metallwerke, nel sub-campo di Buchenwald. La madre Ernestyna morì di inedia a Bergen-Belsen, poco prima della liberazione del campo, lei, malata di tifo, fu costretta a una todesmarsch (marcia della morte) verso lo stesso lager nel marzo del 1945. Il 15 aprile di quell'anno fu liberata dalle truppe americane presso Kaunitz, sub-campo di Buchenwald creato per ospitare le internate sopravvissute a Lippstadt. Rena sopravvisse a tutti gli sforzi e al tifo, studiò medicina, conseguì un dottorato ed emigrò negli Stati Uniti. Sposò Marvin Shapiro e divenne docente di biologia presso la Bronx High School of Science di New York. Pubblicò diversi studi importanti e un libro di memorie dal titolo Revisting the Shadows (Rivistare le ombre).

Colpito da dolore, crimine e grande dolore,
Il genere umano è caduto ai loro colpi.
Tranquillamente aspetta domani l'ultimo viaggio.
La tristezza pervade le nostre anime.

Rena Hass - Przed ostatnią podrózą
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