24 Gennaio Gen 2019 1000 24 gennaio 2019 Aggiornato il 25 febbraio 2019

Chi era Anna Stuart, protagonista del film "La Favorita"

La vita dell'ultima monarca della casata scozzese interpretata da Olivia Colman che per questo ruolo ha vinto l'Oscar 2019 come miglior attrice protagonista.

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Regina Anna Stuart La Favorita Film

Nella sale italiane è sbarcata il 24 gennaio 2019 quando La Favorita del regista greco Yorgos Lanthimos aveva già conquistato 10 nomination agli Oscar 2019 (record che condivide con Roma di Alfonso Cuarón), tra queste quelle come miglior film, miglior attrice protagonista (unica candidatura che si è trasformata effettivamente in premio) e una doppia nomination nella categoria miglior attrice non protagonista. Un cast tutto al femminile per raccontare la storia (controversa) di Anna Stuart, sfortunata regina d'Inghilterra nei primi anni del ‘700. Nei panni della sovrana c'è l'inglese Olivia Colman, che per questa interpretazione era già stata premiata al Mostra del cinema di Venezia con la Coppa Volpi. Al suo fianco Rachel Weisz ed Emma Stone che portano sul grande schermo rispettivamente Lady Abigail e Lady Sarah, le due donne in lotta per conquistare il ruolo di «favorita» dell'ultima rappresentante della casata di origini scozzesi.

CHI ERA ANNA STUART: LA DONNA NON DESTINATA AL TRONO

Anna è stata figlia, sorella e cognata di tre diversi monarchi inglesi. Nell'ordine: Giacomo II, Maria II e Guglielmo III d'Orange. La donna non era destinata al trono, tanto che durante l'infanzia ricevette scarsa educazione, testimoniata peraltro anche dal linguaggio che utilizzava nel suo carteggio privato. Cresciuta come protestante, nonostante i genitori volessero per lei e Maria una formazione cattolica, la futura regina anche aveva anche un fratello minore: Giacomo Francesco Edoardo, nato dal secondo matrimonio del padre. Anna era molto legata alla sorella. E quando le due dovettero separarsi, dopo il matrimonio della maggiore e il trasferimento di quest'ultima nei Paesi Bassi, continuarono a scriversi assiduamente.

Da sinistra Emma Stone (Abigail Masham), Olivia Colman (la regina Anna) e Rachel Weisz (Sarah Churchill).

UNA VITA SEGNATA DALLE MALATTIE

Fin da bambina Anna soffriva probabilmente di porfiria, malattia del sangue che le provocò poi la gotta. A 12 anni, già fortemente miope, riuscì a sopravvivere al vaiolo che le lasciò, però, cicatrici visibili sul viso. Una persecuzione, quella della salute, che la tormentò per tutta la vita. Il peso più grande da sopportare? La sindrome di Hughes che le costò 18 terribili gravidanze di cui 13 terminate con aborti o con bambini nati morti. Dei restanti cinque figli nati dal matrimonio con il Principe Giorgio di Danimarca solo uno sopravvisse fino a 11 anni, non garantendo così una successione al trono della madre.

Anna Stuart d'Inghilterra, la regina fragile che non ha saputo governare senza due donne fondamentali al suo fianco: Lady Sarah e Lady Abigail che per tutto il trono si sono contese il suo benestare.

GLI ANNI DA REGINA: PRIMA SOVRANA DI GRAN BRETAGNA

Anna divenne regina l’8 marzo del 1702. Cinque anni dopo, il regno di Scozia diventò parte di quello di Inghilterra, facendo della Stuart la prima sovrana del Regno di Gran Bretagna. Dopo la fuga del padre, Giacomo III, in Francia, il trono fu considerato vacante e assegnato quindi alla sorella Maria e al cognato Guglielmo d’Orange. A seguito della morte di entrambi, e in mancanza di eredi nati dal matrimonio, la corona passò ad Anna. Iniziò così l’ultimo trono del casato degli Stuart, a cui succedette poi quello degli Hannover. Furono gli anni della guerra di successione spagnola durante i quali la sovrana nominò suo marito Lord Ammiraglio, al comando della marina. Gli anni successivi furono concentrati sui rapporti con la Scozia, che, con l’Atto di Unione, sancirono la fusione dei due Paesi in un unico regno. Durante i 12 anni di monarchia (1702-1714), Anna non fu abile nelle decisioni politiche, poiché inadatta a governare a causa della limitata formazione in merito. Si avvalse infatti di continue figure, in particolare Sarah Churchill, consigliera di fiducia nella gestione del potere. I suoi ultimi anni furono segnati da un peggioramento delle già labili condizioni di salute e morì il primo agosto del 1714.

L’INTIMO RAPPORTO CON LADY SARAH E LADY ABIGAIL

Le due sorelle erano legate da un profondo affetto e amore reciproco che già evidenziava un’inclinazione di Anna alla devozione femminile. Nello scambio epistolare intrattenuto con una cara amica di entrambe, l'utilizzo di pseudonimi maschili coi quali si travestiva dal marito della stessa sembra confermare questa tesi e avvalorare quella che la accusava di omosessualità. Un frutto d’ispirazione per il regista Lanthimos è stata proprio questa profonda «relazione» tra la regina e le due donne che l’hanno accompagnata, tra manipolazioni, lotte e sotterfugi, per tutto il suo trono. Sarah Churchill, già amica d'infanzia, moglie del duca di Marlborough, per anni mosse argutamente le decisioni politiche e non della sovrana, coltivando con lei una sempre maggiore intimità, probabilmente fraintesa dalla stessa, ignara, per ingenuità o per ignoranza, di tutti i retroscena alla base dell'amicizia. Un rapporto destinato a incrinarsi per poi rompersi del tutto, per alcuni scontri personali e di interesse politico che furono terreno fertile per l’ascesa della seconda donna fondamentale di questo ambiguo triangolo reale. Lady Abigail, cugina di Lady Sarah, le subentrò in silenzio, cercando di riappropiarsi, con buone maniere e attenti riguardi nei confronti di Anna, del posto in società perso dopo essere caduta in disgrazia. Le sue abili doti persuasive le permisero di condurre fuori dai giochi la cugina, diventando a tutti gli effetti l’ambita «favorita». Tuttavia le voci su un presunto legame sessuale sembrano essere solo il grido di vendetta della duchessa di Marlborough, che non accettò la confidenza e la familiarità creatasi tra le due in sua assenza. Ciò che è certo è che la regina fu un'inconscia marionetta degli interessi politici posti alla base dei raggiri di cui fu vittima. Una donna fragile e inadatta a governare che lasciò le decisioni nelle mani di ministri e consiglieri e che probabilmente non verrà che ricordata per la sua vulnerabilità d'animo.

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