21 Gennaio Gen 2019 1131 21 gennaio 2019

Chi è Lindsey Vonn, la sciatrice che sfidò i maschi

L'americana ha annunciato il ritiro. Lascia senza esser riuscita a competere con gli uomini o a battere il record di Stenmark. Ma ci ha provato fino alla fine.

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Le ginocchia fanno male, troppo male. A 34 anni sentono il peso delle gare, di 17 anni di discese ai massimi livelli, su qualsiasi tipo di neve, di quattro Olimpiadi. Lindsey Vonn salta una porta nel Supergigante di Cortina, arriva al traguardo senza concludere la gara e riceve un mazzo di fiori da Sofia Goggia. Che è la sua ultima volta sulla Olimpia delle Tofane si sa da tempo, che la situazione è ancora più grave lo spiega lei poco dopo, quando alla tv austriaca confessa: «Potrebbe essere stata la mia ultima gara».

UN SOLO ORO IN QUATTRO OLIMPIADI

Lindsey Vonn, la più grande sciatrice di sempre, non ce la fa più ed è pronta a dire addio con qualche mese d'anticipo sul previsto e senza aver realizzato tutto ciò che avrebbe voluto realizzare. Lindsey, che porta ancora il cognome del marito da cui ha divorziato, ha passato buona parte della sua carriera a cercare di far capire che le donne valgono quanto gli uomini. Ha vinto 82 gare di Coppa del Mondo, un solo titolo olimpico (ed è poco, pochissimo se si pensa al valore di questa atleta straordinaria che ha preso parte a ben 4 edizioni dei Giochi, saltandone una per infortunio e chiudendo con una medaglia d'oro e due di bronzo), due mondiali (entrambi nel 2009), quattro classifiche generali di Coppa del Mondo. Lindsey è stata per oltre tre lustri la regina della velocità sulla neve, eppure ha lasciato qualcosa di incompiuto.

IL RECORD DI STENMARK

La sciatrice americana, nata in Minnesota e cresciuta in Colorado, tra le nevi di Vail, ha gareggiato nelle sue ultime stagioni alla rincorsa di un fantasma. Davanti a lei, quando scendeva, si stagliava invisibile la sagoma di Ingemar Stenmark, lo svedese che a cavallo tra la metà degli Anni '70 e la fine degli '80 ha dominato le discipline tecniche. Un uomo con un record, 86 vittorie in Coppa del Mondo, che Lindsey avrebbe voluto strappare rendendolo femminile. Lei ne ha 82, gliene mancano quattro: l'ultima l'ha ottenuta quasi un anno fa, il 14 marzo del 2018, ad Åre, in Svezia. All'epoca prendere Stenmark sembrava un'impresa possibile, oggi non più. Al termine della stagione mancano ancora quattro discese libere, tre supergiganti, una combinata, la Vonn di un tempo ce l'avrebbe potuta fare, quella di oggi pare proprio di no.

LA SFIDA AGLI UOMINI

La Vonn di un tempo, per intenderci, era quella che poteva permettersi di sfidare i colleghi uomini per dimostrare al mondo che le atlete donne non avevano nulla di meno: «Siamo forti come loro», dichiarò appena un anno fa in un'intervista rilasciata al blog MyFitnessPal.com, «possiamo fare qualsiasi cosa ci mettiamo in testa. Non dobbiamo restare succubi di uno standard secondo cui gli uomini sono superiori, possiamo essere brave esattamente come loro, si tratta solo di non porti dei limiti». Ci ha provato per due anni a strappare quella licenza, quel sì, quell'eccezione che le permettesse di competere coi maschi a Lake Louise, di misurarsi su un livello diverso. Ha affrontato le critiche di chi in questo suo tentativo vedeva solo un tentativo di farsi pubblicità: «La trovo un'operazione di triste marketing», disse Christof Innerhofer, salvo poi mostrarsi quasi preoccupato all'idea: «È una proposta senza senso, per noi sarebbe una distrazione e il suo numero di pettorale potrebbe essere una variabile importante all'interno di una gara. Le donne poi sciano già a Lake Louise, se vuole farlo venga a fare la discesa di Kitzbuehel».

IL CORPO DELLE DONNE

La verità è che Lindsey Vonn ha sempre avuto un'attenzione particolare ai temi femministi. Nel 2016 ha pubblicato Strong is the new beautiful, libro tradotto in italiano come La forza è la nuova bellezza, all'interno del quale tenta di ribaltare i canoni estetici femminili diffusi nel mondo occidentale, dando consigli alle donne su come rafforzare mente e corpo, raccontando i suoi metodi d'allenamento. Ma il messaggio trasmesso, in realtà, va decisamente oltre dei suggerimenti di fitness: «Tutte le forme e le misure sono belle, la cosa che importa è la tua percezione di te stessa», spiegò lei stessa, «Non sto affermando che io sono l'ideale, o che un corpo forte sia l'unico possibile, sto dicendo di accogliere il corpo che hai».

QUANDO DISSE: «NON SCIERÒ PER TRUMP»

Le critiche più aspre, però, le ha ricevute alla vigilia della partenza per le Olimpiadi di Pyeongchang 2018, quando intervistata dalla Cnn affermò ch­e non sarebbe andata in Corea del Sud per rappresentare Donald Trump. Fu bombardata di insulti sui social, le augurarono addirittura di rompersi l'osso del collo, e replicò con un post su Instagram: «Sono orgogliosa di essere americana e voglio che il nostro Paese continui a essere simbolo di speranza, compassione, inclusione e unità mondiale. I miei viaggi mi hanno recentemente reso chiaro che la gente non vede più gli Stati Uniti in questo modo. Non puoi prendere un giornale o accendere la tv in Europa senza far caso a come le persone si stiano interrogando sulla direzione presa dal nostro Paese».

As I head to France for the next races, I would like to share with you my reflections from the past few days. I've received a tremendous amount of feedback, both positive and negative, about my recent CNN interview. The point that I was trying to articulate is that all Olympic athletes represent their nation as a whole, and are not representatives of their government or any specific political figure or party. None of us work tirelessly for years on end to compete in the Olympics on behalf of Democrats or Republicans. The Olympics are a non-political event, a chance for everyone to put aside their differences and be on the same "team.". That does not mean that Olympic athletes don't have political opinions. As an American, I am extremely proud that our great nation was founded on principals and ideals where citizens can express our opinions openly. It is a privilege that some others around the world don't have. I am proud to be an American, and I want our country to continue to be a symbol of hope, compassion, inclusion and world unity. My travels around the world have recently made clear that this is no longer how people view the United States. You cannot pick up a newspaper or turn on the TV in Europe without noticing how people are questioning our direction. It seems to me that we must lead with understanding and strive for unity in our relationships throughout the world. As for myself, my recent comments opened up my eyes as to how divided we are right now. It is hurtful to read comments where people are hoping I break my neck or that God is punishing me for being "anti-Trump." We need to find a way to put aside our differences and find common ground in communicating. Is it wrong to hope for a better world? All of this is much bigger than skiing and the Olympics. I am going to take the next two months to focus on what I can do and right now that is competing for my country. In doing that, I will be hoping that we Americans can still be that "shining city on a hill."

In quella stessa Olimpiade, conquistò il bronzo nella discesa libera vinta da Sofia Goggia. Poi prese le ceneri del nonno, un veterano della guerra di Corea che l'aveva avviata agli sci, le portò in mezzo alle nevi e ne lasciò volare un po' lì: «So che avrebbe significato tanto per lui essere tornato qui, una parte di lui è per sempre in Corea del Sud».

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