17 Gennaio Gen 2019 2002 17 gennaio 2019

Chi è Cristina Villa, l'investigatrice che ha arrestato Cesare Battisti

Ha 46 anni, è nata in provincia di Lecco da una famiglia di operai ed è entrata in polizia dopo la laurea in Giurisprudenza. Alla stampa ha detto: «Siamo stati più bravi del Fbi».

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Cesare Battisti Cristina Villa

L'ex terrorista Cesare Battisti è stato catturato in Bolivia, ma l'operazione che ha portato al suo arresto è partita da Milano e ha avuto per protagonista una donna, la vice dirigente della Digos Cristina Villa. L'investigatrice, 46 anni, è nata in provincia di Lecco da una famiglia di operai ed è entrata in polizia dopo una laurea in Giurisprudenza.

ARRIVATA NEL 2001 ALLA QUESTURA DI MILANO

Alla questura di Milano è arrivata nel 2001. Dopo essersi occupata di ordine pubblico è approdata alla Digos, prima alla guida della Sezione investigativa e poi all'Antiterrorismo. Nel 2011 ha frequentato l'accademia del Fbi in Virginia, negli Stati Uniti, approfondendo le sue conoscenze in materia di intelligence e tecniche di interrogatorio.

L'ARRESTO DELLA FAMIGLIA DI FATIMA NEL 2015

Villa si è occupata dell'attività giudiziaria che ha portato alla cattura di Battisti insieme al suo superiore, Claudio Ciccimarra, e al procuratore generale Roberto Alfonso. Tra le altre indagini delle quali si è occupata, ha contribuito a smantellare le Nuove Brigate Rosse di Desdemona Lioce e Alfredo Davanzo, mentre nel 2015 ha lavorato all'arresto della famiglia di Fatima, la prima foreign fighter italiana.

«NON FESTEGGIO LA PERDITA DELLA LIBERTÀ ALTRUI»

Dopo l'arresto di Battisti, Villa ha raccontato al quotidiano la Repubblica: «Siamo stati più bravi del Fbi. Non so per quante notti non ci ho dormito. Eravamo sulle sue tracce, ma sono abituata alle delusioni. Alla fine mi sono trovata di fronte a un uomo sconfitto. Festeggerò la sua cattura, ma non la perdita della sua libertà: non brindo alla tristezza altrui».

LA FOTOGRAFIA DEL FIGLIO DI BATTISTI

Villa ha incontrato Battisti una volta atterrato all'aeroporto di Ciampino: «Mi ha chiesto spiegazioni. La sua condanna prevede l’isolamento diurno, voleva sapere cosa significasse. Gli ho spiegato che gli avrei sequestrato diverse cose, tra cui tutti gli appunti che aveva con sé. L’indagine non è finita, per me. Gli ho chiesto se gli servisse qualcosa, se avesse fame o sete. Mi ha chiesto solo di poter tenere la foto del suo bimbo, una fototessera in bianco e nero che aveva nel portafogli. Avrà cinque anni, il bimbo. Certo, gli ho risposto, naturalmente abbiamo controllato che non contenesse scritte sul retro, poi gliel’ho ridata».

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