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Diritto all'aborto

18 Dicembre Dic 2018 1134 18 dicembre 2018

Chi è Damares Regina Alves, ministra anti-abortista brasiliana

Attivista e pastore evangelico. La 54enne scelta da Bolsonaro per le deleghe a Donna, Famiglia e Diritti propone il carcere per chi ricorre all'interruzione di gravidanza. Il ritratto. 

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Figlia di un pastore protestante e di una casalinga, nata in quel Nordeste che è la zona più povera del Brasile, Damares Regina Alves è una delle due donne ministro del governo di Jair Bolsonaro. Alves, a cui va la delega alla Donna, alla Famiglia e Diritti Umani e la guida della Fondazione nazionale dell'Indio (la cui competenza le è stata trasmessa distaccandola dal ministero della Giustizia), ha alle spalle una storia di maltrattamenti e violenze.

LA VIOLENZA E LA NUOVA MISSIONE DI DAMARES

Stuprata a sei anni da un missionario ospite della sua famiglia con tanta violenza da divenire sterile, è cresciuta con un senso di colpa da peccatrice e convinta che non avrebbe mai guadagnato il Paradiso, a un certo punto fu sul punto di togliersi la vita. Ma, racconta, Gesù le apparve in un albero di guaiava, e la convinse a portare avanti una missione. Studiò dunque da avvocatessa, divenne a sua volte pastore della denominazione pentecostale Chiesa Internazionale del Vangelo Quadrangolare, fondò una organizzazione per la difesa dei bambini abbandonati, arrivò al Congresso come consulente. E ora a 54 anni è diventata ministro.

TRA ATTIVISMO E FAKE NEWS

Accusato di essere misogino e di voler togliere agli indios le terre loro assegnate, il presidente brasiliano l'ha scelta proprio perché vittima di violenza e madre adottiva di una bimba indigena. Alves però è soprattutto una attivista anti-aborto, oltre che battersi contro l’infanticidio attribuito alle comunità indigene: secondo la vulgata la bambina che ha adottato sarebbe stata appunto a rischio di essere uccisa, ma vari antropologi sostengono che si tratti di una fake news.

Damares Regina Alves è la ministra a Donna, Famiglia e Diritti del governo di Jair Bolsonaro.

LA PROPOSTA CHOC: CARCERE A CHI ABORTISCE

Prima ancora dell’insediamento formale del primo gennaio, Damares Regina Alves ha già fatto parlare di sé: intende infatti presentare una legge per condannare al carcere le donne che abortiscono. Va ricordato che già ora in Brasile l'interruzione di gravidanza è permessa solo in caso di rischio per la vita della madre, di gravidanza da stupro o di acefalia del feto. Sempre secondo la sua proposta di legge, in caso di stupro, in compenso, verrebbe assegnato un sussidio per mantenere il figlio fino ai 18 anni. Una somma equivalente a un salario minimo, ed erogato dallo Stato in caso non si riuscisse a individuare il padre biologico. «La gravidanza è un problema che dura solo nove mesi, mentre interrompere una gestazione accompagna la donna per la vita intera», ha spiegato Alves. Aggiungendo: «Nessuna donna vuole abortire. Arrivano fino a questo punto semplicemente perché non è stata data nessuna altra opzione».

ESPONENTE DELLA LOBBY EVANGELICA

In un governo dove su 22 ministri si contano nove militari, ex-militari o persone che hanno comunque lavorato o studiato in istituzioni militari senza parlare del ticket presidenziale, Damares Regina Alves è considerata una importante esponente della lobby evangelica che al Congresso conta una ottantina di eletti. Nei 20 anni passati come consulente ha via via lavorato per tre parlamentari. Due senatori, pastori, e un deputato. Uno dei tre si era particolarmente distinto per posizioni anti-aboriste, e l’altro era stato soprannominato il «cura-gay» per la sua ossessione che l’omosessualità fosse una malattia da trattare.

Damares Regina Alves con il presidente del Brasile Jair Bolsonaro.

LONTANA DALLO STEREOTIPO DI BIGOTTA REAZIONARIA

Damares tuttavia non corrisponde del tutto allo stereotipo della bigotta reazionaria. Avvocatessa che assiste i poveri gratis, oltre a occuparsi di bambini di strada ha anche difeso donne contadine e pescatrici, e il suo nome fu dato nel 1987 a un centro sociale nel suo Stato natale del Sergipe. Oltre a essere una delle fondatrici del Movimento Brasil Sem Aborto e coordinatrice del Movimento Nacional Brasil Sem Droga, si è battuta a lungo contro la pedofilia. Per lo meno la sua intenzione di imporre ovunque lo stesso trattamento salariale tra uomo e donna è in rotta di collisione con alcune dichiarazioni di Bolsonaro che in campagna elettorale aveva relegato la questione a materia di negoziazione privata in cui era bene che lo Stato non intervenisse. Pur avendo in passato duramente attaccato l’ideologia di genere, adesso ha pure promesso «pace tra il movimento conservatore e il movimento Lgbt». Staremo a vedere.

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