18 Dicembre Dic 2018 1737 18 dicembre 2018

Anna Ascani: «Dall'aborto al divorzio, questo governo ci trascina indietro»

La deputata si è candidata alla segreteria Pd in nome delle donne, ma soprattutto in difesa del governo di centrosinistra. Il primo a presentare il 50% di ministre.

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Anna Ascani Segretario Partito Democratico Matto Renzi

Si è candidata in extremis alle primarie del Partito democratico, in ticket con Roberto Giachetti portando almeno a quota due le presenze femminili nella competizione interna al centrosinistra. Anna Ascani non è una che si tira indietro: eletta deputata a soli 26 anni, esponente di punta dei fedelissimi di Matteo Renzi, alle elezioni del 2018 è stata inserita come capolista del Pd in Umbria e a settembre è stata invitata alla cena dell'’Obama foundation con l’ex presidente Usa come unica italiana tra undici leader emergenti europei. Nonostante il suo partito sia in grossa difficoltà, non rinuncia alla combattività, facendo il verso anche al ministro dell’Interno Matteo Salvini: «La pacchia è finita, è finito il tempo della propaganda. Cominciate a governare». A LetteraDonna spiega che la sua corsa è anche in nome delle donne che, sostiene, «in politica fanno più fatica degli uomini a farsi valere», ma soprattutto in nome del governo di centro sinistra che molti sembrano pronti a rinnegare.

Anna Ascani e Roberto Giachetti hanno lanciato la loro candidatura in ticket a segretario del Pd.

DOMANDA: Lei e Roberto Giachetti vi siete candidati in extremis alla segreteria del Pd, da cosa è nata l'idea?
RISPOSTA:
Dalla sensazione che le candidatura in campo, in particolare le più rilevanti di Maurizio Martina e Nicola Zingaretti, esprimessero proposte simili, tutte volte ad aprire a un dialogo con il Movimento Cinque Stelle e soprattutto a rinnegare l'operato dell’ultimo governo di centro-sinistra. Abbiamo quindi sentito la responsabilità di rappresentare coloro che negli anni hanno sostenuto Matteo Renzi e ci stanno scrivendo che senza la nostra candidatura non sarebbero andati a votare o non avrebbero rinnovato la tessera del partito.

Il renzismo quindi non è tutto da buttare?
Io credo che si vinca e si perda insieme invece, mentre la notte delle elezioni europee 2014 e dell'ormai storico 41% erano tutti lì ad esultare, in quelle del referendum del 4 dicembre 2016 e del 17% delle ultime elezioni politiche non c'era nessuno. Sono stati fatti diversi errori ma resto convinta che Renzi abbia il forte merito, poco riconosciuto, di aver dimostrato che un partito di centro sinistra possa arrivare a oltre il 40% dell'elettorato. Non dimentichiamo neppure che circa un anno e mezzo fa il 70% degli elettori del Pd in sede di primarie gli ha rinnovato il consenso e anche per questo ho pensato che archiviare quell’esperienza in fretta e furia senza una proposta da portare al congresso fosse sbagliato.

Ci dica i punti fondamentali del vostro programma?
Prima di parlare di punti è bene rimarcare l'obiettivo primario ovvero riconoscere la situazione di pericolo nella quale versa oggi la nostra democrazia e sottolineare come nessun cedimento in tal senso possa essere tollerabile. Poi naturalmente parliamo di lavoro, diritti civili e sociali, pari opportunità, scuola, università, ricerca, cultura, ambiente e soprattutto di Europa perché mai come in questo momento c’è bisogno di chiarire il ruolo dei Democratici al proprio interno e quello che il nostro Paese dovrebbe svolgere.

La salvaguardia dei diritti delle donne quanto spazio occupa?
Enorme, perché crediamo nelle pari opportunità intese come moltiplicatrici di queste ultime. Spesso si compie l'errore di pensare che promuovere eguali diritti significhi schierarsi automaticamente a favore di una delle due parti, invece incrementando la parità sociale, familiare e salariale si ampliano le opportunità di tutti.

E la lotta alla violenza?
Sarà prioritaria perché l’Italia in tal senso ha fatto passi avanti troppo piccoli. Il numero dei femminicidi è ancora impressionante ma quasi non turba più perché in qualche modo ci si è abituati a sentire storie di donne uccise dall'attuale o ex partner. L'orrore è diventato ordinario ma deve tornare ad essere considerato un'emergenza nazionale perché numeri come quelli attuali non possono più essere tollerati.

Alcune esponenti democratiche hanno dato vita al gruppo TowandaDem per denunciare una sorta di maschilismo tra le fila del partito, cosa ne pensa?
Ho sempre un atteggiamento positivo verso le donne nel Pd, qualunque cosa facciano, ma in questo caso non ho aderito al gruppo e non ne condivido del tutto le motivazioni. L'ultimo loro documento è una forte critica ai vertici ed esprime l’intenzione di non partecipare al Congresso, ma mi auguro che ciò non si concretizzi perché per costruire un futuro possibile devono esserci tutti, soprattutto quelle donne dalla forte spinta progressista che hanno il compito di far valere le proprie convinzioni e chiedere ai candidati in campo di fare altrettanto. Spero quindi cambino idea, anche perché nessuno ha mai detto loro di non candidarsi.

Quindi non esiste un'ostilità femminile in casa Pd?
Se guardiamo a quanto fatto anche nel recente passato credo proprio non si possa dire visto che siamo stati il partito che quando è stato il momento di governare ha nominato il 50% di ministri donne. Oggi vediamo Elisabetta Trenta ministro della Difesa ma non dimentichiamo che siamo stati noi i primi a portare in quel ruolo un volto femminile, Roberta Pinotti. Quelli sono stati anni importanti per le donne e le pari opportunità, non è stato tutto perfetto ma tocca anche a noi farci valere, tirando fuori il coraggio e la passione per misurarci con i temi che amiamo.

Come ha sempre fatto lei.
Esatto, sono stata senza alcun dubbio fortunata visto che posso già dire di avere una carriera relativamente lunga alle spalle ma credo di esserci riuscita anche perché non ho mai chiesto a nessuno di promuovermi in quanto donna, al contrario ho sempre cercato di far valere la mia sensibilità femminile avanzando proposte in un contesto che per un uomo è sicuramente meno complicato, soprattutto perché spesso ha più tempo da dedicare al lavoro.

Un salvagente in tal senso può essere rappresentato dalle quote rosa, ma molte femministe storcono un po' il naso. Le quote servono davvero o creano paradossalmente ulteriore disparità?
Credo che siano state inventate esattamente per questa ragione, combattere la disuguagalianza, ma anche che l'obiettivo debba essere rispettarle fino a quando non ci sarà più bisogno di averle. La strada è ancora lunga, ma sono ottimista.

Che effetto le ha fatto essere inserita da Forbes tra i 30 politici under 30 più influenti?
È stata una sensazione piacevole, ma indubbiamente strana visto che non mi sono mai considerata influente. Il mio viene raccontato come un lavoro importante e credo lo sia, ma non per il blasone bensì perché tocca la vita quotidiana della gente e può davvero cambiarla. Per questo spero che il mio essere "influente" significhi poter migliorare il più possibile l'esistenza di tante persone che in questo momento hanno bisogno di essere ascoltate e aiutate.

Come giudica l'attuale governo, soprattutto in tema di diritti civili?
Negativamente perché attraverso una propaganda serrata sta producendo un ritorno al passato pericolosissimo. In certi ambiti se non si va avanti si torna indietro e mettere in discussione un giorno l'aborto e il giorno dopo il divorzio o le unioni civili non è un buon segnale. Per troppo tempo siamo stati il fanalino di coda in Europa in tema di diritti e oggi che abbiamo recuperato terreno non possiamo assolutamente arretrare anche perché la strada è quella giusta ma è tutt'altro che breve.

Compito del Partito Democratico è fare in modo che non venga sbarrata?
Sì, e sono certa che i nostri competitors alle primarie la pensino allo stesso modo.

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