17 Novembre Nov 2018 1000 17 novembre 2018

Chi era Elisabetta I, la Regina vergine amata dalle femministe

Una donna intelligente e spregiudicata circondata da uomini che non riuscirono mai ad arrestare la sua voglia di governare da sola, contro tutto e tutti.

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17 novembre 1558. Una ragazza è seduta sotto una quercia in un giardino di Londra; riflette, incerta sul suo futuro, senza sapere che proprio quel giorno la sua vita cambierà per sempre e lei diventerà regina. Quella ragazza, di soli 25 anni, è Elisabetta, figlia di Enrico VIII e della sua seconda moglie Anna Bolena, e sale sul trono dopo la morte della sorellastra Maria Tudor. È la descrizione, probabilmente romanzata, del primo giorno da sovrana offerta dai biografi di Elisabetta I, una delle donne più influenti dell’età moderna, passata alla storia come una delle prime esponenti del femminismo. Ma fu davvero così?

UNA ‘DONNA MOLTO STRANA’

Molto sicura di sé, autoritaria, consapevole del suo ruolo. Elisabetta I fu tutto questo, in un periodo dove le donne erano relegate al loro ruolo di mogli e madri e anche quelle cresciute in un ambiente nobile o comunque più ricco dovevano limitarsi ad attività considerate tipicamente femminili, come il ricamo o la musica. Anche la vita della sovrana, come quella delle sue contemporanee, era segnata: in quanto figlia di re, doveva essere una pedina da utilizzare per matrimoni programmati per stringere alleanze e guadagnarsi alleati. Fin da bambina, tuttavia, Elisabetta ricevette un’educazione più adatta a un principe maschio. Affidata all’umanista Roger Asham, imparò a tradurre e a parlare correttamente italiano, latino, greco e francese tanto da non aver più bisogno, una volta sul trono, di avvalersi dei traduttori durante gli incontri con gli ambasciatori di altri Stati. Dimostrò subito un’intelligenza davvero notevole, tanto che il suo insegnante la descrisse così: «La sua mente non ha alcuna debolezza femminile, la sua perseveranza è quella di un uomo». Accanto a queste qualità, la giovane regina mostrò un carattere spesso pungente e ironico e talvolta provocava imbarazzo nei suoi interlocutori, che si aspettavano una donna più timida e sottomessa. Cosa che farà scrivere all’ambasciatore spagnolo Feria: «È una donna molto strana».

Un ritratto di Elisabetta I d'Inghilterra dipinto da Marcus Gheeraerts il Giovane.

LA REGINA VERGINE CIRCONDATA DA UOMINI

Durante uno dei suoi primi discorsi, come raccontano i documenti, la regina si dichiarò completamente pronta a governare con accanto i fidi consiglieri della Corona, molti dei quali erano stati accanto al padre e al fratello. In realtà Elisabetta cercò sempre di emanciparsi da coloro che la circondavano: ogni decisione veniva da lei ponderata e analizzata. E le spettava sempre l’ultima parola. «Fu un’abile manipolatrice degli uomini» ha spiegato Christine Riding , presidente dell'Associazione degli storici dell'arte e direttrice della Queen's House ai Royal Museums di Greenwich, all'omonimo sito. «Potevano tentare di manovrarla, potevano anche provare a deporla, ma al comando c’era lei». Una delle scelte che i suoi consiglieri disapprovarono di più fu quella di non sposarsi, in modo da non dividere il potere con l’eventuale marito. Elisabetta sapeva benissimo che le nozze l’avrebbero estromessa dal potere e preferì restare sola, non negandosi però relazioni con vari amanti. Si guadagnò così l’appellativo di «Regina vergine»: una Madonna laica, pura fisicamente e moralmente, sposata solo con il suo popolo.

UN’ICONA DI SUCCESSO

Capelli rossi riccamente acconciati, sguardo fiero, vestiti pomposi: fu su queste caratteristiche che la regina amò puntare, dando vita a un culto che sarebbe rimasto intatto durante tutto il suo lungo regno. Ma fu anche una maschera dietro la quale la regina – devastata dal vaiolo e terrorizzata dalla vecchiaia – si nascose. La debolezza era bandita, davanti al popolo e alla sua corte la regina doveva sempre apparire impeccabile, forte e senza paura. La malinconia poteva manifestarsi solo nelle sue stanze private, dove Elisabetta scontava in silenzio il suo grande dolore; la solitudine.

UNA DONNA DI POTERE, MA NON UNA FEMMINISTA

Per secoli Elisabetta I è stata considerata una figura femminista, simbolo dell’emancipazione delle donne. In realtà, sebbene la regina abbia dimostrato carattere, il termine femminista non è sicuramente quello adatto. «Elisabetta ha usato ciò che aveva - la sua intelligenza, il suo ingegno, il suo apprendimento - per offrire alle persone, nel complesso, un'idea positiva del potere femminile», ha aggiunto Christine Riding. Fu una donna fuori dal comune e atipica per la sua epoca ma non contribuì a migliorare la condizione delle sue cittadine. Anzi, puntò sempre a essere considerata alla pari di un re, rinnegando in un certo qual modo la sua femminilità. Il merito è quello di essere stata una fonte d’ispirazione per tante donne, in passato come adesso.

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